:bacio: e di che!ginger wrote:grazie bea.
Riflessioni sul dolore dell'attesa disattesa
Moderator: Paola
- acqualimpida
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- Joined: Tue Sep 21, 2010 5:59 pm
Ho sempre desiderato avere un bambino, già da quando ero piccola. Sono cresciuta con l’idea che quello era il tipo di donna che volevo diventare: una mamma. Questa è l’unica cosa che conta per me. Il resto lo faccio a supporto di questo mio desiderio. Nella mia famiglia è sempre stato normale cercare una gravidanza e trovarla subito, anzi anche cercare di evitarla e non riuscirci.
Ho preso la pillola sin da giovanissima, l’ho sospesa a 17 anni per vari disturbi e da lì sono iniziati i problemi. Vari ricoveri, cicli irregolari, dolori continui..e da lì è iniziata la paura. La paura di non riuscire a realizzare questo mio sogno. A volte mi domando se la mia vita avrebbe senso senza la maternità. Questa è un’idea che vale per me ovviamente e che non estendo a tutti. Ognuno ha i suoi desideri e le sue aspirazioni e questo è il mio. Tornando alla paura, ecco è lei la protagonista delle mie giornata. E man mano che passa il tempo e le situazioni si modificano prende forme diverse. Paura di questo corpo vuoto, paura di non provare mai certe emozioni. Ma anche paura di non soddisfare il desiderio di paternità del mio compagno e di perderlo. Mi sento molto in colpa nei suoi confronti. Cerco di non farglielo pesare ma in fondo credo che avrebbe già realizzato il suo sogno conoscendo un’altra donna. Capisco e apprezzo molto le sue parole di vicinanza ma continuo a sentirmi un ostacolo. E questo credo possa diventare alla lunga un problema per il nostro rapporto di coppia. Da un lato sono fortunata perché vista la mia giovane età nessuno mi fa domande in merito, ma d’altra parte anche tollerare frasi del tipo “tanto sei giovane, che problemi ti fai?” non è facile. Perché i problemi ci sono. E non è certo aspettando che si risolveranno. Sembra che il desiderio di un figlio non sia legittimo prima di una certa età e quindi non posso parlare del mio dolore. Non sono contraria alla PMA, anzi ringrazio la scienza di questa possibilità . Perché è vero che un figlio è un dono, ma ancora non capisco perché sia riservato solo ad alcuni (e non sempre alle persone giuste, ma questo è un altro discorso). Però è un percorso lungo, doloroso, invasivo, che rende pubblico una parte così intima di te stessa e della coppia e non so se sono in grado di affrontare tutto questo per poi non avere nessuna sicurezza sull’esito.
È un vortice di emozioni negativi e profondamente aggressive che ti invade e non ti lascia più..
Ho preso la pillola sin da giovanissima, l’ho sospesa a 17 anni per vari disturbi e da lì sono iniziati i problemi. Vari ricoveri, cicli irregolari, dolori continui..e da lì è iniziata la paura. La paura di non riuscire a realizzare questo mio sogno. A volte mi domando se la mia vita avrebbe senso senza la maternità. Questa è un’idea che vale per me ovviamente e che non estendo a tutti. Ognuno ha i suoi desideri e le sue aspirazioni e questo è il mio. Tornando alla paura, ecco è lei la protagonista delle mie giornata. E man mano che passa il tempo e le situazioni si modificano prende forme diverse. Paura di questo corpo vuoto, paura di non provare mai certe emozioni. Ma anche paura di non soddisfare il desiderio di paternità del mio compagno e di perderlo. Mi sento molto in colpa nei suoi confronti. Cerco di non farglielo pesare ma in fondo credo che avrebbe già realizzato il suo sogno conoscendo un’altra donna. Capisco e apprezzo molto le sue parole di vicinanza ma continuo a sentirmi un ostacolo. E questo credo possa diventare alla lunga un problema per il nostro rapporto di coppia. Da un lato sono fortunata perché vista la mia giovane età nessuno mi fa domande in merito, ma d’altra parte anche tollerare frasi del tipo “tanto sei giovane, che problemi ti fai?” non è facile. Perché i problemi ci sono. E non è certo aspettando che si risolveranno. Sembra che il desiderio di un figlio non sia legittimo prima di una certa età e quindi non posso parlare del mio dolore. Non sono contraria alla PMA, anzi ringrazio la scienza di questa possibilità . Perché è vero che un figlio è un dono, ma ancora non capisco perché sia riservato solo ad alcuni (e non sempre alle persone giuste, ma questo è un altro discorso). Però è un percorso lungo, doloroso, invasivo, che rende pubblico una parte così intima di te stessa e della coppia e non so se sono in grado di affrontare tutto questo per poi non avere nessuna sicurezza sull’esito.
