Detto tutto ciò volevo ringraziare tutti per la pacatezza di questa discussione che rimane umana anche su posizioni contrastanti.
Riporto un pezzo di approfondimento del fatto quotidiano perché se in una redazione giornalistica, ove stanno affrontando la questione Parigi, si arriva alle nostre stesse riflessioni, credo che vi sia davvero, in questo momento, un percorso di riflessione importante.
Io, delle tre opzioni sotto, farei un po' è un po' senza escluderne nessuna...
Si discute parecchio, anche tra noi, nelle redazioni, di cosa sta succedendo. Di come dobbiamo inquadrare e raccontare i fatti di Parigi. Le opzioni sono molte:
1) terrorismo simile a quello degli anni Settanta in Italia, ci sono pochi fanatici islamisti circondati da un brodo di coltura di rabbia e frustrazione che garantisce ai violenti protezione e consenso.
2) E’ lo scontro di civiltà iniziato l’11 settembre, Islam contro Occidente, e l’Occidente sta perdendo perché mentre i terroristi possono farlo soffrire, il nemico è impalpabile, privo di regole e morale, spietato.
3) La religione, l’Islam e la mitologia del Califfato sono tutte sovrastrutture, addobbi di una questione geopolitica molto precisa, cioè il caos in cui è sprofondato (con l’aiuto degli Stati Uniti e di tutti noi) il Medio Oriente
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