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Posted: Thu Feb 26, 2009 12:05 pm
by Silvia
ecco il mio racconto che riguarda il post partum...forse andranno corrette delle cose...dimmi se vuoi che lo faccia io:



http://www.noimamme.it/forum/showthread.php?t=59724&page=2

Posted: Thu Feb 26, 2009 1:56 pm
by erinmay
ci torno madda
da casa

Posted: Thu Feb 26, 2009 3:09 pm
by Claudina
Il mio post partum non credo di averlo mai raccontato, perchè ancora adesso, a distanza di 8 mesi, mi piange il cuore a parlarne.

La mia gravidanza è stata inaspettata e, per quanto possibile a parte lo shock iniziale, serena.
Ho avuto un parto indotto, sono arrivata in ospedale alle 8 del mattino in festa, felicissima e sprezzante del dolore che avrei provato. Ho avuto un esperienza lunga e dura, abbastanza traumatica, e appena l'ho visto mi è passato tutto. Arrivata in camera con il mio bimbo tra le braccia, zoppicavo e quasi non mi ricordavo il perchè.
Ho vissuto tre splendidi giorni, perfetti, il mio angelo dormiva, mangiava, a volte si incapricciava un pò e allora me lo tenevo in braccio e restavo a guardarlo. Non mi interessava della gente che veniva a trovarmi, del fatto che fossi pallida, spettinata e stanca. Non riuscivo a dormire di notte perchè mi mettevo a guardarlo, e tutti mi dicevano, riposa un pò. Io mi sentivo forte dei miei vent'anni e di quel cucciolo che era tutto mio.
Una volta l'ho lasciato con le dade, al ritorno se lo coccolavano e mi dicevano, ma quant'è bello, ma quant'è buono. ed io ero cos' orgogliosa, così felice.
Mi pareva di stare su una nuvola.
Dopo tre giorni ci mandano a casa. In macchina inizio ad avere un pò di ansia, entrati in casa, vedo questo cosino nella carrozzina e mi sembra un estraneo, e mi dico, mi dovrò abituare... Fa un caldo terribile, lui non ha nemmeno la forza di ciucciare, si addormenta subito e ogni 10 minuti si risveglia per mangiare. provo a dargli il ciuccio ma lo sputa, vuole solo la mia tetta, che ancora non è tanto piena, e si arrabbia, e piange.
Passo ore ed ore a non combinare niente, lo guardo e non capisco cos'ha, non mi sembra lo stesso bimbo che era in ospedale. Piange, piange e piange.
Dopo un iniziale periodo in cui, priva di quell'enorme pancione, mi sento magra come mai sono stata, inizio a vedermi goffa e floscia nelle magliette estive, giro per casa in mutande, un caldo insopportabile, e ogni volta che passo davanti allo specchio vedo il mio corpo sfatto, le smagliature, la pancia molle, la ciccia che cade ovunque. Nel mio armadio non c'è più nulla che mi stia decentemente.
Le mie bellissime amiche magre mi vengono a trovare tutti i giorni, abbronzate e perfette nei loro vestitini, quando escono da casa mia, se ne vanno al mare.
La sera, vengono da noi e alle dieci se ne vanno a ballare sulla spiaggia.
Io sono cicciona, pallida, tappata in casa con un esserino che urla e piange e mi divora e mi consuma, non esco mai di casa, non voglio vedere il sole, so già che tanto non mi abbronzerò e che anche se fosse sembrerei una balena abbronzata.
C'è stato un pomeriggio in cui non riuscivo a farlo smettere di piangere, piangeva e basta.
Ero nervosa, agitata, stanca da morire. Le avevo provate tutte e quegli strilli mi stavano spaccando il cervello. Aveva cinque giorni di vita.
Niente, arriva a casa il mio compagno, lo prende in braccio e lo porta in camera.
Non lo sentivo più piangere, silenzio. Mi affaccio alla porta. Il mio bimbo dormiva come un angelo di fianco al suo papà, sul lettone.
Mi sono sentita una merda, me lo ricordo come se fosse adesso, un'inutilità assoluta, una mamma incapace.
Un paio di tette e niente dietro.
Ho detto al mio compagno che volevo che gli desse lui il latte artificiale, tanto io ero inutile, non volevo che mio figlio mi usasse solo per mangiare. Non volevo quel cosino addosso a me, a svuotarmi e a farmi sentire ridicola e inutile.
