se mai un giorno mia figlia dovesse scrivere queste parole, potrei morire, convinta di aver toccato la felicita' e l'appagamento piu' grande della vita.ziska wrote:Mia mamma ha sempre lavorato molto fuori casa e fuori città (spesso partiva il lunedì e rientrava direttamente il venerdì sera). Mio padre lavorava anche lui fuori città e anche lui rincasava il sabato e la domenica.
Io e mia sorella più grande abbiamo vissuto molto con mia nonna paterna e poi con la "governante" (nel senso che si occupava di tutto lei in casa).
Poi, quando avevo 12 anni, mio padre si è trasferito per lavoro a Torino e quindi lui era più presente e le trasferte di mia mamma erano meno "difficoltose".
Io, in tutta onestà, non ho sentito la mancanza della presenza di mia madre in casa. Anzi, devo dire la verità che ero parecchio orgogliosa del fatto che, mentre i miei compagni di scuola tornavano a casa in macchina con la loro mamma, io potevo dire che tornavo in pullman perchè mi amamma era a Parigi per lavoro....
A parte le fesserie, io so che mia mamma non sarebbe stata in grado di accudirci e renderci felici come ha fatto se fosse stata a casa con noi tutto il giorno, perchè "non era nelle sue corde".
E se lo chiedete a lei ve lo confermerà di certo. Qualche tempo fa si parlava di quando nacque mia sorellina più piccola e, dopo 4 o 5 mesi che era a casa (si era dimessa, aveva 41 anni quando ha partorito ed aveva pensato di rimanere a casa a fare la mamma e basta), la chiamarono dall'ufficio e le chiesero se era disposta a tornare perchè avevano bisogno di lei... lei non ci pensò un attimo e disse di sì... le chiesero quando (era un giovedì sera) sarebbe potuta rientrare e lei rispose: "datemi il tempo di organizzarmi e... diciamo lunedì mattina va bene per voi?"... gliel'ho chiesto e lei mi ha detto che non avrebbe resistito, non era serena.
E' andata in "pensione forzata" (dovevano fare tagli in azienda e diedero la buona uscita a coloro che erano più vicini alla pensione) a 55 anni e le è costato parecchio. I primi 5 anni a casa per lei sono stati pesanti. E io sono convinta che lo rimpiange ancora il suo lavoro (glielo leggo negli occhi quando mi parla del suo lavoro) perchè era veramente il "suo lavoro".
Tutto questo per dire che io non ho sofferto per la mancanza di quantità passata con mia madre. La poca quantità per me è stata sufficiente a farmi crescere una brava persona, equilibrata e innamorata ed orgogliosa di mia madre. La qualità di ciò che abbiamo fatto insieme è stata ottima.
A dire il vero, sono un pochino invidiosa perchè vorrei essere come lei in tante cose, dal punto di vista lavorativo ed anche (e soprattutto) nel rapporto con mio figlio, ma io non ho la stessa pazienza e serenità che ha avuto lei con noi.
il mito della qualitÃ
Moderator: Paola
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lory76
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marte71
ecco, alla fin fine credo che dipenda, come spesso accade nella vita, da come noi madri viviamo la questione. da come ci poniamo di fronte ai problemi.ziska wrote:Mia mamma ha sempre lavorato molto fuori casa e fuori città (spesso partiva il lunedì e rientrava direttamente il venerdì sera). Mio padre lavorava anche lui fuori città e anche lui rincasava il sabato e la domenica.
Io e mia sorella più grande abbiamo vissuto molto con mia nonna paterna e poi con la "governante" (nel senso che si occupava di tutto lei in casa).
Poi, quando avevo 12 anni, mio padre si è trasferito per lavoro a Torino e quindi lui era più presente e le trasferte di mia mamma erano meno "difficoltose".
Io, in tutta onestà, non ho sentito la mancanza della presenza di mia madre in casa. Anzi, devo dire la verità che ero parecchio orgogliosa del fatto che, mentre i miei compagni di scuola tornavano a casa in macchina con la loro mamma, io potevo dire che tornavo in pullman perchè mi amamma era a Parigi per lavoro....
