Noi Mamme

Natalità 2026: il 62% degli italiani rinuncia ad avere figli – non per scelta, ma per difficoltà

Secondo il Dossier Natalità 2026 “Volere o Potere”, presentato dalla Fondazione per la Natalità in collaborazione con Istat e Inps, il desiderio di diventare genitori è ancora forte tra gli italiani, ma troppo spesso si infrange contro ostacoli economici, lavorativi e sociali. Il dato che emerge con più forza è che il 62,2% delle persone tra 18 e 49 anni che non hanno (più) figli dichiara di averci rinunciato proprio a causa delle difficoltà incontrate, mentre solo il 5,5% dice che la genitorialità non fa parte del proprio progetto di vita. Questo ribalta una convinzione diffusa: il problema non è culturale, ma strutturale.

I numeri della denatalità in Italia

Nel 2025 sono nati appena 355 mila bambini, il dato più basso dal secondo dopoguerra. Il tasso di fecondità è sceso a 1,14 figli per donna, tra i più bassi d’Europa. Per mantenere stabile la popolazione servirebbero 2,1 figli per donna, ma il saldo naturale è ormai negativo per quasi 300 mila persone l’anno. In pratica, ogni anno scompare una città delle dimensioni di Catania. Il dossier, disponibile sul sito di Famiglia Cristiana, sottolinea che se le intenzioni delle donne italiane si fossero realizzate, nel 2025 sarebbero nati circa 760 mila bambini, più del doppio di quelli effettivi.

Il desiderio di genitorialità esiste

La fotografia che emerge è chiara: gli italiani vogliono figli, ma non riescono a realizzare questo progetto. Tra chi non ha avuto altri figli, solo un terzo (32%) ha già raggiunto il numero desiderato. Per il resto è una rinuncia forzata. La distanza tra desiderio e realtà è impressionante: il dossier mostra che, se le condizioni fossero diverse, il numero di nascite potrebbe più che raddoppiare.

Perché si rinuncia ai figli? I motivi principali

La paura dell’insicurezza economica è la prima causa. Oltre 2,8 milioni di persone indicano il lavoro e le difficoltà economiche come il principale ostacolo. Più della metà teme che la propria situazione finanziaria peggiorerebbe dopo una nascita. E il timore non è infondato: le famiglie con tre o più figli minori registrano un’incidenza di povertà assoluta del 22,3%, mentre per le famiglie monogenitoriali il rischio sale al 36,3%. Oggi 1,28 milioni di minori vivono già in povertà assoluta.

Le donne pagano il prezzo più alto

Quasi una donna su due (49,9%) teme conseguenze negative sulla propria carriera se diventa madre, contro il 24% degli uomini. E quando mancano servizi e sostegni, sono soprattutto le donne a lasciare il lavoro: oltre tre milioni risultano inattive per motivi familiari, contro 151 mila uomini. Una ricerca ha dimostrato che le mamme al lavoro hanno effetti positivi sui figli, ma il contesto italiano rende ancora molto difficile conciliare maternità e carriera.

Per questo è importante che le famiglie conoscano gli strumenti a disposizione. L’INPS ha lanciato il Portale della Famiglia e della Genitorialità, un punto unico per informarsi su bonus, congedi e agevolazioni. Conoscere i propri diritti può fare la differenza.

Childfree, childless e la pressione sociale

Il dossier invita a non generalizzare. Cresce il numero delle donne childfree, che scelgono consapevolmente di non avere figli, ma aumentano anche le childless, donne che avrebbero voluto un figlio ma non ci sono riuscite. Gli over 50 senza figli sono quasi triplicati in vent’anni, passando da 2,8 milioni nel 2003 a 6,4 milioni nel 2024. L’età media della maternità è salita a 32,7 anni, e a diminuire è anche il numero dei potenziali genitori, perché le generazioni nate negli anni del calo demografico sono sempre meno numerose.

Cosa significa tutto questo per il futuro

Se il tasso di fecondità restasse fermo a 1,14, gli effetti si farebbero sentire su tutti i fronti: meno lavoratori a sostenere il sistema pensionistico, scuole che si svuotano, sanità sempre più sotto pressione, economia in sofferenza. La natalità, insomma, non riguarda solo le scelte delle singole famiglie, ma la capacità del Paese di creare condizioni di lavoro, reddito e servizi adeguati. Oggi il problema non è il desiderio di avere figli, ma la possibilità concreta di poterli crescere.

Per chi sta già vivendo la sfida della genitorialità o la sta programmando, ricordiamo che esistono risorse e percorsi per affrontare il percorso con meno stress. Anche conciliare studio e figli è possibile, come dimostrano i consigli per laurearsi senza stress. L’importante è non sentirsi soli: la comunità delle mamme e dei papà è più unita che mai nel chiedere un cambiamento.

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