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Posted: Thu Oct 27, 2011 1:17 pm
by Simom
France wrote:Il problema è che al cliente dell'albergo non interessa il carattere della receptionist e la sua bontà d'animo, bensì guarda l'immagine,che si riflette sull'immagine che da l'albergo stesso.
Se il direttore d'albergo è convinto che un cambiamento di immagine possa limitare l'afflusso della clientela credo che abbia pieno diritto di pretendere un abbigliamento consono, magari fornirlo lui stesso.
Non credo si possa parlare di diritti violati del lavoratore, ne tantomeno di discriminazione.
Se non si vuole (o non si può) rinunciare al velo, ai capelli fucsia o a 47 piercing si sceglie un tipo di lavoro in cui ci sia permesso di abbigliarsi come si vuole
Esatto
Posted: Thu Oct 27, 2011 1:24 pm
by Agnese G. Pupa
si France, ma resta il problema che siamo "obbligati" a delle etichette delle quali io farei volentieri a meno.
Certo che uno si sceglie il lavoro anche in base alle sue personali caratteristiche (o almeno ci prova) ma lo chador come il capello fuxia in un mondo "normale", volto alla qualità e nn alla quantità non sarebbe un problema.
Per me l'atteggiamento del datore di lavoro non è discriminante di per se, per me il problema è a monte! ognuno dovrebbe potersi esprimere come gli pare, ma ovvio è solo il mio personalissimo e utopico pensiero....
Dopo tanti lavoretti "qualsiasi" dove l'etichetta contava, ho deciso di virare verso un lavoro dove, come vado vestita,abbigliata, piercingata o colorata importa poco! sai com'è ai genitori dei "miei ragazzi" frega poco se sono pacchiana o sportiva a loro interessa la qualità del mio lavoro..

Posted: Thu Oct 27, 2011 1:34 pm
by France
Agnese G. Pupa wrote:si France, ma resta il problema che siamo "obbligati" a delle etichette delle quali io farei volentieri a meno.
Certo che uno si sceglie il lavoro anche in base alle sue personali caratteristiche (o almeno ci prova) ma lo chador come il capello fuxia in un mondo "normale", volto alla qualità e nn alla quantità non sarebbe un problema.
Per me l'atteggiamento del datore di lavoro non è discriminante di per se, per me il problema è a monte! ognuno dovrebbe potersi esprimere come gli pare, ma ovvio è solo il mio personalissimo e utopico pensiero....
Dopo tanti lavoretti "qualsiasi" dove l'etichetta contava, ho deciso di virare verso un lavoro dove, come vado vestita,abbigliata, piercingata o colorata importa poco! sai com'è ai genitori dei "miei ragazzi" frega poco se sono pacchiana o sportiva a loro interessa la qualità del mio lavoro..
Sul fatto di come DOVREBBE funzionare ovviamente sono d'accordo anch'io, ma si sa che in un mondo in cui conta solo l'apparenza (basta accendere la tv) ed il profitto di agisca in direzione opposta, e non si può negare il diritto ad un datore di lavoro ad imporre un determinato abbigliamento nella sua attività.
Io bene o male ho fatto la stessa scelta tua, faccio l'operaio e vengo giudicato in base al lavoro che svolgo,anche perché un lavoro che prevede il contatto col pubblico non fa per me, spesso sono molto poco diplomatico