Ciao Lenina, è lungo il mio. E' tanto che volevo scriverlo e trovo solo ora il tempo. Sono contenta che hai messo un post nuovo in piazzetta altrimenti non l'avrei scritto (!).
Il mio allattamento è partito con tutte le premesse sbagliate.
Avevo letto ZERO sull'allattamento al seno. Avendo visto mia madre e mia zia allattare ero convinta che il mio seno, se non altro per i geni trasmessi dal parentato diretto, sarebbe stato in grado di produrre latte. Ma non avevo fatto i conti con il baby blues e con la stanchezza disumana con cui sarei arrivata a partorire, reduce da una bronchite.
Aurora è nata di pomeriggio e me l'hanno fatta attaccare il mattino seguente. Non avendo letto niente ovviamente neanche mi passava per l'anticamera del cervello di chiedere "come mai non mi portate la bimba?". Mamma scema, pensavo che stesse bene al nido.
Come allattare. Avendolo visto fare con mia sorella e una schiera nutrita di cugini mi è venuto naturale e istintivo. Ma solo adesso che sto leggendo Gonzales capisco che il merito è stato tutto dell'attacco da manuale di Aurora, di certo non la mia tecnica inesistente.
Ho passato una settimana all'ospedale e lì tanti problemi non me li facevo. Orari, non esistevano.Il rooming in era solo di giorno parziale. I pediatri mi rassicuravano che la bimba, pur avendo avuto un bel calo di peso, stava già recuperando. E non essendoci il rooming-in avevo pure avuto una bella "calata" di latte, le tette mi erano letteralmente scoppiate.
Ma non avevo fatto i conti con le puericultrici ignoranti. Due che mi avevano suggerito di far bere acqua alla bimba perchè con l'ittero serviva bere, ma a me faceva troppo schifo il bibo dell'ospedale e mi sono sempre rifiutata. Le stesse due che mi hanno detto una volta a casa di far passare almeno 2 ore tra una poppata e l'altra altrimenti mi stancavo troppo e le tette non si sarebbero "ricaricate". Le espertone suggerivano di dare camomilla o tisana al finocchio nel frattempo così la bimba non si sarebbe intasata col latte artificiale compromettendo la mia produzione.
Alla faccia dell'allattamento a richiesta. Che cretine. E che cretina io a dare loro retta.
Arrivo a casa distrutta, più che dalla condizione di neomamma, da una settimana insonne per vicine di letto russanti. Ero in dimissione protetta, la mattina col freddo gelido di Gennaio e con la notte passata in bianco la sveglia suonava immancabilmente alle 6:30 e portavo Aurora a fare il prelievo di sangue per controllare l'ittero, che ancora non si era stabilizzato. Poi a casa da sola senza mio marito, che aveva già ripreso a lavorare e quando non lavorava aveva sempre qualche casino da sbrigare. Il frigo perennemente vuoto. Mai tempo per farmi una doccia, Aurora sempre attaccata, tranne che nelle prime ore della mattina quando dormiva un pò di più. Il centinaio di punti che mi danno un tormento di prurito. Le do l'aggiunta, anzi no: un bibo pieno di artificiale. Lei si spara 4 ore filate e io pure. Appena mi sveglio chiamo mia madre al telefono piangendo: mamma corri.
Si è fatta 150km in un battibaleno. E' arrivata che stavo di nuovo col bibo in mano convinta di non avere latte perchè le tette non si ricaricavano. Mi chiede: "che fai? attacca la bimba al seno!". Le racconto delle 2 ore che non erano ancora passate e del seno ancora floscio. Mi guarda come se fossi un'aliena e mi dice: "col seno SCORDATI l'orologio".
Mi ha salvato l'allattamento, corretto la posizione rendendola praticamente perfetta (i primi giorni avevo avuto qualche sanguinamento per via di alcune bollicine che si erano formate in gravidanza e che si erano "rotte" appena attaccata Auri, pensavo stessero migliorando per l'applicazione della Purelan invece era sempre merito dell'attacco via via migliore).
Una liberazione, ancora più grande aver potuto mandare a quel paese la suocera rompiscatole che si spacciava per esperta dell'allattamento non avendolo mai fatto bene.
Da lì tutto in discesa. Anche se a volte mi pesava dovermi portare ovunque Aurora.
Ricordo solo due periodi veramente brutti, ancora oggi mi chiedo come ho fatto a non cedere.
Il primo quando tutti davano la colpa al mio latte per la dermatite di Aurora. Quindi diciamo dai 2 ai 6 mesi, poi mi sono messa un pò di più a studiare la dermatite e mi sono risollevata da sola.
