Riflessioni sul dolore dell'attesa disattesa

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Moderator: Paola

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ginger
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Post by ginger »

micmar wrote: domani mio figlio compirà cinque anni ma la sensazione di avere rubato qualcosa che non era destinato a me è rimasta.

le domande sul perchè noi no, non le ho mai vissute come una mancanza di rispetto, credo che la gente lo faccia con leggerezza senza rendersi conto di quanto dolore può provocare. di solito rispondevo con sincerità e raramente mi veniva chiesto una seconda volta.
adesso le persone mi chiedono come mai tommaso è figlio unico, anche in questo caso una risposta sincera pone fine a tutte le discussioni.
La frase in grassetto mi ha colpito molto.

La seconda parte non mi trova completamente d'accordo. Ci sono persone che sanno benissimo la nostra situazione e nonostante tutto riescono lo stesso a fare uscite peggio che infelici.

E ci sono situazioni che non sono facili da gestire.
Tempo fa una collega con cui non ho tantissima confidenza mi chiede "e voi figli?"
Io sono stata in parte evasiva (non ho confidenza con lei e non voglio che i superiori sappiano che cerchiamo un figlio).
Ho detto che adesso non era il momento perché ci sono dei problemi di salute da risolvere prima.
Ho improvvisato lì per lì e pensavo bastasse chiudere il discorso.
Mi sono sentita rispondere "eh, ma non aspettate troppo che poi vi succede come a mia cugina che poi non è riuscita ad averli".

Che tristezza. Intanto perché non ho detto che aspettavamo per andare a fare le vacanze o lo shopping.
E poi mi immagino che un giorno potrei essere io la cugina che si porta ad esempio come triste monito al carpe diem e mi sento morire.

Credo che certa gente te lo voglia dire a prescindere che devi fare un figlio, che avere un figlio è la cosa più bella del mondo e che in tutte le famiglie c'è un cugino disgraziato.
[CENTER]Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Ivano Fossati[/CENTER]
pinnagialla
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Post by pinnagialla »

gingerale wrote: Si può uscire da tutto questo?
Si può viverlo solo come una bella avventura verso ciò che di più bello si possa desiderare?
Ci si può calmare senza ricorrere per forza al lexotan?
Se anche si può uscire dall'ansia dell'inappagata attesa o se si può viverla come l'avventura di un viaggio, cercando di non pensare alla meta, io non ne ho scoperto il modo.
Per me è stato dolore. Dolore allo stato puro. Un investimento emotivo totale: non ero in grado di vedere Eleonora allo specchio se questa Eleonora non poteva essere madre.
Ho vissuto qualcosa di simile in passato, quando uno specchio fatto di vetro invece che di anima mi restituiva un'immagine fisica che troppo si discostava dall'immagine mentale che avevo di me, e mi faceva sentire insieme un involucro vuoto e una mente senza una forma per raccontarla.
E' stato in parte così anche il mio modo di vivere l'infertilità: Eleonora mi aspettava dall'altra parte della strada e io non ero in grado di raggiungerla, e non vivevo né di qua né di là. Un tempo vuoto e fermo, in cui giovedì 10 ottobre non era giovedì dieci ottobre, ma il secondo giorno post ovulazione, era fatto così il mio calendario: un ciclo ininterrotto di giorni uguali scanditi dai livelli di estradiolo e di progesterone e dal sesso stanco, irrequieto, impaurito dei giorni giusti, o anche delle ore giuste.
Non mi pare giusto, qui, parlare di adozione, che pure ho scelto e che mi salvò dal baratro, prima che arrivasse Teresa, perché se è della difficoltà dell'attesa che parliamo, non è pensando alla fine di quest'attesa, che sia con l'adozione o con la PMA poco importa, che la si può capire meglio.
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ginger
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Post by ginger »

Elisa, grazie.

Io sono in una fase in cui provo molta invidia per le pance, ma un grande attaccamento ai bambini di amici con cui ho rapporti più stretti.
Quando ricevo notizie di nuove gravidanze è una sofferenza, ma per il fatto di vedere passare tanti treni ed essere sempre ferma alla stazione. E io vorrei che potessimo salire tutti sopra il treno.



Scusate se non sempre seguirò questa discussione con regolarità, ma per me è molto pesante e devo essere presa bene per venire qui a leggere. Vado a momenti.
[CENTER]Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Ivano Fossati[/CENTER]
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