il mito della qualità

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madda77
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Post by madda77 »

lory76 wrote:a parte che la vita non e' fatta di ipotesi.
io ho ripreso parte del lavoro a due ore dal mio rientro in casa con lei neonata, non e' che tutto si puo' scegliere o volere e a questo ci si adegua.
ma il fatto e' proprio che io non credo di farle una mancanza lasciandola ai nonni.
la vivrei diversamente se dovessi lasciarla all'asilo per un tempo piu' lungo, persino con una baby sitter, non avrei la stessa serenita'.
ma su tante seghe mentali che mi sono fatta sulla maternita', l'unica certezza e' sempre stata quella che il tempo non passato con me era ugualmente un tempo dove per lei c'erano amore e attenzioni.

e vi diro' che questo e' stato un vantaggio quando ho avuto problemi di salute che mi hanno vista assente da lei per quasi un mese, lei ha certamente sofferto, ci mancherebbe, ma nei nonni ha trovato delle figure che gia' facevano parte della sua giornata.
Il lettino dove ha dormito alcune notti era quello dove gia' dormiva di giorno.

boh, non so, il meglio credo lo sappiamo tutte quale sia, ma credo che da qualcosa di peggio si possa pure cavare qualcosa di buono.
Io, più leggo, è più ho la sensazione di avere difficoltà a spiegare quale fosse il senso delle mie riflessioni.
Ci mancherebbe altro che tu facessi del male a tua figlia lasciandola con i nonni quando tu non ci sei 8e persino se non fossero stati i nonni ma qualunque altra persona di TUA FIDUCIA il discorso non sarebbe cambiato nella sostanza).
I nonni (e tutti coloro che sono in grado di stabilire un legame di affetto sincero con i nostri figli) sono un elemento preziosissimo, arricchente, da cui attingere anche al di là e a prescindere delle nostre strette esigenze lavorative.
Io, per dire, lascio volentieri mio figlio con i nonni (ed ho la fortuna di poter contare su ben 4 nonni meravigliosi) anche quando lui potrebbe stare con me, ed anche adesso che il pomeriggio sono a casa per via della piccola, capitano pomeriggi in cui lo lascio andare al cinema con mia sorella e mia nipote, al parco o a casa con i nonni etc. etc.
PER ME, riconoscere ed ammettere l'importanza della "quantità" non significa affatto auspicare a tenerli attaccati al proprio collo 24h al giorno, privarci di spazi "nostri" di autonomia (che possono andare anche al di là delle esigenze meramente lavorative) e, soprattutto, permettere che anche loro coltivino affetti e relazioni altrettanto importanti.
Anch'io, quando sono al lavoro, sono SERENA perché so che i miei figli non stanno piangendo disperati e con le convulsioni a causa della mia mancanza fisica, ma stanno giocando felici e spensierati con nonni, zii e cuginette.
Ma questo a mio avviso c'entra poco con il problema di fondo che è CON ME che passano troppo poco tempo durante il giorno (io, normalmente, lavoro mattina e pomeriggio...rientro solo per pranzo - quando, peraltro, loro fanno il riposino - e rincaso non prima delle 20.30/21.00).
E figurati, che io non mi sono goduta pienamente mio figlio neppure fino al compimento dell'anno, e a 18 mesi l'ho mandato al nido 8e la cosa si ripeterà con la seconda).
Se davvero vivessi il tutto così male, adesso sarei sommersa ed annientata dai "sensi di colpa".
Invece, lo ribadisco, sono relativamente serena, come sereni sono i miei figli.
Ma questo non mi esime dal poter prendere atto, a mente lucida, del dato innegabile che QUI la quantità abbia di gran lunga ceduta il passo alla qualità, e che questo, SECONDO ME, finisce con incidere in qualche misura anche sulla qualità.
Ribadisco: "per me e per il mio vissuto"!
Non lo dico per vittimizzarmi o farmi seghe mentali (in questo sì che forse mancherei di rispetto a chi fa i miei stessi orari, ma non per scelta), ma perché è la mia realtà, il mio vissuto...ok scelto, voluto...ma che un minimo di riflessione me la comporta.
Ogni nostra azione, per quanto volontaria, implica delle riflessioni e prese di coscienza sulle conseguenze che comporta.
E' anche un modo per lavorare su di me...per ricordarmi le mie "priorità"....per capire meglio loro....
Mio figlio, per dirti, non si addormenta prima delle 22.30/23.00 (che non è certo un orario consono alla sua età, tanto più che il mattino successivo è all'asilo) ma glielo e me lo concedo perché capisco che abbiamo entrambi la necessità di "recuperare" (e nonostante sia certamente stato divinamente con i nonni).
ma i nonni - che lui letteralmente adora - non sono "io" e questo è un dato di fatto.
Se fossimo figure completamente sovrapponibili ed interscambiabili, io ne farei altri 4 di figli...li impacchetterei per bene....e glieli farei trovare sotto l'albero di Natale dei suoceri.
Poi è ovvio che non si ragiona sui "se", ed ognuna assetta il proprio menage nel miglior modo concretamente realizzabile ma non vedo cosa ci sia di male nel riconoscere gli inevitabili limiti del nostro affannarci.
io credevo fosse un'occasione per confrontare e poter esternare i propri pensieri, senza voler ledere la sensibilità di nessuna.
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erinmay
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Post by erinmay »

