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Posted: Mon Jun 23, 2008 2:39 pm
by Lella
Sheireh wrote:La realizzazione come donna per me riguarda esclusivamente l'ambito "privato": essere una buona moglie (per un marito che se lo merita), essere una buona madre, e anche, perché no, essere una buona figlia. Ed essere felice di esserlo.
Che bella questa dichiarazione, sai che pensandoci io mi sento realizzata proprio in quanto madre e moglie, non certo professionalmente parlando, anche se il pensiero di dover fare solo la madre e la moglie in un certo senso mi "soffocava".
Ora con il tempo ho cpaito che non era il bisogno di lavorare ma proprio la necessità di un impegno costante anche al di fuori delal casa e della famiglia che mi permettesse un contatto sociale, un contatto esterno.
Forse oggi, discorso economico a parte, riuscirei a restare a casa sentendomi bene ugualmente.
Posted: Mon Jun 23, 2008 2:40 pm
by caterina
Una sana via di mezzo, credo.
Tra una donna che non riesce a saltarci fuori tra casa e ufficio ed una che sta sempre in casa e fare la madre e la moglie che poi dopo 20 anni sclera e scappa col giardiniere
Però, si, se potrò permettermelo, vorrei una via di mezzo, tipo part-time, come sono stava cresciuta io.
Del resto di mattina i figli mica ci sono in casa, che si sta a fare?
La maglia?!
Al pomeriggio io tornavo da scuola e trovavo il pranzo, un pò di tv e poi via di compiti.
Posted: Mon Jun 23, 2008 3:49 pm
by kia
Sheireh wrote:Sì, sicuramente la fiducia totale è indispensabile. E anche questa deriva molto dalla famiglia in cui si è vissuti, dagli esempi che si è avuto.
La realizzazione come donna per me riguarda esclusivamente l'ambito "privato": essere una buona moglie (per un marito che se lo merita), essere una buona madre, e anche, perché no, essere una buona figlia. Ed essere felice di esserlo. Sottolineando il fatto che buona non significa "sottomessa" a questi ruoli, ma essere conscia degli impegni, dell'affetto, dei sacrifici, di tutto ciò che è necessario, ed essere in grado di tenere testa a tutto.
verissimo e bellissimo ciò che hai detto. del resto ognuno fa i conti con la propria felicità e con ciò di cui ha bisogno per raggiungerla (o quanto meno per avvicinarcisi)