Il 2 ottobre è la Festa dei nonni. Una ricorrenza che in Italia non è soltanto una questione di affetti: i nonni sono una presenza concreta nella vita quotidiana delle famiglie. Accompagnano i nipoti a scuola, li accudiscono quando i genitori lavorano, coprono gli imprevisti che fanno saltare l’organizzazione di casa e, in molti casi, danno una mano economica a figli ormai adulti. Eppure, mentre il Paese invecchia, cambia anche il loro ruolo. È il tema dell’approfondimento firmato da Giorgia Ventura, Responsabile Business Development di International Care Company, dal titolo «Chi si prenderà cura di chi? Il paradosso della longevità italiana», pubblicato su tellerspr.com.
I nonni, una risorsa concreta (non solo affettiva)
Dietro l’immagine del pranzo della domenica esiste un patrimonio di tempo, relazioni e supporto difficile da quantificare, ma profondamente radicato nel modello familiare italiano. In Italia la famiglia continua a essere uno dei luoghi principali in cui l’assistenza viene organizzata e scambiata.
Secondo il Rapporto annuale Istat 2026, nel 2024 oltre 17 milioni di adulti hanno prestato aiuto a persone non conviventi, contro circa 12,5 milioni nel 2003. Il tempo complessivamente dedicato è stato stimato in 3,2 miliardi di ore nell’arco dell’anno. Guardando alla distribuzione delle ore rilevate nelle quattro settimane precedenti l’intervista, il 34,5% è stato destinato all’accudimento dei bambini e il 19,3% all’assistenza degli adulti.
Sono numeri che raccontano una cura poco ordinata e molto fluida: i genitori aiutano i figli, i nonni sostengono i nipoti, e i figli adulti tornano progressivamente a occuparsi dei genitori che invecchiano. Più che una successione rigida di ruoli, è un continuo passaggio di consegne.
L’Italia è il Paese più anziano dell’Unione europea
Al 1° gennaio 2026 le persone con almeno 65 anni sono 14,8 milioni, pari al 25,1% della popolazione. Gli ultraottantacinquenni hanno raggiunto i 2,5 milioni e l’età media dei residenti è salita a 47,1 anni.
Attenzione, però: essere anziani non significa automaticamente essere fragili. Uno degli effetti della maggiore longevità è proprio l’allargarsi delle esperienze nella seconda parte della vita. Si continua a lavorare più a lungo, si viaggia, si sostengono figli e nipoti, si mantiene spesso un buon livello di autonomia. È lo scenario in cui si sviluppa la cosiddetta Silver Economy, fatta di servizi, tecnologie e modelli nuovi pensati per accompagnare una vita più lunga e attiva. L’Osservatorio Longevity & Silver Economy del Politecnico di Milano, nella ricerca 2025 presentata a marzo 2026, sottolinea come i bisogni degli over 55 attraversino ambiti molto diversi: salute e benessere, autonomia, sicurezza, gestione delle risorse economiche, relazioni sociali e partecipazione.
Il paradosso: chi aiuta oggi, domani potrebbe aver bisogno di aiuto
Secondo il Censis, nel 2026 il 36,6% degli over 65 dichiara di avere bisogno di qualche forma di aiuto nella quotidianità, pur mantenendo una condizione di autosufficienza. Vent’anni prima era il 18,3%. E quando quel bisogno emerge, la risposta arriva ancora soprattutto dalla famiglia: il 52,7% conta sui figli, il 49,6% sul partner e il 16% su altri parenti. Solo l’1,9% indica infermieri o assistenti domiciliari delle strutture pubbliche.
È qui che prende forma il paradosso della longevità italiana: la stessa famiglia che oggi si appoggia ai nonni per sostenere la crescita dei bambini può diventare, con il passare degli anni, la rete chiamata a sostenere quegli stessi nonni. Non è una contraddizione, ma il risultato di una società in cui l’assistenza resta fortemente intergenerazionale e in cui, vivendo più a lungo, si moltiplicano i ruoli che una persona attraversa nel corso della vita.
Un nonno può avere sessant’anni, lavorare ancora e occuparsi regolarmente dei nipoti. Può averne settantacinque, essere autonomo e rappresentare un sostegno per la famiglia. Oppure può essere entrato in una fase in cui è lui ad aver bisogno di accompagnamento e supporto.