si può ancora partorire in casa?

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nene70
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Post by nene70 »

io manco pagata lo farei.
La vita si restringe o si espande in proporzione al coraggio di ognuno.
Anais Nin
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Patrizia
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Post by Patrizia »

mi ha molto colpito quello che scrive Speranza, ora ci penso ... mi ha messo un piccolo dubbio ...

di base sono contraria al parto in casa, ma sono anche abbastanza convinta che si tratti di una scelta personalissima e che parte prima di tutto dalle sensazioni e non da una questione razionale: perchè razionalmente posso condividere il discorso di Speranza, emotivamente no ... io personalmente mi sento più al sicuro in ospedale

forse questo pensiero si è radicato in me anche perchè ho avuto una ottima esperienza di parto in ospedale al primo giro, mi sono sentita rispettata come donna e ho sentito che tutto è andato secondo il mio ritmo (e di Sofia!)

il secondo parto è stato un incubo, ma il problema non è derivato dal fatto di essere in ospedale; per chi non so, avevo il diabete gestazionale (insulino dipendente) e quindi hanno deciso di indurre il parto a 38 settimane; l'induzione è fallita ed è sembrato più un accanimento che altro (compresa la flebo di ossitocina a dilatazione zero per vedere se ... "sbloccava qualche cosa"); il tutto finito con un cesareo decisamente liberatorio

il problema di quel parto è stata la dis-umanità di una dottoressa e il suo accanimento

ora la terzo giro mi sono affidata ad un ginecologo ospedaliero (apposta) che stimo e che è conosciuto per la sua competenza e sono comunque serena all'idea di tornare in ospedale (comunque sarà un obbligo perchè sarà un altro cesareo)
Patrizia (40 anni)

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Silvietta
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Post by Silvietta »

Abbiamo un approccio già in partenza diverso.
Tu dici "senza medici che mi rompano le scatole".
A me i medici non rompono le scatole.
Anzi, ce ne fossero di mani sapienti pronte
ad interevenire rapidamente se qualcosa dovesse andare storto in travaglio.
Partorire in casa, ma anche solo fare il travaglilo, significherebbe
non poter mai sentire il battito con il CTG e quindi non poter mai essere certi
che tuo figlio sta soffrendo il giusto e non oltremodo.
Significherebbe magari un travaglio prolungato perchè non accelerato nemmeno dalll'amnioressi (santa amnioressi!).
Significherebbe l'insicurezza di essere soli se qualcosa dovesse andare storto.
Io sono una che odia le dimissioni precoci, che starebbe in ospedale 10 giorni dopo il parto, che vorrebbe 5 medici a passeggiare davanti alla sala parto.
Sono una che partorisce senza un urlo, senza un lamento, i medici qui mi chiamano "la tosta", tosta si...ma ho bisogno di sicurezze per esserlo e a me le sicurezze le danno i medici, sarà che le ostetriche nei miei travagli e parti sono state marginali, sarà che mio padre è ginecologo, sarà che sono "antica", ma se dovessi scegliere a chi affidare un travaglio sceglierei un medico.
Non parliamo poi del parto in casa. Per carità di Dio.
Senza rianimazione, senza neonatologia e terapia intensiva.
E' troppo tutto un terno al lotto per decidere di viverlo in casa.

Il mio ospedale umanizza molto il parto, c'è estremo rispetto per la madre e per il bimbo, puoi partorire come ti pare, te lo mettono sulla pancia subito, lo coprono con un telo e ti lasciano "pelle a pelle" per un bel po' prima di prendertelo per lavarlo, te lo attaccano immediatamente al seno, c'è il rooming (già da 10 anni), mi pare già tanta l'attenzione che riservano e la delicatezza che pongono, e forse è per questo che non deciderei di mollare l'ospedale per niente al mondo.

L'associazione "nascere a casa" la conosci?
Ti lascio il link.
http://www.nascereacasa.it/
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