Allibita wrote:Mi fanno sorridere amaramente questi argomenti.
Perchè, esattamente come si fa con la pedofilia, ci si affanna sempre a preoccuparsi di quello che ti può succedere ai giardini, per la strada, in stazione sul bus.
Lo sconosciuto pericoloso è un modo splendido e rassicurante per spostare l'attenzione dalla realtà.
Poi la realtà e le statistiche ci dicono che il pedofilo è quasi sempre il compagno della madre, il nonno, il padre, il benestante libero professionista "amico dei miei".
E che la stragrande maggioranza delle violenze sulle donne(psicologiche o fisiche che siano) avviene in casa.
I dati nazionali sugli omicidi dicono che il 25% delle persone uccise in Italia sono donne e il 70% di queste sono uccise nelle proprie case o comunque in abitazioni di persone consociute.
Da chi? Ovviamente da fidanzati, ex mariti gelosi ecc ecc.
Qui parliamo di omicidi a cui vanno aggiunti stupri, botte, stalking....
Non è che io abbia nulla contro i pieghevoli (che io trovo ridicoli ma tant'è) che ti consigliano di uscire con una gonna abbastanza lunga, ma i soldi sono sempre meno e forse l'attenzione andrebbe spostata su argomenti molto più scomodi.
Sono anch'io convinta che i numeri più grandi delle violenze contro le donne e i bambini siano questi.
Comunque credo che un minimo di politica del territorio spetti anche al Comune.
Faccio un esempio, precisando che riporto notizie lette in rete, perché non conosco Torino. Però il quartiere di San Salvario, che fino a qualche tempo fa era considerato un posto "pericoloso", causa anche la forte presenza di immigrati e le conseguenti tensioni con la popolazione residente, sta pian piano diventando un "laboratorio" di esperienze nuove, invece che un ghetto. C'è voluto tempo, sforzo, ma ne verrà fuori qualcosa di buono.
Per ché questo non potrebbe essere possibile anche altrove?
Faccio l'esempio degli stadi: per isolare i violenti è necessario riportarci le famiglie. Idem credo che valga per i quartieri, i parchi, le zone trascurate delle città. La cura del territorio può far molto; come diceva Lenina, si comincia dall'illuminazione pubblica; per arrivare all'investimento sulle infrastrutture pubbliche, all'ideazione di spazi adatti allo svago, alla cultura, all'aggregazione. Non per nulla nelle zone dove la criminalità è potente sono proprio queste iniziative di recupero che danno fortemente fastidio. Una sorta di "riprendiamoci la città".
Poi tutti devono prendere sacrosante precauzioni, però ci deve essere una politica diversa dietro e non l'"arrangiati".
E' più facile raccomandare alle donne comportamenti consoni e magari instillare il dubbio che sia meglio diffidare di tutto e di tutti e tendere a chiudersi in casa, piuttosto che organizzare azioni e comportamenti anti criminalità a partire dalla base sociale.