A parte le fesserie, io so che mia mamma non sarebbe stata in grado di accudirci e renderci felici come ha fatto se fosse stata a casa con noi tutto il giorno, perchè "non era nelle sue corde".
E se lo chiedete a lei ve lo confermerà di certo. Qualche tempo fa si parlava di quando nacque mia sorellina più piccola e, dopo 4 o 5 mesi che era a casa (si era dimessa, aveva 41 anni quando ha partorito ed aveva pensato di rimanere a casa a fare la mamma e basta), la chiamarono dall'ufficio e le chiesero se era disposta a tornare perchè avevano bisogno di lei... lei non ci pensò un attimo e disse di sì... le chiesero quando (era un giovedì sera) sarebbe potuta rientrare e lei rispose: "datemi il tempo di organizzarmi e... diciamo lunedì mattina va bene per voi?"... gliel'ho chiesto e lei mi ha detto che non avrebbe resistito, non era serena.
E' andata in "pensione forzata" (dovevano fare tagli in azienda e diedero la buona uscita a coloro che erano più vicini alla pensione) a 55 anni e le è costato parecchio. I primi 5 anni a casa per lei sono stati pesanti. E io sono convinta che lo rimpiange ancora il suo lavoro (glielo leggo negli occhi quando mi parla del suo lavoro) perchè era veramente il "suo lavoro".
Tutto questo per dire che io non ho sofferto per la mancanza di quantità passata con mia madre. La poca quantità per me è stata sufficiente a farmi crescere una brava persona, equilibrata e innamorata ed orgogliosa di mia madre. La qualità di ciò che abbiamo fatto insieme è stata ottima.
A dire il vero, sono un pochino invidiosa perchè vorrei essere come lei in tante cose, dal punto di vista lavorativo ed anche (e soprattutto) nel rapporto con mio figlio, ma io non ho la stessa pazienza e serenità che ha avuto lei con noi.
mia madre ha sempre lavorato fuori casa tutto il santo giorno, dalle 8 alle 8 (per necessità).
tornava a casa stanca ed esasperata perchè non riusciva a stare dietro a tutto, come lei avrebbe voluto e finiva quindi per fa peggio. non sentendosi bene nè nei panni di lavoratrice, nè in quelli di madre probabilmente. e io da figlia, l'ho sempre colto, a volte anche incolpandomi.
la stessa cosa stava capitando a me, quando sono rientrata al lavoro. complice un cambio di ruolo e una marea di lavoro da gestire.
ho dovuto fermarmi e capire. ho scelto di cambiare rotta dentro di me. perchè non aveva senso tornare stanca e arrabbiata, piena di sensi di colpa da una parte e dall'altra e non godermi nemmeno quel tempo che era rimasto.
è stato faticoso e complicato, ma ora ho superato quel travaglio di cui parlava teresa e ho SCELTO di vivere la cosa nel modo che ho descritto nei miei post precedenti.
- ziska
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Quoto. E' assolutamente ciò che penso io e ciò che sono io.lory76 wrote:quantita' e qualita' sono ingredienti importanti in egual modo.
io a casa tutto il giorno con lei farei le stesse identiche cose che faccio nel tempo ritagliato al lavoro.
Perche' dopo un po' che si sta a casa insieme mi viene a mancare l'entusiasmo e mi manca la mia vita fuori.
E le 24 ore insieme scadono in qualita'.
Io dopo 8/9 ore di lavoro sono scarica come lavoratrice, ma carica come mamma e dal rientro a casa fino alla nanna si fa tutto insieme, parlando e vivendo insieme.
Potrei forse darle di piu', ma a discapito della mia soddisfazione ( che poi non si lavora solo per quella ovvio ) che mi renderebbe una madre peggiore.
Tanto di cappello a chi da quantita' e qualita', io accetto i miei limiti e credo faccia parte della crescita emotiva di un figlio accettare i compromessi che la vita richiede.