Riflessioni sul dolore dell'attesa disattesa

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pinnagialla
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Post by pinnagialla »

La capizzione è forse l'unica risorsa davvero efficace in questo viaggio.
Abbraccio forte di aria fresca sia te sia la persona che stai abbracciando tu.

Mi spiace di essere stata pesante con la mia testimonianza.
Prima di iniziare a scrivere mi sono chiesta se era davvero di sincerità che avevi bisogno.
Ma siccome hai voluto aprire questa discussione in agorà, ho pensato di rispettare la tua volontà, offrendoti la mia. Ché tutto serve, io credo, l'incoraggiamento, la speranza, il dolore sordo guardato con la lente di ingrandimento, l'abbraccio, le lacrime, l'ironia, la pazienza.
Forse questo è il momento della sincerità.
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franceschina
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Post by franceschina »

Io non posso certamente capire fino in fondo il turbine di emozioni e pensieri che descrivi.
Ma ricordo benissimo la sensazione di impotenza che ho vissuto per un anno e mezzo dopo aver perso un bimbo alla 10a settimana per CMV.
Il maledetto non si è negativizzato per tutto quel tempo.
Ed io ero così terrorizzata da non avere neanche il coraggio di avvicinarmi a mio marito.
E' un buio diverso, certo.
Avevo già Elisabetta.
Ma vivevo una situazione difficilissima in cui non mi era data la possibilità di riscattarmi da quanto era successo.
La vita era lì, in potenza, ma non poteva essere realizzata.
E la mia attesa disattesa era in quelle analisi che ripetevo ciclicamente e che davano risultati sempre uguali a se stessi.
L'attesa è dura, Ginger, questo lo so.
Ti logora, ti prova a livello emotivo, cerebrale, fisico, relazionale.
A volte ti sembra di non sapere neanche più chi sei, tanto ti senti schiacciata e gli interrogativi che ti poni strada facendo ti cambiano, modificano la prospettiva, mettono in luce lati di te che non conoscevi e con i quali ti trovi a fare i conti.
Sei una mamma in cammino, Ginger, ma già una mamma.
Ti abbraccio
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ginger
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Post by ginger »

acqualimpida wrote: non so se mai un giorno potrò abbracciare quel figlio che tanto desidero e non so quale strada dovrò percorrere per raggiungerlo, ma comunque vada la mia vita sarà stata cambiata da questo dolore.
mi resterà sempre l'idea di un corpo sterile, che non è ingrado di accogliere la vita, che non mi rappresenta, che quindi chissà se davvero merita di essere amato..e queste idee stanno modificando il mio modo di relazionarmi con gli altri e mi impediscono di gioire delle piccole cose di ogni giorno. Le mio giornate non sono normali, ma sono numeri in un ciclo verso una sicura delusione. Non posso organizzare i giorni in base a quello che desidero fare ma in base a quanto tempo è passato dall'ultimo ciclo. E se non faccio così mi rimprovero di non aver fatto il possibile e se lo faccio mi rimprovero di non vivere con naturalezza.
L'immagine del corpo sterile ce l'ho anche io ed è un'immagine terribile perché senti di non avere gli strumenti per poterla cambiare.
Sei in balia di stick, medici, esami, un paio di giorni al massimo di calendario in un mese che invece non passa mai.

Non so se parlarne ci aiuterà a trovare un minimo equilibrio, ma proviamoci.
Proviamo a non implodere, a confrontarci.

Io sto lottando col senso di colpa, di fare troppo, di non fare abbastanza, di essere e basta.

Però di una cosa sono consapevole.
Che per quanto dolore sto provando, questo dolore mi sta rendendo una persona migliore perché in grado di capire dolori come il tuo.
Sarà poco, sarà niente, ma ti capisco e non sei sola.

pinnagialla wrote:La capizzione è forse l'unica risorsa davvero efficace in questo viaggio.
Abbraccio forte di aria fresca sia te sia la persona che stai abbracciando tu.

Mi spiace di essere stata pesante con la mia testimonianza.
Prima di iniziare a scrivere mi sono chiesta se era davvero di sincerità che avevi bisogno.
Ma siccome hai voluto aprire questa discussione in agorà, ho pensato di rispettare la tua volontà, offrendoti la mia. Ché tutto serve, io credo, l'incoraggiamento, la speranza, il dolore sordo guardato con la lente di ingrandimento, l'abbraccio, le lacrime, l'ironia, la pazienza.
Forse questo è il momento della sincerità.
Non sei stata pesante, io in questo momento sento fortemente il bisogno di questa sincerità perché voglio guardare in faccia questo dolore anziché tenermelo nascosto in fondo all'anima e vivere nella sua ombra.

franceschina wrote: L'attesa è dura, Ginger, questo lo so.
Ti logora, ti prova a livello emotivo, cerebrale, fisico, relazionale.
A volte ti sembra di non sapere neanche più chi sei, tanto ti senti schiacciata e gli interrogativi che ti poni strada facendo ti cambiano, modificano la prospettiva, mettono in luce lati di te che non conoscevi e con i quali ti trovi a fare i conti.
Grazie.
La storia non è la stessa, ma le sensazioni sono le stesse.
[CENTER]Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Ivano Fossati[/CENTER]
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