:bacio:Lupina wrote:Ci sono poi magari anche donne che provano soddisfazione a lavorare, alle quali piace quello che fanno, e che sono delle ottime professioniste del loro mestiere. Donne che occupano posizioni di rilievo all'interno delle aziende, che hanno poteri decisionali, che ricoprono ruoli di prestigio.
Ma anche donne che con il loro lavoro, anche se umile, contribuiscono al benessere e alla società.
Se per fare i figli tutte queste donne dovessero rimanere a casa, il mondo sarebbe costituito da uomini che hanno un reddito e donne che non ce l'hanno.
Proviamo ad immaginare quanto regredirebbe il mondo.
Ci toglierebbero pure il diritto di voto.
E menomale che esistono luoghi sicuri dove lasciare i nostri figli per qualche ora al giorno, luoghi in cui possono vedere altre persone diverse da noi, in mezzo ad altri bambini.
Dico grazie alle maestre dei nidi, che hanno accolto tanti bambini amandoli come se fossero i loro, permettendo loro di fare esperienze importanti per crescere.
Proviamo a considerare anche questo punto di vista, per favore.
e aggiungo: basta pensare alla mamma che lavora come a una donna "in carriera" (citaando erikaegaia). C'è chi lavora per necessità economica e chi per passione, in condizioni contrattuali penose, ma si sente privilegiata per il lavoro che fa. Io appartengo a entrambe le categorie e quando sento parlare di "carriera" mi prudono le mani.
Riguardo al nido, io ho avuto la fortuna di poter mettere in atto quello che volevamo: fino a 1 anno, bimbi con la mamma o papà, e con i nonni in assenza dei genitori; a 1 anno, bimbi accuditi dai nonni e mandati al "tempo famiglia", 6 ore settimanali di attività, gioco, socializzazione custoditi da educatrtici competenti e affettuose; a 2 anni al nido e a 3 alla materna. La bimba è andata al nido solo la mattina e a detta delle educatrici era la cosa migliore. Il piccolino fino alle 16.
