se non prende bravo ci resto male

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Nat
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Post by Nat »

Teresa wrote:ho letto tutto e compro e faccio mio il ragionamento di lauradani.

Ho letto anche cipolla e resto un po' perplessa onestamente.
Io non capisco che esigenza ci sia di far passare tutto per gioco, quando gioco non e'.

Le tabelline.
Si imparano punto.
Il grande godimento non e' nelle impararle, il grande godimento sara' raccogliere il frutto quando si troverà nella vita reale a moltiplicare delle cose e le verrà automatico.

Forse il mio e' un po' leopardiano come ragionamento, ma far passare tutto per gioco, per divertimento, un po' mi spaventa.

Mi piace l'idea che mia figlia "lavori" (con un lavoro a misura ovviamente delle sue capacità) e che provi piacere nel gioco DOPO aver lavorato.

Fai i compiti, impara le tabelline e poi divertiti.

C'e' un tempo per tutto.
Insomma e' chiaro: se le cose possono apprendersi senza sacrificio,meglio. Forse.
ma tutto questo vantaggio nel renderlo un gioco faccio fatica a coglierlo.

Anche perche' si sta chiedendo loro di fare uno SFORZO per essere ordinati e adempienti nei confronti di compiti fatti a misura del loro tempo e della loro testa.

Non mi sembra tutta sta tortura.
io peggio di te, temo che far passare tutto per gioco possa essere letto come una mancanza di fiducia, lo leggo come: "non sei in grado di impegnarti e risolvere questa cosa da solo" (sempre tenendo presente che non gli si sta chiedendo cose fuori la sua portata)
Azur
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Post by Azur »

kida wrote:Andrea è un bambino che non dice e non chiede ti basti pensare che settimana scorsa in mensa si è bagnato i pantaloni con l'acqua rovesciata da un compagno e non ha detto neinte a nessuno ed è rimasto con il pantalone bagnato!!!!!!!! anche a scuola non dice non parla lo conosco bene il mio pollo

(....)
mi trovo davanti un bambino con grosse potenzialità e bada bene non lo dico io me lo dicono in tanti e mi sento tra due fuochi, nel senso che so che può far bene ma molto bene perchè quando si impegna i risultati sono ottimi anche tralasciando l'ordine, ma che invece non riesco a capire se è svogliato se si annoia e il programma per lui è noioso, se invece ha della difficoltà a seguire " la velocità" che ha preso il programma nella seconda parte dell'anno
Kida,
l'impressione che ho io leggendoti è che la tua analisi sia molto concentrata sull'aspetto "accademico" della scuola,
mentre secondo me la scuola in generale - ma soprattutto le elementari e ancor più la prima - debba per forza di cose essere valutata in modo molto più globale, come dice LauraDani.

Ho citato l'episodio della mensa perché ad esempio per me avrebbe molto più valore quello (e mi concentrerei più sul lavorare con lui a risolvere quello) di una coloritura non terminata o fatta di fretta perché non piace.

E ho citato il secondo pezzetto perché la tua difficoltà a capire qual è la reale situazione (quali sono gli aspetti in cui va aiutato o spronato e quelli in cui è già autonomo) secondo me è assolutamente normale in prima elementare.

A parte qualche caso minoritario di bambini chiaramente "avanti" in tutto e quindi pronti alla nuova scuola sia da punto di vista emotivo, che da quello sociale che da quello didattico e che quindi si trovano benissimo da subito e non hanno problemi di sorta, la maggior parte dei bambini in prima a "qualche" generica difficoltà:
si trovano sbalzati di colpo in un altro mondo, con personaggi diversi, un ambiente diverso, regole diverse e aspettative diverse.
Mi pare normale che ne restino spiazzati.

Mio figlio è in seconda e l'anno scorso in prima ci abbiamo messo un po' a capire quale fosse il suo "problema" a scuola: non capiva? non riusciva a concentrarsi? non riusciva a comunicare? era troppo insicuro? non riusciva a memorizzare?
L'abbiamo capito solo nel secondo quadrimestre, quando l'ambiente era ormai più familiare, le maestre anche, e la gestione dell'emotività (alla fine il suo problema era questo) si è fatta più semplice e ha lasciato emergere il quadro reale.

Il suo obiettivo primario in prima elementare non è stato imparare a leggere e scrivere, ma acquisire una maggior fiducia in se stesso e nelle proprie capacità, e imparare a rapportarsi con figure autorevoli esterne alla famiglia senza eccessivi timori.
Anche questo per me è la scuola.
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cipolla
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Post by cipolla »

io non dico di far passare tutto per gioco,ma di usare il gioco quando serve per approcciarsi ad una materia che non piace...stiamo parlando della prima elementare e quindi di bambini che iniziano una nuova avventura e che dovrebbero viverla come bambini e non con le aspettative degli adulti e poi anche nei giochi ci sono regole da rispettare...
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