lenina wrote:Io credo che parlare solo di fortuna sia limitante.
Così come parlare solo di "bravura" (virgolette volute).
Ci sono bimbi che obiettivamente tendono a essere problematici, ma ci sono anche mamma che vivendo molti preconcetti (se lo tieni in braccio si vizia, se gli dai troppe attenzioni ti schiavizzerà ecc...) finiscono per aumentare i problemi invece che farli diminuire.
Un bambino lasciato piangere piangerà di più (anche se a molti non sembra ovvio) di uno che non viene lasciato piangere.
Poi può essere un bambino "difficile" quindi piangerà comunque 3 ore al giorno, ma probabilmente se non si cercasse di prevenire le sue necessità piangerebbe di più ancora.
L'idea di base è consolare il bambino quando piange, io penso che se si riuscisse il più spesso possibile a prevenire il pianto (accorgersi che ha fame quando muove la testina ad esempio) probabilmente sarebbe più facile.
è riuscire a cogliere i segnali che è difficile.
Poi credo che sia tutta una questione di percezione.
Per me Lorenzo era un bambino facile, ha sempre dormito e non era particolarmente lagnoso.
Questo dico se me lo chiedono.
Poi sento racconti di bimbi difficili e che non dormono e mi rendo conto che a volte sono più "tranquilli".
Nel senso che Lorenzo le poppate notturne non le ha mai smesse e ancora ora ne fa minimo 2-3, solo che dorme con me e non mi pesano, le sue serate di pianto arrabbiato le ha passate ma le consideravo "parte del gioco" e non mi sono rimaste impresse.
quoto e chiedo a Paola: ma gli altri 4 pure??? perchè se erano tranquilli tutti tu fai statistica direi! allora il fattore C perde potere assolutamente!





e forse avrei avuto più C se fosse stato meno ipersensibile e meno soggetto a malattie, banali bronchiti o cose più serie.