Infatti Scrj l'ho scritto in risposta a vale, mai e poi mai potrei pensare di amare i miei figli più di quanto possa fare qualsiasi altra madre, in qualunque modo essi siano arrivati. Ma mi chiedo se IO li avrei amati così tanto senza il mio percorso alle spalle,se avrei comunque provato questa immensità di emozioni nel diventare genitore. Sicuramente si ma è una cosa che non saprò mai....Scrj wrote:Però non si sta parlando di consapevolezza (sulla quale ti dò ragione) ma di amore.
Puoi tu dire di AMARE di più i tuoi figli di quanto Vale ama i suoi?
E non è ingiusto profondamente nei confronti dei BAMBINI di Vale?
Perchè loro dovrebbero sentirsi meno amati?
Riflessioni sul dolore dell'attesa disattesa
Moderator: Paola
- mammamatty
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Ti ho desiderato ancor prima che ti concepissi. Ti ho amato ancor prima che nascessi. Ancor prima che tu fossi qui da un'ora avrei dato la vita per te. Questo è il miracolo della vita (m.h.)
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- val3nt1na
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invece dentro il cuore lo sai già.mammamatty wrote: Ma mi chiedo se IO li avrei amati così tanto senza il mio percorso alle spalle,se avrei comunque provato questa immensità di emozioni nel diventare genitore. Sicuramente si ma è una cosa che non saprò mai....
:bacio:
"L'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale."- Lucio Dalla.
- clac
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Mi sento abbastanza in sintonia con lo stato d’animo di Sheire, e quindi anche io entro in punta di piedi, dico la mia, e mi scuso se a qualcuna sembrerò indelicata perché, dopotutto, io una figlia ce l’ho.
Ma il cammino che ho percorso per abbracciarla è stato comune a quello di molte, e di certo non una tranquilla passeggiata.
ho cercato la prima gravidanza dopo quasi un anno di matrimonio.
l'ho cercata più per assecondare mio marito che per puro desiderio di maternità.
mi sentivo ancora giovane e sposina inesperte, mi vedevo un sacco di tempo davanti.
poi è passato un mese e niente, un altro, e niente...e un altro, un altro un altro...
il mio desiderio di maternità è nato dallo scontrarmi con i test negativi.
ma, stranamente, nonostante i pianti all'arrivo delle mestruazioni ogni mese non mi sono mai soffermata seriamente e conaspevolmente sulla possibilità di non avere figli, o sulla possibilità di dover ricorrere a strade alternative per averne.
stranamente, nonostante la sofferenza personale, mio marito era calmo (benchè mi "obbligasse" a fare test a casaccio in qualsiasi giorno del ciclo, nella nostra beata
ignoranza), mi diceva "ci riproviamo il mese prossimo, tranqulla".
stranamente, nonostante un intero anno di tentativi andati a vuoto, riuscivo a rispondere alla classica domanda sorridendo tranquillamente con un serafico "fare bambini non è come fare il pane, non basta l'impegno e la ricetta giusta".
gli utlimi giorni di giugno del 2007 ho letto il test positivo. l'ho fatto al 39 pm. sapevo che non dovevo illudermi ma sentivo che c'era qualcosa di nuovo nel mio corpo. ora ho una bambina bellissima che sta per compiere tre anni. e so che è un dono che mi è stato concesso.
adesso come Sheire sto cercando il secondo.
e come è successo per la prima ho difficoltà a rimanere incinta.
e come Sheire stavolta ho un sacco di paure e ansie che prima, nonostante tutto, non avevo.
ho aspettato a rimettermi in cerca per curare alcuni problemi nati proprio a seguito di gravidanza e allattamento.
a luglio dell'anno scorso ho deciso di interrompere la cura, perché è troppo grande la voglia di un'altra gravidanza.
ho dovuto convincere medici, marito e parentame che ce la posso fare, che mi sono informata, che sono pronta ad affrontare i problemi se dovessero ritornare.
