Io ho passato tutta la vita a chiedermi se mia madre mi amasse veramente. Ancora oggi parliamo poco, ci sentiamo giusto per gli auguri di compleanno, di Natale e Pasqua.
Una volta diventata madre, ho cominciato a pensare che forse, a modo suo, mi voleva bene, ma non sapeva come esprimerlo. Da lei non ho ricevuto un gesto d'affetto che io possa ricordare, o una frase che mi sollevasse.
Voglio credere che questa sua incapacità di accettarmi e di dimostrarmi la sua affezione sia dovuta a fattori esterni, e non alla nostra diversità di carattere.
A scanso di equivoci, io continuo a ripetere ai miei figli quanto bene voglio loro; anche se non sempre rispondono, perché magari hanno per la testa altri pensieri o sono impegnati in qualche attività, io lo ribadisco comunque, perché da grandi non si facciano le stesse domande che mi sono posta io fin dalla prima adolescenza.
Mia madre si occupava pochissimo di me, delegando le cure ad una tata, e forse è questo che ha creato un vuoto nel nostro rapporto.
Per rispondere alla tua domanda, forse è proprio l'insieme delle nostre azioni e dei nostri atteggiamenti che li fa sentire amati. Credo che sapere che la mamma sia lì apposta per loro, che ci sia sempre, nel momento del bisogno, o per festeggiare un loro traguardo, o anche solo per ascoltarli e giocare con loro, dia al bambino una specie di "consapevolezza inconscia" (non trovo termine più appropriato e questo non mi soddisfa, ma lo uso comunque) che sia amato. Preferisco pensare che i miei figli diano per scontato il fatto che io li ami e li adori, piuttosto che porgli la domanda: "Vuoi bene alla tua mamma?". So che difficilmente riceverei un "no" come risposta, ma questa possibilità mi atterrisce.
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