LA depressione post partum

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Pandina
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Post by Pandina »

Lafee ho letto tutto.
E ti abbraccio forte.
Insieme formiamo una rete speciale.
:bacio:
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Paola
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Post by Paola »

Ecco, leggo Pandina, lefee e la rete.

Io come la Ruffy posso contare sulla rete, una rete che ti coltivi giorno per giorno e che a volte pesa come un macigno, perché te ne devi occupare quando meno vorresti, nel senso che all'indomani del parto di lapo mia madre si è ammalata un po'.
Dico un po' perché ancora non s' capito bene cosa avesse, ok la tiroide era andata in tilt, una brutta cervicale aveva fatto capolino facendole venire vertigini, a tutto ciò sommate una forma di depressione post partum SUA, per osmosi.

Oggi ne ridiamo, giuro, però all'epoca quando il neurologo la visitò e disse: non è stata in gardo di gestire questa grande felicità, è come se per non far soffrire sua figlia si fosse presa carico della sua malinconia, io rimasi spiazzata.

Guardate che è pazzesco, perché secondo me ci da la misura dell'IRRAZIONALITA' di questa cosa, supponiamo pure che il neurologo abbia detto una cazzata, però se mia mamma leggesse di quel sentimento di non sentirsi all'altezza, di non sentirsi adeguate, di avere paura quasi del neonato, credo che si riconoscerebbe.
L'assurdo è che non l'ebbe né dopo la nascita mia né di quella di mia sorella.

Quindi non so se c'entri SOLO l'istinto come concetto atavico, c'entrano sicuramente anche una serie di fattori cogenti:
come l'ambiente e la solitudine, non per tutte ma solo per alcune;
una questione biologica ormonale (che ha il suo bel peso anche in gravidanza, io ho amiche che ricordano la gravidanza come uno dei periodi più brutti della loro vita, eppure poi non hanno avuto nemmeno baby blues);
e non ultimo la possibilità di confrontarsi con persone nel proprio stesso stato, o con racconti di percorsi simili.

Poi, per riprendere in mano la questione "rete", che comunque per le persone che si son ritrovate sole è una specie di chimera, vorrei sottolineare che abbiamo letto anche qui la pesantezza del "sopportare" i vari consigli che vengono dati da amici parenti ecc... che poi sarebbe in parte quella rete, di cui qualcuna ne accetta la componente (scommetto che anche Ruffy di fregnacce della zia della doccia ne avrà sentite) e qualcuna che li ha vissuti come un elemento destabilizzante.

Eppure, quel che cerchiamo QUI, sui forum come questi, è proprio la presunzione di costruire quella rete, e in mezzo ai tanti consigli che diamo a puerpere o madri navigate, vi saranno un sacco di fregnacce.

Perché qui è diverso dalla rete casalinga?

Lo dico perché sono andata a leggermi alcune interviste di Galimberti, e sa da fare una precisazione: Lui non nega vi sia un'istintualità d'amore che lega una madre ad un figlio, ma affianca a questo sentimento positivo un'istintività, altrettanto presente, di rifiuto.

"La retorica dei buoni sentimenti è una spessa coltre che stendiamo sull´ambivalenza della nostra anima, dove l´amore si incatena con l´odio, il piacere con il dolore, la benedizione con la maledizione, la luce del giorno con il buio della notte.
Perché nel profondo tutte le cose sono incatenate e intrecciate in un´invisibile disarmonia. E scrutare l´abisso che queste cose sottende è compito ormai trascurato della nostra cultura che con troppa semplicità distingue il bene e il male come se i due non si fossero mai incontrati e affratellati."

Indi lui dice, è bene sapere, piaccia o non piaccia che esitono entrambe le componenti in ogni essere umano e sono prepotenti nella donna che ha appena partorito: quando una delle due componenti, per percorsi che sono INVOLONTARI dall'essere umano perché INCONSCI, prevale sull'altra, ecco che scatta il percorso positivo o quello negativo.
Il percorso del perché scatti o meno, lui lo lega sicuramente anche ad una questione AMBIENTALE e di RETE.

