Page 43 of 82

Posted: Tue May 10, 2011 1:32 pm
by lenina
Teresa wrote:mah io penso invece che non ci sia niente di male nel riconoscere che ciascuno di noi, per una naturale predisposizione, ha delle prerogative caratteriali e delle convinzioni che si traducono in una volontà (leggasi pazienza, forza, tenacia) che le sostiene nel raggiungere determinati risultati, piuttosto che altri.
Poi, e' chiaro, molto dipende anche dalla natura del bambino.

Io quando incontro mamme ( e ne incontro tante) che mi dicono che i loro figli mangiano TUTTO, penso che sono state fortunate (un minimo di predisposizione ci vuole!) ma che sono state anche molto PAZIENTI.

E di questa pazienza, evidentemente, se ne fanno vanto.

Ora e' chiaro che quando trovo l'interlocutrice che mi rompe i maroni con l'atteggiamento della super mamma anche io sfodero le mie argomentazioni.

" si ma l'importante e' che mangino.
poi cresceranno e mangeranno tutto
tanto ingeriscono gli elementi necessari
" etc etc

perche' e' chiaro che tutto cio' che facciamo, se siamo mamme intelligenti e responsabili, lo facciamo secondo un nostro criterio di costo/beneficio.
E quindi e' palese che le mie "mancanze" non sono certo un dramma irrecuperabilie e quando incontro mamme che, piuttosto che celebrare la loro pazienza, tentano di screditarmi, difendo la mia natura di madre con tutta me stessa.
Ma il fatto è che programmi come SOS tata basano proprio la cosa su età standard al di la del bambino

a 2 anni basta passeggino tanto per dire.

abitassi a Torino probabilmente mi sembrerebbe logico.
Perchè andrei ovunque in macchina (che pessima cosa però) e i tratti a piedi sarebbero brevi e in linea di massima in piano.

Ma abito a Piombino.
La macchina la prendiamo raramente.

Facciamo chilometri a piedi e spesso in saliscendi.

Quale bambino di 3 anni cammina per chilometri senza stancarsi? è giusto pretenderlo?
Ma anche tanti di quattro fanno fatica eh.

A quel punto la scelta è obbligarlo a camminare più di quando sia giusto o rinunciare alle passeggiate e prendere la macchina.

A quel punto non è meglio usare il passeggino?

Tanto per dire oggi andrò a prendere Lore all'asilo (con Marzia nel mei tai), andremo ai gonfiabili (2 chilometri circa con 2 attraversamenti brutti), poi andrò alla coop (circa 3 chilometri dai gonfiabili dove avrà ovviamente saltato pur essendo già stanco).
Dalla coop con spesa più bimbi verrò a casa (circa un chilometro).

so che Lorenzo preferirebbe la bici (con il maniglione in modo che possa spingerlo pure io) ma prenderò per mio comodo il passeggino perchè mi fa comodo per la spesa.

Senza bici o passeggino semplicemente rinuncerei.
Perchè gli chiederei di camminare troppo senza poterlo portare neanche un po' in braccio (perchè ho marzia), oppure dovrei andare nei vari posti in macchina

Posted: Tue May 10, 2011 1:34 pm
by lenina
Teresa wrote:per noi l'alternativa e' stata abituarle a fare lunghe passeggiate.

onestamente quando avevano 3 anni anche io ho maledetto mio marito spesso e volentieri, pero' ora che ne hanno 7 e 5 vedo che - a diffrenza dei loro coetani- hanno una grande resistenza nel passeggio e questo secondo me e' un beneficio rispetto al trasporto in un passeggino.
ma come abitui un bimbo a camminare più di quanto lui possa camminare? Prendendolo in braccio ogni tanto per lo meno.

Lorenzo cammina tanto, ma ci sono momenti in cui è stanco.

Di solito il passeggino è vuoto e lui corre.
Ma spesso lo vedi proprio che non ne può più (inizia a inciampare, a chiedere di essere preso in braccio e similari)
A me sembrerebbe di pretendere troppo da lui.

Io trovo che alla lunga sia lo stesso.
Per lo meno io di bimbi di 6-7 anni sul passeggino non ne vedo, ma neppure di 5.

Non credo si possano pretendere le stesse cose da un bimbo di 3.

Posted: Tue May 10, 2011 1:41 pm
by Teresa
LauraDani wrote:in tutto questo io mi chiedo: la pazienza, la forza, la tenacia, la volontà si possono sviluppare?
cioè esercitare, accrescere, aumentare, far evolvere?
e se sì, come?
perchè io un pò questa cosa ce l'ho dentro (per come sono stata cresciuta io, si intende) e cioè che ad essere pazienti si insegna, così come ad essere tenaci e ad aver costanza, a resistere nei momenti difficili
e come posso insegnare a mio figlio la pazienza?
la resistenza alla frustrazione?
la costanza dell'impegno?
(sono domande che mi faccio, e mi scuso se non c'entrano niente, però a volte io credo che se la Daniela affronta una difficoltà, piccola per me ma grande per lei, è come se si allenasse ad affrontare difficoltà più grandi. e questo mi sembra un bene)
Non lo so.
Io io di mio sono una che non ha pazienza, se per pazienza si intende la capacità di saper attendere.
Ma ho grande volontà, se per volontà si intende la costanza nel perseguire un risultato.

Non credo che sono cose che si possano insegnare, pero' credo che attraverso la fiducia che diamo loro (e qui andiamo in loop con il discorso delle aspettative) li possiamo supportare nel farli sentire in grado di superare le difficoltà.