La nostra storia inizia il 17 settembre 2009 davanti a due linee, un giovedì mattina che non si prospettava come un qualsiasi giovedì mattina.
Ero in ritardo di 5 giorni, ma erano anche 2 anni che provavamo e mi pareva impossibile che proprio quel 17 settembre potesse donarmi quella felicità dopo tanti pianti, tante delusioni, qualche test sempre, inesorabilmente, bianco.
Dopo mesi di temperature basali, mesi di stick persona, mesi di speranze disattese ero lì, alle 6 di un giovedì mattina, con un test positivo.
Ma quella felicità, quelle lacrime di gioia negli occhi di mio marito si trasformano presto in uno dei dolori più atroci che abbia mai provato, si trasforma in un'emorragia, in un sacchettino di carne perso nelle fogne.
Ma siamo felici, avevamo concepito, non siamo sterili.
E invece la diagnosi: astenoteratozoospermia per lui e scarsa riserva ovarica per me, una coppia ben assortita, insomma.
In tutto questo tempo ho visto amiche partorire il secondo figlio, restare incinta del primo, tanti cuccioli da tenere in braccio anche un po' controvoglia, sinceramente.
Ma non nostri.
La mia pancia era sempre vuota.
Sono stati mesi duri, profondi, la paura di non avere mai figli, di non poter vedere la parte migliore di me crescere e giocare e ballare e cantare.
Non poter mai provare quelle gengive sul tuo seno o quei bacini sulle labbra.
A momenti impazzivo solo all'idea ma senza darlo a vedere, per non alimentare un senso di colpa che non doveva avere modo di esistere.
Cacciavo indietro le lacrime e continuavamo gli esami, senza più pudore, ma sempre con dignità, la dignità di chi deve affrontare un dolore con tante persone che, involontariamente, ti sbattono in faccia la loro fortuna.
Abbozzi, sorridi, ma la crisi arriva.
Arriva inesorabile perchè sei davanti ad una situazione che non puoi gestire, non puoi controllare, non puoi avere la certezza che si sistemerà, in qualche modo.
E sai di essere solo in questo cammino, sai che alcune persone andranno, altre verranno, qualcuno capirà, altri non ci proveranno nemmeno.
La solitudine, un altro sentimento con il quale fare i conti.
Tristezza, rabbia, dolore, arrabbiatura con il resto del mondo, rassegnazione, lacrime.
Questo ho visto in questi mesi di infertilità.
Frustrazione perchè tutti mi capivano ma pochi si immedesimavano davvero davanti alla rabbia, alla non voglia di partecipare e mi sentivo quasi umiliata a dover anche spiegare perchè.
Non ne potevo più di sentire la fatidiche frasi: "e voi, quando?" "Mah, io ci ho provato una volta e ci sono rimasta" "neanche lo volevo, pensa""Non pensarci, vedrai che arriva".
Ma poi prendiamo in mano la situazione e decidiamo per la PMA: ICSI è il nostro destino.
Tralascio il racconto che tutti voi conoscete visto che è stato praticamente in diretta e il risultato (percorso farcito di frasi simpatiche da persone idiote del tipo: "io non ho bisogno di essere stimolata" "beati voi, dopo questo figlio non avrete bisogno di contraccettivi" ecc...) che si evince dal ticker.
Probabilmente non mi sentirò mai madre a tutti gli effetti, mi sento come se avessi rubato qualcosa che, mentre per gli altri è un diritto, non mi doveva appartenere.
Forse mi sentirò sempre mamma a tre quarti.
O forse no.
Ma non dimenticherò mai quella persona davanti allo specchio che si accarezzava una pancia vuota pregando non che mi si capisse ma che, almeno, non si infierisse.
Scusa Ale se sono andata fuori tema e sono stata prolissa ma il dolore, nonostante tutto, è ancora vivido e la paura mi accompagna ogni giorno.