Tant'è che dice:

"Là dove qualcosa è cambiato. E´ la forma della famiglia: troppo nucleare, troppo isolata, troppo racchiusa nelle pareti di casa "

E allora dobbiamo fare i conti con questo:

"L´incapacità di gestire un regime familiare, dove le difficoltà oggettive possono mescolarsi con i fantasmi della mente e con le speranze deluse, produce una tragedia che forse poteva essere evitata se quel nucleo familiare si fosse aperto e reso permeabile allo scambio sociale, come accadeva presso i primitivi dove i figli erano figli di tutte le donne del villaggio, come accadeva fino a un paio di generazioni fa anche da noi, dove la povertà facilitava la socializzazione e l´aiuto reciproco in quell´incessante andare e vieni tra vicini di casa che rendeva impossibile quando non addirittura innaturale l´isolamento della famiglia."

Ho riportati i pezzi, la versione integrale la leggete qua:
http://www.feltrinellieditore.it/FattiLibriInterna?id_fatto=221

Proviamo allora a riflettere anche su questo:
chi la rete non ce l'ha potrebbe partire sicuramente svantaggiato, chi ce l'ha può deciderne di usufruirne o di farne a meno, in mezzo a quelle che ne usufruiscono ci sono quelle che la vivono come una salvezza e quelle che la vivono come un peso, tra quelle che la vivono come un peso c'è chi ne fa a meno e ce la fa egregiamente da sola e chi fa comunque fa fatica.

Galimberti poi da un enorme ruolo anche alla figura paterna, e sempre dalle pagine di un'altra intervista lancia questo appello:
"Un invito ai padri: tutelate la maternità nella sua inconscia e sempre rimossa e misconosciuta crudeltà. Questa tutela ha un solo nome: "Accudimento", per sottrarre le madri a quella luce nera e così poco rassicurante che fa la sua comparsa nell’abisso della solitudine. "

Detto ciò, se COGNE non è in ogni dove, il baby blues pare sia invece diffusissimo, forse varrebbe proprio la pena fare più dibattiti come questi, per non sentirsi le sole e non avere le solite colpe che ci portiamo appresso fin dal peccato originale.
Oui, Je suis Zizzià.
Silvietta
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Post by Silvietta »

loffin wrote:io ho amiche che ricordano la gravidanza come uno dei periodi più brutti della loro vita, eppure poi non hanno avuto nemmeno baby blues)]

Ci credo!
Solitamente viene quando nello stato gravidico stai molto bene. Se non ne puoi più di essere incinta è quasi naturale che poi non subentri nessuno stato emotivo da quadro depressivo.

loffin wrote:Lo dico perché sono andata a leggermi alcune interviste di Galimberti, e sa da fare una precisazione: Lui non nega vi sia un'istintualità d'amore che lega una madre ad un figlio, ma affianca a questo sentimento positivo un'istintività, altrettanto presente, di rifiuto.


Sui, Paola, questo l'abbiamo detto ieri.
La novità del ragionamento di questo pensatore è che dice di smetterla di anelare all'immaginario della brava madre. Perchè significa autoflagellarsi. Ciascuna madre è brava proprio perchè è quella che è.


loffin wrote:chi la rete non ce l'ha potrebbe partire sicuramente svantaggiato, chi ce l'ha può deciderne di usufruirne o di farne a meno, in mezzo a quelle che ne usufruiscono ci sono quelle che la vivono come una salvezza e quelle che la vivono come un peso, tra quelle che la vivono come un peso c'è chi ne fa a meno e ce la fa egregiamente da sola e chi fa comunque fa fatica.


Poi ci sono anche altri percorsi mentali.
C'è chi ha la rete, ci si appoggia ma non gli basta. Perchè la sua testa non cerca la rete ma la via per tararsi su l'enensimo equilibrio nuovo.

E se con Matteo fu il cambiamento di status a destabilizzarmi, con Niccolò fu un neonato malato di reflusso severo e delle peggiori coliche (quelle che ti fanno diventare cianotico quando mangi), che piangeva 20 ore al giorno, che ebbe un arresto di crescita e un richiamo per le malattie metaboliche e fu un bimbo di 25 mesi che si tuffava sul tappeto tappandosi le orecchie e piangendo di tristezza.

Le contingenze, oltre alla rete, piegano le modalità di adesione alle circostanze.
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