Il secondo è cominciato quando Aurora aveva poco più di due mesi. Avevo un dolore fortissimo al seno sinistro, dopo qualche gg mi si arrossa la pelle. Tutti a diagnosticare una mastite che in realtà non c'era, tutti tranne la mia ginecologa che però mi ha visitato troppo tardi quando ormai mi avevano bombardato di antibiotici inutili.
Dal seno l'infezione mi passa ai linfonodi del cavo ascellare, mi fanno un'incisione di 1cm per far fuoriuscire il pus, senza anestesia.
E io continuavo ad allattare. Con dei dolori che mi facevano battere i piedi per terra. Ma ci tenevo troppo a continuare.
Dopo l'incisione la situazione sembrava migliorata, finchè non sono comparsi altri ascessi sul torace e lì era fin troppo evidente che l'infezione cutanea non era stata superata ma era ormai diventata un problema generale.
La dermatologa con un pò + di senno di tutti i medici consultati mi dice di fare un tampone cutaneo per potermi somministrare l'antibiotico mirato e non uno a largo spettro. Aurora aveva ormai 10 mesi ed erano ormai 8 mesi che usavamo tutti gli antibiotici compatibili con l'allattamento, stavolta sarebbe stato uno non compatibile.
Mi raccomanda di smettere di allattare nel giro di una settimana, tempo di avere il risultato dell'antibiogramma.
Smetto, con grande dispiacere, anche se Auri tutto sommato la prende bene.
Risultato dell'antibiogramma: nessun antibiotico adatto, batterio praticamente incurabile con antibiotici.
Doppio dispiacere. Per l'allattamento e il mio sistema immunitario distrutto.
Così mi sono data all'omeopatia: dovessi mai allattare di nuovo, non sarò almeno costretta a smettere per un antibiotico.
La cosa che ancora mi fa incazzare è quando qualcuna mi dice: hai allattato 10 mesi? beata te, sei stata fortunata.
Io ho un concetto ben diverso di "fortuna".
Mi raccontate i vostri allattamenti?
-
Dilly
- Ambasciatore

- Posts: 6079
- Joined: Sat Feb 21, 2009 4:21 pm
Tutto ha avuto inizio il 19 marzo alle ore 9.30 del mattino, quando dopo una notte tremenda e un cesareo in anestesia generale mi son ritrovata finalmente nella mia stanza d'ospedale con un esserini di 3,620 kg sulla pancia.
L'attacco subito al seno e lei ciuccia avidamente.
La montata arriva la sera del 21; alle 20 inizio a sentirmi poco bene, come se stesse per salirmi la febbre, ho vampate di calore seguite da ondate di brividi, ma ho paura a chiedere perchè tempo che sia una conseguenza del cesareo, e siccome prevedevano di dimettermi la mattina dopo temo che posticipino.
Passo due ore a fingere di star bene, con Marta che alle 21.30 si fa una ciuciatona da entrambi i seni e poi crolla addormentata e io mi appisolo. Alle 22 mi sveglio con una sensazione strana, mi metto seduta e inizio a grondare latte! Guardo nella camicia e...SANTO CIELO! Cosa seono queste due cose enormi??? In due ore son passata da una 5°scarsa ad un'8°dura come il marmo!
La mattina dopo mi dimettono. Allatto Marta prima di partire dall'ospedale e poi lei per 4 ore non si attacca più e io mi ingorgo completamente.
Faccio impacchi, spremo (come più o meno riesco), ma nulla. Marta non riesce a poppare con i seni così duri e da domenica a martedì perde quasi 300g. Ha sempre freddo povera piccola ed è tutta gialla e letargica. Al controllo mi dicono che se non riesco a sbloccare il seno dovrò dare LA.
Mi prescrivono un antinfiammatorio e un santissimo pediatra (perchè dove ho partorito io c'è un pediatra che è DAVVERO esperto di allattamento al seno) mi insegna la posizione a palla da rugby e in due ore l'ingorgo si scioglie, il latte inizia a grondare e Marta a ciucciare ogni due ore!
In due giorni recupera il calo e partre il nostro allattamento.
Da subito lei si regola con orari piuttosto precisi, poppa ogni 4 ore la notte (fino alle 11 del mattino) e ogni due ore dalle 11 alle 22.
Ma dopo 10 goirni un'altro ostacolo. Marta ha il labbrino inferiore un po' in dentro (perchè in pancia se lo succhiava) e si attacca non perfettamente, e mi provoca una dolorosissima irritazione con gonfiore sul capezzolo destro. Con 4 giorni di paracapezzoli si risolve tutto.