Riflessioni sul dolore dell'attesa disattesa
Moderator: Paola
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Più ti guardo e meno lo capisco
quale giro hai fatto
ora parte tutto un altro giro
e ho già detto tutto
quando il cielo non bastava
non bastava la brigata
eri solo da incontrare
ma tu ci sei sempre stato
quando il tempo non passava
non passava la nottata
eri solo più lontano
ma tu ci sei sempre stato
E MENO MALE CHE RIE C'E'! (E LO DICE COMUNQUE MEGLIO -Lupina docet-)
COME LO STUDIA ERIN NESSUNO MAI. (Paola M.)
Fortunate noi ad avere FEDE! (Silvi-a-)
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- Polly
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entro in punta di piedi in questo post come sempre mi capita in certi argomenti, perché io mi sono trovata su quel treno a dover salutare dal finestrino chi rimaneva giù.gingerale wrote:Elisa, grazie.
Quando ricevo notizie di nuove gravidanze è una sofferenza, ma per il fatto di vedere passare tanti treni ed essere sempre ferma alla stazione. E io vorrei che potessimo salire tutti sopra il treno.
.
Non è stato facile neanche per me davanti ad alcune amiche dare la notizia della mia gravidanza.
L'empatia, dovuta anche ai due aborti spontanei che ho avuto, c'è sempre stata e continua ad esserci, ma è inevitabile che in certi argomenti io mi senta di troppo, e questo non mi piace perché vorrei poter far sentire la mia vicinanza quando sento dal cuore di volerlo fare, ma la volontà di non ferire ha il sopravvento e mi ritiro sempre.
Confesso che per la mia quinta gravidanza ha avuto il sopravvento non la felicità di un altro figlio, ma la preoccupazione di come dirlo, mi "vergognavo", davanti ai parenti che sapevo quali sarebbero stati i loro commenti
e davanti alle amiche che avendo cominciato l'avventura con me ancora erano in cerca.
Be questa vergogna che provavo mi ha procurato tanto dolore, non paragonabile assolutamente a quello di chi continuava ad avere una pancia vuota, ma lo sguardo "terribile" di una di queste amiche, il suo "no ancora a te" comprensibilissimo, devo dire che mi ha chiuso quasi definitivamente su certi argomenti.
Mi apro qui perché credo che tu abbia chiesto sincerità a 360°, ma credo che questo sarà il mio primo ed ultimo intervento su certi argomenti.
Paola, 5vm, per gli amici Polly
"....continuiamo così"
[RIGHT]Gianluca L.[/RIGHT]
il mio blog vincitore DonnaWeb 2009:
http://adolesco.wordpress.com
Il mio libro: Prima o poi Cresceranno
http://primaopoicresceranno.wordpress.com
http://www.youtube.com/watch?v=S-ESTZMQFog
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pinnagialla
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Polly, ti ringrazio per la tua indebita vergogna, per il tuo pudore, per il tuo riserbo.Polly wrote:entro in punta di piedi in questo post come sempre mi capita in certi argomenti, perché io mi sono trovata su quel treno a dover salutare dal finestrino chi rimaneva giù.
Non è stato facile neanche per me davanti ad alcune amiche dare la notizia della mia gravidanza.
L'empatia, dovuta anche ai due aborti spontanei che ho avuto, c'è sempre stata e continua ad esserci, ma è inevitabile che in certi argomenti io mi senta di troppo, e questo non mi piace perché vorrei poter far sentire la mia vicinanza quando sento dal cuore di volerlo fare, ma la volontà di non ferire ha il sopravvento e mi ritiro sempre.
Confesso che per la mia quinta gravidanza ha avuto il sopravvento non la felicità di un altro figlio, ma la preoccupazione di come dirlo, mi "vergognavo", davanti ai parenti che sapevo quali sarebbero stati i loro commenti
e davanti alle amiche che avendo cominciato l'avventura con me ancora erano in cerca.
Be questa vergogna che provavo mi ha procurato tanto dolore, non paragonabile assolutamente a quello di chi continuava ad avere una pancia vuota, ma lo sguardo "terribile" di una di queste amiche, il suo "no ancora a te" comprensibilissimo, devo dire che mi ha chiuso quasi definitivamente su certi argomenti.
Mi apro qui perché credo che tu abbia chiesto sincerità a 360°, ma credo che questo sarà il mio primo ed ultimo intervento su certi argomenti.



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