scilla wrote:Comunque mi è sembrato un discorso del tipo : ok la certificazione c'è, a livello burocratico noi siamo a posto, smazzatevela voi a casa
Io comunque dani lo aiuto se ha bisogno, non è lasciato a sè stesso
Però lui quando studia si distrae moltissimo
Devo trovare un modo per aiutarlo in quel senso
Scilla la vostra non è una certificazione ma una diagnosi.
I DSA (disturbi specifici dell'apprendimento) danno diritto a strumenti compensativi e/o dispensativi e, nei casi più compromessi, a una valutazione per obiettivi minimi.
L'alunno può, per dire, fare la verifica al PC, evitare le domande aperte, avere tempi più lunghi oppure avere la verifica "un pezzo alla volta" o scritta in un formato o carattere diverso.
Può essere valutato anche solo oralmente, magari anche tenendo una mappa dell'argomento (non un riassunto, che tenderebbe a memorizzare senza capire) sott'occhio.
È vero che si cerca di non far pesare loro la "diversità" di trattamento, chiarendo che non si richiede una prestazione inferiore ma che essa viene ottenuta utilizzando strumenti assimilabili agli occhiali per chi è miope o all'apparecchio acustico per chi non ci sente.
Ma
Purtroppo è vero che "bisogna smazzarsela a casa".
È stato ben chiarito a noi durante un corso di aggiornamento da una docente dislessica, con figlio dislessico.
Il dsa a casa va supportato dalla famiglia, specie negli anni della scuola dell'obbligo, perché riesca col tempo a trovare gli strumenti giusti per studiare senza demotivarsi. La scuola suggerisce strategie, mostra strumenti e insegna come costruirli e usarli. Ha il compito di attuare la valutazione con l'uso di strumenti compensativi e dispensativi. Deve garantire quanto più possibile il benessere dell'alunno in classe, valorizzandone i punti di forza.
Poi viene il lavoro a casa. È impensabile che un dsa lavori da solo fra i 6 e i 14 anni, a meno che non sia un disturbo lieve in alunno con QI elevato (dopo i 10-11 anni questi compensano da soli). È una fatica improba e quotidiana, lo so.
Coraggio!