È un vortice di emozioni negativi e profondamente aggressive che ti invade e non ti lascia più..
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MariannaMJ
Ciao Ginger
ho letto con calma la discussione - come merita. Sono due giorni che scrivo e cancello, alla fine ho deciso di lasciarti i miei pensieri così come vengono.
Pensieri di chi non ha provato, ad oggi, sulla propria pelle, cosa voglia dire sterilità.
Pensieri di chi però crede che neanche un test di gravidanza positivo, un cuore che batte su monitor e le beta che crescono, diano la certezza di avere un figlio. Dove averlo vuol dire stringerlo tra le braccia.
Per citare parole tue: che tutto ciò accada (gravidanza o adozione che sia), è una meravigliosa opportunità, non garanzia di diventare alla fine dell'attesa genitori.
Per capire questo (cioè che sia un'opportunità che ci viene concessa e di cui noi non siamo artefici) mi è bastato il primo aborto, avuto dopo mia figlia Aurora, un anno fa. Credo dipenda dal fatto che sia stata la prima vera dura prova della mia vita, almeno in fatto di lutti.
Ho vissuto sulla mia pelle il senso di colpa: per non aver cercato quel figlio ed aver pensato anche se solo per poco che fosse un problema, per essermi trascurata, per aver esagerato col lavoro, per non aver "evitato" l'aborto.
Senso di colpa che si è attenuato con la terza gravidanza, anch'essa finita in aborto. Perchè almeno questa era cercata, mi ero messa a riposo assoluto forzato ed almeno nelle mie intenzioni avevo fatto di tutto per evitare di perdere il bimbo.
Questo circolo vizioso mentale credo sia lo stesso di quante sono alla ricerca della gravidanza e si mettono "d'impegno" nel far sì che essa arrivi.
Un circolo che ti sfinisce, e neanche tanto alla lunga.
Che ti svilisce, di fronte alla superficialità del cervello medio che non si chiede perchè mai allora si possa rimanere incinte a seguito di violenza sessuale e come mai non si perda un bambino pur andando in palestra a fare 4 salti sullo step o usando il motorino sui sampietrini romani.
Il dolore che mi ha accompagnato dal 2 Gennaio 2010 mi ha reso sicuramente una persona diversa. Non so se migliore. Più empatica. Più pronta ad abbracciare il dolore perchè tanto non c'è modo di sfuggirgli. Più pronta a capire che non sono così artefice del mio destino, neanche per quello che riguarda il mio corpo. Consapevole che il mio modo di essere in precedenza non era altro che un delirio di onnipotenza, anche se in piccolo. E' un dolore che mi ha finalmente impedito di dare facili giudizi sulle scelte di vita di coppia altrui.
Il dolore per la perdita è cambiato nel tempo. Non è cambiato invece quello del non avere ancora un secondo figlio, ma Aurora lo rende più sopportabile. Per citare Franceschina, un buio diverso dal tuo, ma ugualmente buio.
Il dolore non mi ha attenuato la paura che questo secondo figlio potrebbe non arrivare mai.
La causa.
Mi reputo fortunata. Nel senso che, dopo gli ultimi 3 mesi passati ad indagare, abbiamo trovato qualcosa che non va.
Il che vuol dire che io adesso sono consapevole che non potrò più portare a termine una gravidanza se non mi curo prima di tentarla, la diagnosi è chiara: avevo una sola possibità in vita e me la sono giocata con Aurora.
Il che però non vuol dire che sarò esente da tutte le altre cause di aborto, di cui purtroppo sono diventata esperta già solo leggendo la prima cartella clinica del raschiamento.
Capisco quando dici che non sai come reagiresti ad avere una diagnosi in mano. Per me averla è stato un aiuto nella direzione dell'alleviamento dei miei sensi di colpa, e forse questo indirettamente alimenta la speranza che in futuro vada meglio.
Non sentirti sola nel dolore, anche se il tuo sarà sempre diverso dai nostri mille.
Non rimpiangere le scelte di vita già fatte. Guardale come pietre miliari della vostra storia d'amore. Fa' che la vostra unione abbia sempre come collante un progetto di vita insieme, fatto di tante altre pietre miliari da raggiungere. Guardate insieme al futuro consapevoli che può essere diverso da quello che credevate qualche anno fa, ma continuate ad andare avanti tenendovi per mano e guardando nella stessa direzione.