madda77 wrote:Ho letto "quasi" tutta la discussione e ho avuto la sensazione che se ne stia parlando prevalentemente dal punto di vista di noi donne-mamme.
Eh si, perchè se l'angolo di visuale è quello, la necessità o il forte desiderio di lavorare ti portano a credere o a convincerti che stai riuscendo comunque a dare a tuo figlio "sufficienti" attenzioni perchè in quelle poche ore che sei insieme a lui ti imponi la QUALITA'.
Ma quelleb 2/3 ore insieme, pur di qualità sono davvero sufficienti per tuo figlio (soprattutto se infra-treenne)?
Io sono convinta e consapevole che la risposta sia NO!
Io al "mito della qualità" come valore o proposito fine a sè stesso non ci ho mai creduto ma ammetto che è l'UNICO appiglio a cui posso aggrapparmi per nion farmi sopraffare dai sensi di colpa.
Sono una mamma che lavora, contenta di farlo perchè ho la fortuna di Amare il mio lavoro....non riuscirei a stare a casa 24h e se lo facessi sono sicura che mi imbruttirei, alla lunga riverserei la mia frustrazione su di loro.
Quindi, DAL MIO PUNTO DI VISTA, la costruzione di assetti scelta (e che mi porta a stare fuori casa diverse ore al giorno) è la migliore delle variabili possibili che concretamente potevo offrire ai miei figli.
Ma se metto un attimo in disparte la mia persona, non posso non riconoscere che l'IDEALE PER LORO sarebbe avermi a casa, fisicamente vicino, per poter godere di attenzioni continuative, rassicuranti, fondamentali nel loro percorso di crescita.
Purtroppo (o per fortuna) loro hanno QUESTA mamma e possono godere di quello che QUESTA MAMMA è nelle condizioni concretamente di offrire.
Quando mio figlio aveva 7 mesi io ho ripreso il lavoro: PER ME è stao un "prendere respriro", un riappropiarmi di una mia dimensione a cui non avrei potuto rinunciare; PER LUI sono stati pianti disperati non appena mi vedeva indossare il cappotto.
Anche adesso, con la seconda, il mio lavoro mi manca e appena posso faccio una capatina in studio: per me è "salutare" e appena torno a casa sono come rinata e me la tengo felicemente addosso per tutto il resto della giornata, ma non posso negare che sia un "compromesso", l'unico concretamente fattibile PER ME, ma che, come tutti i compromessi, qualche rinuncia comporta.
Di qualcosa ci stiamo privando, sia io che loro e devo avere almeno l'onestà di ammetterlo (seppur rimango convinta che sia la soluzione giusta per noi).
Sul punto, comunque, secondo me sono a dir poco illuminanti le considerazioni di Gonzales suln "tempo di qualità" espresse in Besame Mucho: per me sono state una pugnalata ma ho dovuto ammettere che erano inesorabilmente VERE!
quoto
parola per parola

in QUESTO caso in cui la mamma sono io, QUESTO è l'unico compromesso che salva capra e cavoli, devo puntare sulla qualità perchè NON POSSO per indole e per necessità avere ANCHE la quantità che mio figlio di certo vorrebbe
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madda77
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Post by madda77 »

Lella wrote:Per me ti sei spiegata benissimo e condivido le tue riflessioni.

Posso solo aggiungere che anche la necessità (di lavorare, intendo) è molto soggettiva e variabile di famiglia in famiglia.
Certo, e se posso aggiungo che la necessità può non essere solo strettamente "economica".
E' ovvio che sono piani assai diversi e non comparabili.
Però, per dire, io sono di quelle che a casa non saprei stare..non mi ci vedo e quasi certamente riverserei la mia frustrazione - quantomeno alla lunga ed inconsciamente - sui miei figli.
poi, ovvio, pago lo "scotto" e non me ne lamento....semplicemente ci ragiono su....anche eventualmente per continuare a mettermi in discussione e limare, rivedere i ritmi, ristabilire le scale di priorità.
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