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gingerale wrote:
Credo che certa gente te lo voglia dire a prescindere che devi fare un figlio, che avere un figlio è la cosa più bella del mondo e che in tutte le famiglie c'è un cugino disgraziato.
Ho smesso di frequentare un'amica che aveva avuto una figlia in quel periodo perché nonostante avesse palpato con mano il mio dolore nero non poteva smettere di dirmi quanto era bello essere madre e che era sicura che ce l'avrei fatta.
Come si fa a non capire che per chi ha questa difficoltà la cosa più dolorosa è proprio il non potersi permettere di avere quella certezza?
Come puoi, tu che sei stata tanto fortunata, essere tanto cieca di fronte alla paura di non farcela mai?
pinnagialla wrote:Se anche si può uscire dall'ansia dell'inappagata attesa o se si può viverla come l'avventura di un viaggio, cercando di non pensare alla meta, io non ne ho scoperto il modo.
Per me è stato dolore. Dolore allo stato puro. Un investimento emotivo totale: non ero in grado di vedere Eleonora allo specchio se questa Eleonora non poteva essere madre.
Ho vissuto qualcosa di simile in passato, quando uno specchio fatto di vetro invece che di anima mi restituiva un'immagine fisica che troppo si discostava dall'immagine mentale che avevo di me, e mi faceva sentire insieme un involucro vuoto e una mente senza una forma per raccontarla.
E' stato in parte così anche il mio modo di vivere l'infertilità: Eleonora mi aspettava dall'altra parte della strada e io non ero in grado di raggiungerla, e non vivevo né di qua né di là. Un tempo vuoto e fermo, in cui giovedì 10 ottobre non era giovedì dieci ottobre, ma il secondo giorno post ovulazione, era fatto così il mio calendario: un ciclo ininterrotto di giorni uguali scanditi dai livelli di estradiolo e di progesterone e dal sesso stanco, irrequieto, impaurito dei giorni giusti, o anche delle ore giuste.
Non mi pare giusto, qui, parlare di adozione, che pure ho scelto e che mi salvò dal baratro, prima che arrivasse Teresa, perché se è della difficoltà dell'attesa che parliamo, non è pensando alla fine di quest'attesa, che sia con l'adozione o con la PMA poco importa, che la si può capire meglio.
E queste tue parole sono ora uno specchio per me.
Vado a farmi un pianto mentre preparo la cena e ci penso su.
Non amo le faccine, quindi te lo scrivo il mio abbraccio stretto e sincero.
[CENTER]Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.
Ivano Fossati[/CENTER]
Non avrei mai potuto frequentare questo forum in quel periodo, per farlo sei molto brava o forse molto pazza o forse troppo esigente con te stessa, Ginger. Ma credo tutte queste cose insieme.