Finalmente, senza più problemi tecnici, posso concentrarmi sulle emozioni della'allattamento, sulla sua espressione beata quando si attacca, sull'intensità del pensiero "sto nutrendo un essere vivente", e anche sulla sensazione fisica, che è un piacere del tutto nuovo; il sentirsi il seno così gonfio e dolente che finalmente si svuota e detensiona un po' è rilassante.
Ho allattato esclusivamente al seno Marta per 5 mesi, poi lei era curiosa, così ho provato con la frutta e a 5 mesi e mezzo, vedendo che era pronta, il pediatra mi ha consigliato di provare con la pappa; io ho provato con la consapevolezza che se avesse sputato anche un solo cucchiaio, avrei posticipato. Ma lei ha gradito da subito, e abbiamo iniziato ad assaggiare nuove pappe, mantenendo però sempre il latte come alimento principale fino a 7 mesi. Poi lei da sola ha iniziato a non poppare più dopo pranzo.
A 9 mesi ha iniziato a preferire pane o focaccia alla poppata di metà mattina.
Poi pian piano ha rimpiazzato con la frutta anche la poppata di metà pomeriggio ed è arrivata 10 mesi con solo due poppate al giorno.
A circa 10 mesi e mezzo ha deciso di sua spontanea volontà che il latte a colazione non era così buono e ha tolto la poppata al mattino. (ora fa colazione con tè verde e biscotti).
Da 5 giorni ormai non poppa più nemmeno prima di andare a nanna la sera, e io ancora non so come mi sento. Un po' ero stanca fisicamente, e forse da questo punto di vista mi sento sollevata, ma a livello emotivo mi fa strano metterla a letto senza averle dato qualcosa di buono e caldo da bere. Senza il nostro rituale della nanna.
Questa stranezza la vivo solo io, perchè lei si addormenta benissimo anche senza!
Diciamo che devo ancora abituarmi all'idea, anche se son tranquilla perchè è stata una sua decisione e la vedo molto serena.
L'attacco subito al seno e lei ciuccia avidamente.
La montata arriva la sera del 21; alle 20 inizio a sentirmi poco bene, come se stesse per salirmi la febbre, ho vampate di calore seguite da ondate di brividi, ma ho paura a chiedere perchè tempo che sia una conseguenza del cesareo, e siccome prevedevano di dimettermi la mattina dopo temo che posticipino.
Passo due ore a fingere di star bene, con Marta che alle 21.30 si fa una ciuciatona da entrambi i seni e poi crolla addormentata e io mi appisolo. Alle 22 mi sveglio con una sensazione strana, mi metto seduta e inizio a grondare latte! Guardo nella camicia e...SANTO CIELO! Cosa seono queste due cose enormi??? In due ore son passata da una 5°scarsa ad un'8°dura come il marmo!
La mattina dopo mi dimettono. Allatto Marta prima di partire dall'ospedale e poi lei per 4 ore non si attacca più e io mi ingorgo completamente.
Faccio impacchi, spremo (come più o meno riesco), ma nulla. Marta non riesce a poppare con i seni così duri e da domenica a martedì perde quasi 300g. Ha sempre freddo povera piccola ed è tutta gialla e letargica. Al controllo mi dicono che se non riesco a sbloccare il seno dovrò dare LA.
Mi prescrivono un antinfiammatorio e un santissimo pediatra (perchè dove ho partorito io c'è un pediatra che è DAVVERO esperto di allattamento al seno) mi insegna la posizione a palla da rugby e in due ore l'ingorgo si scioglie, il latte inizia a grondare e Marta a ciucciare ogni due ore!
In due giorni recupera il calo e partre il nostro allattamento.
Da subito lei si regola con orari piuttosto precisi, poppa ogni 4 ore la notte (fino alle 11 del mattino) e ogni due ore dalle 11 alle 22.
Ma dopo 10 goirni un'altro ostacolo. Marta ha il labbrino inferiore un po' in dentro (perchè in pancia se lo succhiava) e si attacca non perfettamente, e mi provoca una dolorosissima irritazione con gonfiore sul capezzolo destro. Con 4 giorni di paracapezzoli si risolve tutto.
Finalmente, senza più problemi tecnici, posso concentrarmi sulle emozioni della'allattamento, sulla sua espressione beata quando si attacca, sull'intensità del pensiero "sto nutrendo un essere vivente", e anche sulla sensazione fisica, che è un piacere del tutto nuovo; il sentirsi il seno così gonfio e dolente che finalmente si svuota e detensiona un po' è rilassante.
