Per me ci sono campi in cui essere competitivi va bene, e sono quelli per così dire di nostra elezione: lo sport, il lavoro, suonare uno strumento... Ma anche qui io la vedo come Los: non competo per primeggiare sugli altri, ma per migliorare me stessa. E non gioco solo per vincere, altrimenti in bici da corsa non ci andrei più! Invece ci vado pur essendo lenta, perché mi pongo degli obiettivi e cerco di raggiungerli.Ema wrote:Per me, esser competitivi, significa misurarsi costantemente con sè e con gli altri, amare le sfide, giocare per vincere e non solo per partecipare. Non tirarsi indietro di fronte alle prove.
Che competizione è quella al figlio più avanti? Roba da frustrati che cercano di riscattare le proprie delusioni attraverso il successo dei figli, al limite.
Quello che più detesto sono i genitori che, oltre a fare a gara a chi ha il figlio più avanti (sa nuotare, usa il monopattino, va in bici senza rotelle, conta, legge, scrive prima degli altri) puntano ad avere il figlio più bravo a scuola al punto che, di fronte a una verifica, la prima cosa che chiedono è: che cosa ha preso X? E Y?
Mi sono incavolata di brutto in classe per questa storia dei voti, e ho chiarito che per me è più ammirevole l'alunno che passa dal 4 al 6 di quello che prende sempre 8.

