io ancora non ho capito che metodo ha intenzione di usare
sul quaderno che porta a casa non ci sono lettere da fare, ma parole corte da scrivere, hanno iniziato con la lettera O (non chiedetemi perchè) quindi orso, oca, oliva, olio.
poi però gli fanno copiare ogni giorno la data, gli hanno fatto scrivere per una pagina intera il suo nome e cognome, nei primi due giorni gli hanno fatto unire i tratteggi delle linee di un disegno per poi colorarlo e sotto c'erano da fare le stanghette verticali, orizzontali, oblique, segno di maggiore e minore, cerchi grandi piccoli e semicerchi.
Insomma io ancora non ho capito dove vogliono andare a parare, vedremo
mi tocca seguirlo perchè lui da solo mi chiede ogni minuto e mezzo "Ma qui che devo fare?" segno che non ha idea di che cosa deve ricopiare e scrivere o che. Quindi gli dico cosa fare e lui la fa
Sto sbagliando? boh
gli ho detto chiaramente che se non vuole fare i compiti non posso obbligarlo ma che il giorno dopo alla maestra glielo deve spiegare lui e accettare la possibilità di un rimprovero e di un brutto voto.
Apriti cielo, ha iniziato ad urlare, non accetta la possibilità di una "umiliazione" pubblica, è il suo carattere, molto molto simile al mio, e lo capisco, perciò non me la sento di abbandonarlo a se stesso perchè non ha ben chiaro quello che deve fare.
So che in questi primi giorni delicatissimi, una "umiliazione" pubblica potrebbe decretare l'inizio di una carriera scolastica disastrosa, e lo so perchè io ero come lui e lo conosco, non mi piace cimentarmi pubblicamente in cose che so che non mi riescono bene rischiando di fare brutta figura, preferisco spaccarmi la schiena e la testa nel tentare di farle prima in privato (è uno dei motivi per cui non mi sono mai presentata ad un esame con la speranza di cavarmela tentando la sorte, non avrei mai accettato l'umiliazione pubblica di una bocciatura, anche se questo significava studiare 72 ore no stop).
Non posso rischiare che si rifiuti di andare a scuola, non ora che sembra essere partito con il piede giusto
quindi mi trovo d'accordo con cosetta
Compiti a casa!!!
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Esatto, è come dice Fede, per farla partire col piede giusto e con un atteggiamento positivo, per farle vedere che con l'impegno può fare tutto.Lelia wrote:Quanti bambini sono in classe?
Noi eravamo 21.
Se si tratta solo del periodo iniziale e di compiti che non possono essere spiegati alla lavagna sono d'accordo con te, anche perché far sentire Irene poco capace potrebbe avere conseguenze pesanti per lei e ovviamente non ne vale la pena.
Però per quanto riguarda attività più "accademiche", io resto dell'idea che i genitori si debbano limitare a supervisionare e al limite a segnalare alla maestra.
Su altre cose vedremo, sono propensa al farle vivere le conseguenze delle sue azioni ma lei è una piuttosto ligia al dovere e non rifiuterebbe di fare i compiti, e se non ha capito qualcosa potrebbe andare nel panico e non mi ci vedo a lasciarla sola senza aiuti.
Non è l'atteggiamento del vagabondo o di quello che se ne frega insomma.
Certo, a seconda del tipo di problema si vedrà se provare a aiutarla (c'è anche mia mamma che è maestra) o segnalare alla maestra, non so, vedremo di volta in volta.
In questi anni ho imparato che è difficile parlare prima di trovarsi nelle situazioni, persone e situazioni possono presentare molte varianti e sfumature!
- Lelia
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Sì certo Cos, sono d'accordo.
E' che io sono un'ex bambina molto ligia al dovere, sempre brava a scuola, ma con grosse difficoltà a dire "non ho capito, ho bisogno di aiuto". In questo per me è stato essenziale l'atteggiamento delle mie maestre delle elementari, che mi hanno insegnato a chiedere aiuto senza vergognarmene. Se mia madre mi avesse sempre "soccorso" a casa, io avrei perso la più importante lezione di quei 5 anni: si può non capire, si può chiedere una mano, non è una sconfitta, non vali meno per questo.
Credo che per mia madre o per mia sorella (16 anni più grande di me) a volte sia stato difficile dire "Lelia, se questa cosa non l'hai capita la devi chiedere in classe" invece di aiutarmi in prima persona, ma oggi sono molto contenta che l'abbiano fatto.
E' che io sono un'ex bambina molto ligia al dovere, sempre brava a scuola, ma con grosse difficoltà a dire "non ho capito, ho bisogno di aiuto". In questo per me è stato essenziale l'atteggiamento delle mie maestre delle elementari, che mi hanno insegnato a chiedere aiuto senza vergognarmene. Se mia madre mi avesse sempre "soccorso" a casa, io avrei perso la più importante lezione di quei 5 anni: si può non capire, si può chiedere una mano, non è una sconfitta, non vali meno per questo.
Credo che per mia madre o per mia sorella (16 anni più grande di me) a volte sia stato difficile dire "Lelia, se questa cosa non l'hai capita la devi chiedere in classe" invece di aiutarmi in prima persona, ma oggi sono molto contenta che l'abbiano fatto.
I'm selfish, impatient and a little insecure.
I make mistakes, I am out of control and at times hard to handle.
But if you can't handle me at my worst, then you sure as hell don't deserve me at my best.
- Marilyn Monroe -
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