Ho allattato esclusivamente al seno Marta per 5 mesi, poi lei era curiosa, così ho provato con la frutta e a 5 mesi e mezzo, vedendo che era pronta, il pediatra mi ha consigliato di provare con la pappa; io ho provato con la consapevolezza che se avesse sputato anche un solo cucchiaio, avrei posticipato. Ma lei ha gradito da subito, e abbiamo iniziato ad assaggiare nuove pappe, mantenendo però sempre il latte come alimento principale fino a 7 mesi. Poi lei da sola ha iniziato a non poppare più dopo pranzo.
A 9 mesi ha iniziato a preferire pane o focaccia alla poppata di metà mattina.
Poi pian piano ha rimpiazzato con la frutta anche la poppata di metà pomeriggio ed è arrivata 10 mesi con solo due poppate al giorno.
A circa 10 mesi e mezzo ha deciso di sua spontanea volontà che il latte a colazione non era così buono e ha tolto la poppata al mattino. (ora fa colazione con tè verde e biscotti).
Da 5 giorni ormai non poppa più nemmeno prima di andare a nanna la sera, e io ancora non so come mi sento. Un po' ero stanca fisicamente, e forse da questo punto di vista mi sento sollevata, ma a livello emotivo mi fa strano metterla a letto senza averle dato qualcosa di buono e caldo da bere. Senza il nostro rituale della nanna.
Questa stranezza la vivo solo io, perchè lei si addormenta benissimo anche senza!
Diciamo che devo ancora abituarmi all'idea, anche se son tranquilla perchè è stata una sua decisione e la vedo molto serena.
- kri
- Ambasciatore

- Posts: 1274
- Joined: Fri Jan 01, 2010 1:00 am
Racconto molto volentieri la mia breve, per ora, esperienza.
La mia storia credo che sia comune a molte mamme: bambino che inizialmente si attacca un po’ sì un po’ no, dimissioni dall’ospedale con prescrizione di aggiunta di latte artificiale, lotta per cercare di allattare esclusivamente al seno. Io e Isotta ce l’abbiamo fatta.
Ecco i dettagli nel mio prolisso racconto.
Mia figlia è nata a termine ed in ottima salute. Subito dopo il parto ho la foto di lei attaccata al mio seno, come da manuale.
In ospedale ogni mattina passava un’ostetrica chiedendo se avevo bisogno di aiuto per allattare: grazie a lei Isotta si è attaccata per tre mattine, ciucciando ogni volta per quindici-venti minuti prima di riaddormentarsi. Però da sola non ci riuscivo. Sono andata più volte al nido per farmi aiutare: ogni volta una persona diversa, un approccio diverso (glucosato, paracapezzoli,…), ogni volta la puericultrice di turno che non riusciva a farla attaccare. Ma se la mattina l’ostetrica ci riusciva sempre??? E nessuna che mi controllasse l’attacco, la posizione, …
Alla dimissioni Isotta era oltre il calo fisiologico e ci è stata prescritta l’aggiunta di latte artificiale. Il primo pomeriggio a casa l’ho passato “lottando” con mia figlia, lei si dimenava, piangeva come una disperata e rifiutava il seno. Alla sera sono stata costretta a darle il LA, non un’aggiunta ma ben di più, perché Isotta non mangiava ed era evidentemente affamata.
La notte, mentre Isotta dormiva, l’ho passata a cercare di tirarmi il latte con un tiralatte manuale. Qualcosa usciva, ma poco. La mattina mi sono ritrovata con un seno enorme, marmoreo e dolente. E mia figlia ancora rifiutava il seno.
Nel frattempo ero riuscita ad avere un appuntamento all’ambulatorio di allattamento dell’ospedale dove avevo fatto il corso preparto (e non partorito), ci sono andata e ho trovato un’ostetrica (e persona) eccezionale che mi ha tenuto lì più di un’ora e mezza: mi ha guardato tentare di allattare, ha corretto gli errori, mi ha fatto provare diverse posizioni … insomma mi ha insegnato! E mi ha insegnato pure ad usare bene il tiralatte e a massaggiarmi il seno (e mi ha detto di prendere il brufen), perché il mio seno era ormai tutto un ingorgo.
Sono seguiti dieci giorni durissimi: attaccavo al seno Isotta (all’inizio pochi minuti, poi per tempi più lunghi), le preparavo e davo l’aggiunta (LA oppure il mio latte quando ne avevo abbastanza) col biberon (ignara di altre modalità) e poi mi tiravo il latte (sessioni inizialmente lunghissime). Quando finivo, via a cullare Isotta fino al prossimo turno, ogni due-tre ore, di giorno e di notte. Per fortuna mia madre mi ha aiutato, cucinando per me, io badavo solo a mia figlia. Mio marito mi ha sostenuto e insieme abbiamo cercato di prendere le decisioni migliori (quanta aggiunta dare giorno per giorno in base a quanto Isotta sembrava mangiare dal seno).
