Riflessioni sul dolore dell'attesa disattesa

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Moderator: Paola

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Paola
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Post by Paola »

Non so da che parte iniziare perché sono una codarda del dolore.

Forse l'ho scritto una volta come ho vissuto le mie ricerche di gravidanza, nel racconto dell'attesa di Jacopo su forumfree, ho cancellato quel post e tutta quella confessione perché appunto sono una codarda del dolore.

16 anni fa ho perso mio padre.
Un dolore atroce quanto naturale.
I figli crescono, le mamme imbiancano i padri muoiono.
Per quanto sconvolgente, precoce, doloroso, sta nella natura delle cose.

Ma non per me.

Già stavo con Fausto da quando avevo 17 anni, già un po' si conviveva, già ero all'università e avrei finito nel giro di un paio d'anni, già lui aveva il posto fisso, non c'era motivo di non avere un figlio.
Già lui lo chiedeva, come lo chiede un maschio, perché è nella solita bastarda beffarda natura delle cose.

Ma non per me.

Succede che la mia codardia nel dolore mi fa aspettare di finire l'università, così ho una scusa, non posso immaginare un figlio da "amare in potenza", perché per me è già una perdita, è già un lutto, non lo voglio desiderare così da non doverlo piangere.

Perché era meglio (nella mia mente malata) non avere nemmeno l'idea di qualcuno d'amare se non hai la certezza di realizzare il progetto, è una morte che precede il desiderio, e non voglio nemmeno pensarci e credo di non potermelo permettere.

Arriva il test positivo di Jacopo e non so se sono felice.
Lo sono, ma la paura è più forte, e ci devo fare i conti e non mi posso difendere.
Arriva Jacopo in persona e dopo 3 settimane di vita, l'ipotesi di una malattia grave (poi scongiurata) mi fa rafforzare l'idea che facevo bene a non voler di nuovo amare qualcuno così visceralmente, perché non ce l'avrei mai fatta a sopportarne la perdita.
E arriva anche Maddalena.
Non so bene come.

Ora, dire che i miei figli non sono stati "cercati" mi fa davvero male, perché in fondo non è così e io lo so, però so anche che se non fosse stato per la naturalezza di mio marito la mia paura di fallire in amore, il lutto che mi porto dentro e non se ne andrà MAI, mi fanno pensare che solo oggi, dopo due figli, mi sta nascendo il "coraggio" di provare desiderio di fare il terzo. Di programmarlo. Di pensarlo prima. Di desiderarlo in potenza.

Prima non ne avevo nemmeno il coraggio, figurati se non capisco l'incazzatura di fronte al fatto che non si capisca l'incertezza e si prospettino pance piene come fosse un acquisto di merce in vendita.

Quindi voi che desiderate già siete avanti,
siete già nel "tunnel dell'amore genitoriale"
ed essere a metà strada, dove non vedi più l'ingresso voltandoti indietro, dove l'uscita è una chimera ed è buio pesto, è sicuramente angosciante.

Non so se c'entra tutta la mia storia è solo per dirti che da qui, da chi è codardo nel dolore ma anche nell'amore si guarda con un sorriso di trasognata ammirazione chi decide di mettersi a nudo e intraprendere il cammino, che noi piuttosto si scappa.
Portarne il peso da madre, e pensare che i miei figli un giorno possano "scoprirmi" m'angoscia, ma da brava fuggitiva ne riparlo oggi e poi mai più.

E magari ad andare a domattina ho già cancellato.
Oui, Je suis Zizzià.
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val3nt1na
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Post by val3nt1na »

gingerale wrote: Spero che io e mio marito sapremo essere all'altezza di quanto ci aspetta, che non so ancora cosa sia.
.
Ne sono sicura.
"L'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale."- Lucio Dalla.
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ginger
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Post by ginger »

Vi leggo e penso.

Mi sto sentendo meno folle nel rendermi conto che tutto questo dolore è "normale", se così si può dire.
[CENTER]Dicono che c'è un tempo per seminare
e uno più lungo per aspettare
io dico che c'era un tempo sognato
che bisognava sognare.

Ivano Fossati[/CENTER]
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