la mia ex suocera diceva che un bambino piange solo se ha qualcosa o se vuole qualcosa.
Io non riesco ad applicare questa teoria ai miei figli per quanto mi sforzi di chiedermi cosa hanno.
Se parliamo in generale, potrei filosofeggiare sull'argomento a lungo, ma parlando nello specifico, mi rendo conto di assumere atteggiamenti differenti nei casi dell'uno o dell'altro.
Ruggero infatti e' meno tendente a chiedere e ancora meno ad esigere (per quanto cocciuto e caparbio): il capriccio viene fuori in situazioni di stanchezza ed e' del tipo detto da voi (questa scarpe non le voglio, voglio solo quelle la', per fare un esempio spicciolo).
Per maya la storia si complica.
Si complica perche' Maya mi ricorda molto mia nonna, che ha continuato a fare capricci per tutta la vita, perche' era una persona esigente e pretenziosa allo sfinimento e che era capace di buttarsi per terra urlante per ottenere quel che voleva.
Maya e' questo genere qui: nn so se e' un comportamento imparato al nido (visto che lei c'e' entrata a 7 mesi, mentre ruggero a un anno e mezzo), un comportamento dettato dalla sua necessita' di imporsi in mezzo a bambini decisamente piu' grandi e integrati di lei (ma questa e' la giustificazione che do').
Difficile riuscire a dire di no a Maya per il suo modo di insistere, per la sua forza, ma te li tira di bocca i no.
E mi rendo conto che spesso e' una reazione spontanea, quella nostra, dettata dalla rabbia (nostra) e non da un'effettiva necessita' di vietarle tutto.
Mi sforzo paurosamente di capirla, di applicarmi nell'osservarla, nel comprenderne le dinamiche quando agisce, quando la vedo fare esattamente quello che le abbiamo detto dinn fare, quando urla perche' vuole qualcosa, quando se nn la ottiene, se la prende da sola, anche arrampicandosi su per i muri lisci, ma non sempre riesco in questo, anzi...
Quindi penso che il capriccio cambi da bambino a bambino e che e' facile cadere nel tranello e scambiare per "capriccio" una reale necessita'.
Per me questo e' un momento di dolore e di sconfitta (se avete letto delle ragadi di maya) perche' mi sento colpevole per aver confuso un'esigenza in una esagerazione (che potrebbe rientrare nella categoria "capriccio")
Posso solo imparare ormai da quello che e' stato per cercare di non ricadere ancora in questo errore.
quando un pianto e un capriccio?
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alemia wrote:lenina wrote:
Ho spesso avuto l'impressione che i "capricci" fossero spesso legati a una mancanza di tempo (Più che legittima) per capire il bambino in quel momento.
Se c'è da andare a lavorare e il bambino vuole uscire in mutande magari nella sua testolina ha un motivo...ma di fatto bisogna vestirlo...bisogna uscire non si può capire il motivo e fargli capire che i pantaloni deve metterli e lì si instaura il "capriccio"
(avevo un fratellino tremendo da questi lati)
ti assicuro che per noi non è così
anzi, ho notato che più tempo ci perdo dietro ad un "capriccio" peggio è, non servono a nulla parole, abbracci tentativi di chiarimento, deve passare il momento , si sfoga e poi, con una faccia da culetto viene e mi abbraccia come se nulla fosse stato!![]()
TERESA!!!
Marika e Nino,
Francesco (2/6/04), Teresa (9/12/05) e Giovanni (19/12/10)
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nella quotidianità pure George Clooney ad un certo punto si trasforma in Homer Simpson (Gabry)
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Azur
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se è frustazione non è più capriccio...per come la vedo io.
Ma di nuovo solo un esporre in modo plateale qualcosa che un adulto si terrebbe dentro.
O forse come dicevo sopra il capriccio è poi questo...mostrare in modo esagerato rabbia per qualcosa che per noi adulti non è importante.
Si, ma secondo me sostanzialmente è questo il capriccio.
Un'esternazione esagerat(issim)a di frustrazione, o di stanchezza e simili.
Il non essere in grado/non volere accettare la realtà.
(infatti non "castigo" il "capriccio", in genere spiego più volte il perchè e il percome non si può,
e poi aspetto che passi,
o abbracciandolo o lasciandolo un po' da solo, a seconda di quel che mi pare meglio di volta in volta)