Ora il tempo passa, io dovrei riprendere la cura ma non posso, non ancora, devo provarci ancora, voglio dare un fratellino alla mia bambina, voglio accarezzarmi ancora la pancia, voglio provare l'emozione di 2 manine piccole e paffute che stringono il mio dito, di 2 guanciotte che succhiano il mio latte.
non posso e non voglio darmi per vinta.
allora continuo.
piango ad ogni mestruazione e anche ora che sto sviscerando le mie emozioni.
ma sorrido quando mio marito cerca di fare il calmo e dice "ci riproviamo il prossimo mese, dai".
sorrido quando mi dicono che è ora di fare il secondo, riprendo il sorriso serafico e la frase sul fare il pane.
sorrido ogni volta che parlo dicendo "quando ne avrò un altro mi paicerebbe fare così..beh, se mai ne avrò un altro, dato che qui non succede mai niente".
sorrido davanti ad amici e colleghi che quando io parlo così magari pensano "poverina, non ci riesce".
ma dentro di me un po' piango, un po' urlo, un po' mi incazzo, un po' sbatto porte e tiro pugni. Perché è comunque un dolore quello che mi accompagna, pur essendo “mitigato” dall’essere già mamma.
Ma il cammino che ho percorso per abbracciarla è stato comune a quello di molte, e di certo non una tranquilla passeggiata.
ho cercato la prima gravidanza dopo quasi un anno di matrimonio.
l'ho cercata più per assecondare mio marito che per puro desiderio di maternità.
mi sentivo ancora giovane e sposina inesperte, mi vedevo un sacco di tempo davanti.
poi è passato un mese e niente, un altro, e niente...e un altro, un altro un altro...
il mio desiderio di maternità è nato dallo scontrarmi con i test negativi.
ma, stranamente, nonostante i pianti all'arrivo delle mestruazioni ogni mese non mi sono mai soffermata seriamente e conaspevolmente sulla possibilità di non avere figli, o sulla possibilità di dover ricorrere a strade alternative per averne.
stranamente, nonostante la sofferenza personale, mio marito era calmo (benchè mi "obbligasse" a fare test a casaccio in qualsiasi giorno del ciclo, nella nostra beata
ignoranza), mi diceva "ci riproviamo il mese prossimo, tranqulla".
stranamente, nonostante un intero anno di tentativi andati a vuoto, riuscivo a rispondere alla classica domanda sorridendo tranquillamente con un serafico "fare bambini non è come fare il pane, non basta l'impegno e la ricetta giusta".
gli utlimi giorni di giugno del 2007 ho letto il test positivo. l'ho fatto al 39 pm. sapevo che non dovevo illudermi ma sentivo che c'era qualcosa di nuovo nel mio corpo. ora ho una bambina bellissima che sta per compiere tre anni. e so che è un dono che mi è stato concesso.
adesso come Sheire sto cercando il secondo.
e come è successo per la prima ho difficoltà a rimanere incinta.
e come Sheire stavolta ho un sacco di paure e ansie che prima, nonostante tutto, non avevo.
ho aspettato a rimettermi in cerca per curare alcuni problemi nati proprio a seguito di gravidanza e allattamento.
a luglio dell'anno scorso ho deciso di interrompere la cura, perché è troppo grande la voglia di un'altra gravidanza.
ho dovuto convincere medici, marito e parentame che ce la posso fare, che mi sono informata, che sono pronta ad affrontare i problemi se dovessero ritornare.
Ora il tempo passa, io dovrei riprendere la cura ma non posso, non ancora, devo provarci ancora, voglio dare un fratellino alla mia bambina, voglio accarezzarmi ancora la pancia, voglio provare l'emozione di 2 manine piccole e paffute che stringono il mio dito, di 2 guanciotte che succhiano il mio latte.
non posso e non voglio darmi per vinta.
allora continuo.
piango ad ogni mestruazione e anche ora che sto sviscerando le mie emozioni.
ma sorrido quando mio marito cerca di fare il calmo e dice "ci riproviamo il prossimo mese, dai".
sorrido quando mi dicono che è ora di fare il secondo, riprendo il sorriso serafico e la frase sul fare il pane.
sorrido ogni volta che parlo dicendo "quando ne avrò un altro mi paicerebbe fare così..beh, se mai ne avrò un altro, dato che qui non succede mai niente".
sorrido davanti ad amici e colleghi che quando io parlo così magari pensano "poverina, non ci riesce".
ma dentro di me un po' piango, un po' urlo, un po' mi incazzo, un po' sbatto porte e tiro pugni. Perché è comunque un dolore quello che mi accompagna, pur essendo “mitigato” dall’essere già mamma.