Una sera, infine, Isotta si è attaccata al mio seno e ha ciucciato per due ore (proprio due), con calma, ma regolarmente, senza interruzioni … dopo sembrava pesare il doppio! Da quel giorno niente più LA, è bastato il mio, e dopo qualche altro giorno solo e unicamente seno.
Sono stata tenace, ho cercato, anzi preteso l’aiuto di persone esperte e della mia famiglia e sono stata fortunata.
Ora, incredibilmente, sono passati cinque mesi, l’allattamento è ancora esclusivo e nelle mie intenzioni sarà così ancora per un po’.
La mia storia credo che sia comune a molte mamme: bambino che inizialmente si attacca un po’ sì un po’ no, dimissioni dall’ospedale con prescrizione di aggiunta di latte artificiale, lotta per cercare di allattare esclusivamente al seno. Io e Isotta ce l’abbiamo fatta.
Ecco i dettagli nel mio prolisso racconto.
Mia figlia è nata a termine ed in ottima salute. Subito dopo il parto ho la foto di lei attaccata al mio seno, come da manuale.
In ospedale ogni mattina passava un’ostetrica chiedendo se avevo bisogno di aiuto per allattare: grazie a lei Isotta si è attaccata per tre mattine, ciucciando ogni volta per quindici-venti minuti prima di riaddormentarsi. Però da sola non ci riuscivo. Sono andata più volte al nido per farmi aiutare: ogni volta una persona diversa, un approccio diverso (glucosato, paracapezzoli,…), ogni volta la puericultrice di turno che non riusciva a farla attaccare. Ma se la mattina l’ostetrica ci riusciva sempre??? E nessuna che mi controllasse l’attacco, la posizione, …
Alla dimissioni Isotta era oltre il calo fisiologico e ci è stata prescritta l’aggiunta di latte artificiale. Il primo pomeriggio a casa l’ho passato “lottando” con mia figlia, lei si dimenava, piangeva come una disperata e rifiutava il seno. Alla sera sono stata costretta a darle il LA, non un’aggiunta ma ben di più, perché Isotta non mangiava ed era evidentemente affamata.
La notte, mentre Isotta dormiva, l’ho passata a cercare di tirarmi il latte con un tiralatte manuale. Qualcosa usciva, ma poco. La mattina mi sono ritrovata con un seno enorme, marmoreo e dolente. E mia figlia ancora rifiutava il seno.
Nel frattempo ero riuscita ad avere un appuntamento all’ambulatorio di allattamento dell’ospedale dove avevo fatto il corso preparto (e non partorito), ci sono andata e ho trovato un’ostetrica (e persona) eccezionale che mi ha tenuto lì più di un’ora e mezza: mi ha guardato tentare di allattare, ha corretto gli errori, mi ha fatto provare diverse posizioni … insomma mi ha insegnato! E mi ha insegnato pure ad usare bene il tiralatte e a massaggiarmi il seno (e mi ha detto di prendere il brufen), perché il mio seno era ormai tutto un ingorgo.
Sono seguiti dieci giorni durissimi: attaccavo al seno Isotta (all’inizio pochi minuti, poi per tempi più lunghi), le preparavo e davo l’aggiunta (LA oppure il mio latte quando ne avevo abbastanza) col biberon (ignara di altre modalità) e poi mi tiravo il latte (sessioni inizialmente lunghissime). Quando finivo, via a cullare Isotta fino al prossimo turno, ogni due-tre ore, di giorno e di notte. Per fortuna mia madre mi ha aiutato, cucinando per me, io badavo solo a mia figlia. Mio marito mi ha sostenuto e insieme abbiamo cercato di prendere le decisioni migliori (quanta aggiunta dare giorno per giorno in base a quanto Isotta sembrava mangiare dal seno).
Una sera, infine, Isotta si è attaccata al mio seno e ha ciucciato per due ore (proprio due), con calma, ma regolarmente, senza interruzioni … dopo sembrava pesare il doppio! Da quel giorno niente più LA, è bastato il mio, e dopo qualche altro giorno solo e unicamente seno.
Sono stata tenace, ho cercato, anzi preteso l’aiuto di persone esperte e della mia famiglia e sono stata fortunata.
Ora, incredibilmente, sono passati cinque mesi, l’allattamento è ancora esclusivo e nelle mie intenzioni sarà così ancora per un po’.