Ti abbraccio.
ho letto con calma la discussione - come merita. Sono due giorni che scrivo e cancello, alla fine ho deciso di lasciarti i miei pensieri così come vengono.
Pensieri di chi non ha provato, ad oggi, sulla propria pelle, cosa voglia dire sterilità.
Pensieri di chi però crede che neanche un test di gravidanza positivo, un cuore che batte su monitor e le beta che crescono, diano la certezza di avere un figlio. Dove averlo vuol dire stringerlo tra le braccia.
Per citare parole tue: che tutto ciò accada (gravidanza o adozione che sia), è una meravigliosa opportunità, non garanzia di diventare alla fine dell'attesa genitori.
Per capire questo (cioè che sia un'opportunità che ci viene concessa e di cui noi non siamo artefici) mi è bastato il primo aborto, avuto dopo mia figlia Aurora, un anno fa. Credo dipenda dal fatto che sia stata la prima vera dura prova della mia vita, almeno in fatto di lutti.
Ho vissuto sulla mia pelle il senso di colpa: per non aver cercato quel figlio ed aver pensato anche se solo per poco che fosse un problema, per essermi trascurata, per aver esagerato col lavoro, per non aver "evitato" l'aborto.
Senso di colpa che si è attenuato con la terza gravidanza, anch'essa finita in aborto. Perchè almeno questa era cercata, mi ero messa a riposo assoluto forzato ed almeno nelle mie intenzioni avevo fatto di tutto per evitare di perdere il bimbo.
Questo circolo vizioso mentale credo sia lo stesso di quante sono alla ricerca della gravidanza e si mettono "d'impegno" nel far sì che essa arrivi.
Un circolo che ti sfinisce, e neanche tanto alla lunga.
Che ti svilisce, di fronte alla superficialità del cervello medio che non si chiede perchè mai allora si possa rimanere incinte a seguito di violenza sessuale e come mai non si perda un bambino pur andando in palestra a fare 4 salti sullo step o usando il motorino sui sampietrini romani.
Il dolore che mi ha accompagnato dal 2 Gennaio 2010 mi ha reso sicuramente una persona diversa. Non so se migliore. Più empatica. Più pronta ad abbracciare il dolore perchè tanto non c'è modo di sfuggirgli. Più pronta a capire che non sono così artefice del mio destino, neanche per quello che riguarda il mio corpo. Consapevole che il mio modo di essere in precedenza non era altro che un delirio di onnipotenza, anche se in piccolo. E' un dolore che mi ha finalmente impedito di dare facili giudizi sulle scelte di vita di coppia altrui.
Il dolore per la perdita è cambiato nel tempo. Non è cambiato invece quello del non avere ancora un secondo figlio, ma Aurora lo rende più sopportabile. Per citare Franceschina, un buio diverso dal tuo, ma ugualmente buio.
Il dolore non mi ha attenuato la paura che questo secondo figlio potrebbe non arrivare mai.
La causa.
Mi reputo fortunata. Nel senso che, dopo gli ultimi 3 mesi passati ad indagare, abbiamo trovato qualcosa che non va.
Il che vuol dire che io adesso sono consapevole che non potrò più portare a termine una gravidanza se non mi curo prima di tentarla, la diagnosi è chiara: avevo una sola possibità in vita e me la sono giocata con Aurora.
Il che però non vuol dire che sarò esente da tutte le altre cause di aborto, di cui purtroppo sono diventata esperta già solo leggendo la prima cartella clinica del raschiamento.
Capisco quando dici che non sai come reagiresti ad avere una diagnosi in mano. Per me averla è stato un aiuto nella direzione dell'alleviamento dei miei sensi di colpa, e forse questo indirettamente alimenta la speranza che in futuro vada meglio.
Non sentirti sola nel dolore, anche se il tuo sarà sempre diverso dai nostri mille.
Non rimpiangere le scelte di vita già fatte. Guardale come pietre miliari della vostra storia d'amore. Fa' che la vostra unione abbia sempre come collante un progetto di vita insieme, fatto di tante altre pietre miliari da raggiungere. Guardate insieme al futuro consapevoli che può essere diverso da quello che credevate qualche anno fa, ma continuate ad andare avanti tenendovi per mano e guardando nella stessa direzione.
Ti abbraccio.