Cos73 wrote:Le aspettative Teresa non possono essere superiori alle loro capacità del momento.
E' come se tu ti aspettassi che un neonato si leghi le stringhe delle scarpe... è chiaro che prima o poi lo farà, e che non è che ci rinunci perché pensi che non sarà mai in grado.
Io ricordo che a 8 anni mi dissero che avrei avuto un fratellino (o sorellina). Di non dirlo a nessuno.
Tempo mezz'ora, l'avevo confidato alle mie amiche.
Mi manca qualcosa? Mi manca la capacità di tenere un segreto da adulta? No.
Semplicemente a quell'età non puoi chiedere a un bambino di mantenere un segreto, secondo me.
E non è che lo consideri un mentecatto e ridimensioni le tue aspettattive su di lui, semplicemente lo consideri per quello che è: un bambino.
E troverei preoccupante, per una sensazione che richiama le cose dette da Sinanna, che un bambino sappia trattenersi, su cose che lo colpiscono, lo interessano, gli rimangono in mente (quelle che non gli importano le dimentica subito, non ci pensa), con le persone che frequenta quotidianamente (amici, maestre).
Cosetta parlo della percezione che ho di Carla e del mio rapporto con lei e offro il mio parziale punto di vista.
Se paragoni la mia aspettativa a quella di una madre che pretende che suo figlio neonato si allacci le scarpe, mi arrendo.
Non provo nemmeno a ragionare.
Ti prego.
Se hai un po’ di stima della mia intelligenza e- soprattutto (piu’ importante in questo contesto)- della mia empatia di madre con le mie figlie, risparmiami questi paradossi perche’ mi scoraggiano.
E’ la storia, a mio avviso, della luna e del dito.
Non sto dando dello stolto a nessuno, ma sto solo dicendo che qualcuno mette a fuoco il segreto (e forse fa bene) qualcun altro, come me, mette a fuoco le basi di quello che e’ il rapporto tra noi e loro.
Per me Carla (e lo dico con orgoglio) e’ una bambina in grado di capire che mantenere l’impegno (questo e’ il segreto) significava TUTELARE la bambina di cui si stava parlando.
Non e’ una questione di “segreti di famiglia” di lupi mannari, di streghe o di stringe di scarpe.
E’ una questione che ci siamo parlate da “grandi”, guardandoci negli occhi, facendo un ragionamento semplice, ma delicato.
Come detto inizialmente, io le ho confidato un segreto, chiedendo un suo impegno nel custodirlo, per portarla ad avere un atteggiamento diverso nei confronti di una sua amica che aveva un problema serio.
In lei ha agito (e in parte lo capisco) piu’ il bisogno di dire a questa amica in comune “quel” problema, che non mantenere l’impegno che guardandoci negli occhi ci eravamo date.
Punto. Ci saranno altre occasioni, altre milioni di occasioni, in cui ci riguarderemo e ci “riconfideremo”. Stara’ chiaramente alla mia sensibilta’ e alla mia intelligenza non metterla in difficoltà,
ma sono certa che lei ha capito il senso, come sono certa che la prossima volta (e ci sara’ una prossima volta), manterrà la parola data.
io di mio cercherò di non alzare troppo le aspettative su mia figlia, e leggerò volentieri il libro suggerito da Sinanna, ma dentro di me, ce lo siamo detti mille volte, parto da una base un po’ piu’ ottimistica e credo (o fortemente spero) che Carla si stia creando gli strumenti giusti per distinguere il “bene” dal “male” e che quindi le richieste della sua mamma sono richieste diverse.
Gli altri, tutti gli altri… sono, appunto altro da noi.


