Molto si gioca sulle sfumature con cui si intendono libertà ed eguaglianza (di chi, ottenuta come, secondo quali criteri).
C'è da dire che in tempi recenti le sfumature si sono fatte più tenui, con la (quasi) universale accettazione dell'economia di mercato. Cinquant'anni fa i due mondi si stagliavano più netti, più sicuri, sorretti da un'impalcatura ideale più solida.
Come Yiddish, sono convinta della necessità che la politica si faccia attraverso i partiti.
Certo che i partiti che affollano attualmente il panorama italiano dovrebbero svegliarsi, e svegliarsi nel senso espresso da Lenina...
lenina wrote:I partiti dovrebbero rappresentare i desideri del popolo, non il popolo adattarsi ai partiti disponibili
Ecco, quello può essere il ruolo dei cosiddetti movimenti.lenina wrote:La democrazia diretta non esclude i partiti. Prevedo però maggior contatto dei partiti con la gente. Il partito non dovrebbe esse qualcosa di lontano ma qualcosa dove si possa interagire realmente. Rappresentare veramente il popolo che sta in basso
Ricordare a questi figuri spesso mediocri che dovrebbero rappresentarci che, appunto, ci stanno rappresentando, non stanno giocando a risiko o inciuciando a destra e a manca, felici e tutti appartenenti alla stessa casta.
Noi, da parte nostra, dovremmo essere meno sfiduciati, meno stanchi nel delegare e chiudere gli occhi, più partecipi.
Questi referendum, vinti contro tutto e contro tutti, compresa Nostra Signora Televisione, cosa che fino a poco fa sembrava fantascienza, sono stati un buon inizio.
Ma il mio timore è che si finisca, di nuovo, anestetizzati, e che i movimenti dal basso non riescano a scuotere la silenziosa, pigra maggioranza che questa volta si è svegliata.



