Premetto che ancora stamani al momento del distacco brontolava e strepitava. Però, niente lacrime, solo strilli, e questo è molto indicativo, ben diverso il brontolare dall'essere disperati.
Ciò detto, dopo una settimana (i primi tre giorni a un'ora al giorno non li contiamo) di scuola materna, mi vedo il mio piccolo cresciuto di tre mesi.
Soprattutto con suo fratello: mentre prima ci interagiva, sì, ma trattandolo alla stregua quasi di un cucciolo di cane ("no Dado. Stai fermo Dado. Resta lì Dado.") ieri sera ha avuto il seguente DIALOGO.
(Gabriel ha in mano una palla. La mostra al fratellino, poi la lancia sotto al tavolo.)
G: "Oh (mimica di stupore)! Dado! Dov'è palla?"
D: "paaaaaalllaaaaa!!"
G: (prende la palla da sotto al tavolo) "Ecco palla! Tieni Dado! Non ci posso credere, hai visto?"
E poi ridono come due vecchi commilitoni, si inseguono, giocano INSIEME, non più per caso allo stesso gioco, ma consapevolmente insieme.
Si coccolano. Si baciano.
Con noi, parla parla parla e poi ancora parla, non tace un attimo, e se anche capiamo un decimo di quello che dice, comunque è un bel po' di roba.
Dorme nel suo lettino. Si addormenta da solo dopo un quarto d'ora di coccole. Quando esco dalla stanza mi chiama, certo, ma non scende e non viene in sala con noi.
Già due volte nel suo lettino si è addormentato, e lì si è svegliato la mattina successiva.
Sono estasiata, sono stupefatta, e anche un po' disorientata: sta crescendo a vista d'occhio, ed ogni giorno sono sempre più fiera di lui, germoglio carico di promesse del meraviglioso uomo che sarà.
Una settimana di materna: BILANCIO
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Teresa
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