Erin-75 wrote:quoto dani in tutto e per tutto
la penso esattamente come lei
e non capisco dove sia il negativo nell'accezione "educare" educativo"
il fatto che il limite sia educativo non implica che non sia motivato, anzi per me è educativo proprio nel momento in cui può essere spiegato e di conseguenza metabolizzato dal bambino, altrimenti è una semplice imposizione e non userei mai il termine educativo per un'imposizione.
ho l'impressione, in questi giorni, di utilizzare le parole in modo diverso da lenina o cosetta, per me educare vuol dire educare, punto,non sottointende imporre, e non mi frega se in qualche libro o teoria pedagogica gli viene data anche questa accezione. E' scorretta e non utilizzo il filtro etimologico del tal libro per leggere i post di questo o quell'utente, cerco prima di capire cosa vuol dire l'utente in questione e poi semmai spaziare sulla teoria pedagogica più o meno oppressiva
Io non mi riferisco a nessun libro Fede.
Il punto è: ok a noi non torna il concetto "limiti educativi", ma perché a "voi" invece non torna il concetto che i limiti imposti ragionevolmente dalla realtà sono sufficienti?
come se bisognasse imporne altri, come se il fatto di non poter spendere ogni giorno qualche euro per cose inutili non fosse sufficiente di per sé a non esagerare con gli acquisti, come se l'attenzione per la salute e le carie non fosse sufficiente a limitare caramelle e dolci eccetera.
Perché se siamo d'accordo su questo, è inutile continuare a discutere.
Qualcuno ad esempio parlava dell'attesa, dell'importanza dell'attesa di per sé, come se andasse appositamente creata.
Ma dove, in che famiglia, i bimbi non devono mai attendere qualcosa? io lo trovo irrealistico.