Una mucca. un animale sfruttato.e per giunta brutta.
Lui ha capito che qualcosa non andava, mi ha stretto forte e mi ha detto: ma cos'hai? non vedi quanto è bello? è solo per te che è così.
Io avrei voluto rispondergli che quel figlio non lo volevo più. che avevamo vent'anni e rivolevo indietro la mia vita, la mia pancia piatta, le serate al mare. Invece sono riuscita solo a piangere. piangevo e tremavo e a pensarci tremo ancora. Mi ha detto: piangi quanto vuoi. datti del tempo, è normale che adesso ti senti un pò giù.
Un pò giù. io mi sentivo morire.
Tutti ne sapevano più di me su mio figlio, e fai così, prendilo cosà, mettilo lì, prova di qua.
Nei pochi momenti che dormiva, arrivava mia cognata e lo svegliava dando i calci nella carrozzina, perchè lo voleva tenere in braccio. E io non avevo la forza di ribattere, mi sentivo frizzare il sangue, provavo odio verso chiunque si avvicinasse al mio bambino o lo sfiorasse o lo prendesse in braccio. Odiavo tutti, tranne i miei genitori e il mio compagno.
Tranne mia mamma, che ho mal sopportato tutta la vita e che mi ha sorpresa, capendomi più di chiunque al mondo, leggendomi negli occhi quello che non sapevo di provare.
Questo io vedevo. Lei che mi consigliava, tutti gli altri che volevano rubarmi mio figlio. ai miei occhi, me lo portavano via.
La sua sesta notte di vita, saranno state le tre di notte, l'avevo allattato e lui dormiva. Devo metterlo nella culla, ce la faccio da sola. Scendendo dal letto, inciampo nel lenzuolo e cado a terra. Mi sono chiusa a riccio per proteggere quel piccoo fagotto che mi tenevo sul petto. Lui non se n'è nemmeno accorto, il mio compagno è corso a prenderlo su, l'ha messo sul letto. dormiva.
Io sono rimasta li per terra non so quanti minuti, mi sono sembrate ore. Piangevo. Oltre al male di una caduta di schiena, mi sentivo finita.
Ecco, era vero, non ero capace di essere una buona mamma, perchè a una buona mamma non sarebbe successo. Volevo morire. Giuro, se mi avessero detto , vuoi morire adesso , avrei detto di si.
Invece, quell'uomo che mi ha reso mamma, mi ha presa di peso dal pavimento e mi ha dato una scossa, mi ha detto basta, non ti puoi ridurre così. Basta farti tutto questo male.
Ha fatto il papà, per un paio di giorni e notti in cui io riposavo e non muovevo un dito, lui prendeva il bimbo, me lo attaccava al seno, me lo staccava, lo cambiava, lo addormentava.
La seconda mattina mi ha caricata in macchina, siamo usciti tutti e tre, in spiaggia, al sole, insieme, fuori da quelle mura che mi sembravano una prigione.
Mi sono sentita viva. Rinata. Mi ha presa per i capelli e mi ha salvata.
Da li è cominciata una lenta ripresa, qualche segno me lo porto ancora dentro.
Nonostante abbia perso quasi tutti i chili presi, mi sento ancora uno schifo. Nonostante abbia imparato a fare la mamma e a capire il mio bimbo e ad amarlo, ogni tanto qualcuno con le sue affermazioni o con dei gesti mi manda in crisi. Mi sento ancora gelosa all'inverosimile della mia creatura, e a volte mi chiedo perchè mai non potesse restare nel mio pancione per sempre.
Ma, prevalentemente, lo guardo e lo amo e mi dico che sto facendo proprio un bel lavoro.
Io non so se queste mie prime due settimane infernali siano state baby blues o depressione o che altro, so che è stato devastante e che a vote mi chiedo perchè ho rovinato così quei primi giorni, di cui vorrei avere un magico ricordo e che invece cerco sempre di rinnegare dentro di me.

Non mi piace parlarne, anchè perchè come ho detto credo di portarmi ancora appresso qualche strascico di quel dolore; ma ora che rileggo tutto quello che ho scritto, che per la prima volta ho buttato fuori tutto, mi sento più leggera, e tremo come quei giorni, in cui la mia vita mi sembrava finita, ora che sono consapevole di quale meraviglioso cammino abbiamo intrapreso.