Irene, intanto non è una questione personale, quindi non prenderla così perché tu sei la prima ad aver usato certi termini (ad esempio "concedere") che costituiscono la fonte di molte resistenze.Chloe83 wrote:Abbi pazienza, Kia, non mi dipingere come non sono.
Io non vedo assolutamente mia figlia come proprietà, anzi. E non è assolutamente oggettualizzata. Queste sono affermazioni molto pesanti, che sarebbe meglio non permettersi quando non si conosce una persona nè come persona nè come madre, basandosi solo sulla sua opinione su una questione. Non puoi ridurre chiunque sia contrario a questa soluzione a una categoria fatta di una serie di clichèè offensivi.
Oltretutto parlo in via ipotetica visto che siamo felicemente sposati.
Ma è un fatto, oggettivo, che io abbia passato con mia figlia, da quando è nata, tutto il tempo, tutti i giorni. Mio marito, purtroppo per lui (purtroppo dal mio punto di vista comunque, non dal suo, lui è felice di lavorare), no. Questo non pone certo me su un piano di superiorità rispetto a lui, che è perfettamente adeguato e anzi genitore eccellente, ma non è nemmeno una situazione interscambiabile con una del tipo "massì, adesso facciamo che la mamma la vedi a giorni alterni, e anzi, nei giorni in cui stai da papà 12 ore al giorno le passi non con papà, che lavora, ma con chi per lui".
E' un fatto che io finora abbia avuto un ruolo di preminenza genitoriale. E' un fatto oltretutto deciso da entrambi, me e mio marito insieme.
Allora se una persona, all'interno di una coppia, dà questo tipo di indirizzo alla propria vita, per sè e per i figli ma anche per l'altro (se io avessi lavorato sicuramente ne avrebbe risentito il suo lavoro, non avrebbe libertà di orari e quant'altro), non si può poi, post separazione, decidere che d'improvviso si fa a metà.
Non sono io "genitore di serie A" (anche se ruolo materno e paterno non sono interscambiabili, avere vicino la mamma o il papà non è la stessa cosa indifferentemente, l'attaccamento primario alla madre non è un'invenzione, la fase di diade simbiotica con la madre non è un'invenzione, c'è una logica, e non solo quella maschilista, per cui, in assenza della possibilità di avere entrambi i genitori si privilegia la madre), ma non lo è nemmeno lui. Non è un genitore di serie A che sulla base delle proprie scelte di vita potrebbe privare di qualcosa non tanto me, quanto sua figlia strappandola letteralmente a quella che è stata fino ad allora la sua vita per catapultarla nella nuova vita di lui decidendo per decreto che da allora "sarà a casa sua in due case, due contesti, due ambienti". Questo potrebbe anche avvenire, certo, ma non è obbligando un minore a un soggiorno alternato che lo si ottiene (casomai dovrebbe essere l'inverso: avrebbe senso il soggiorno alternato se fosse il minore a richiederlo, sentendosi a casa sua in entrambi i contesti... ma imporlo in via iniziale capovolge causa ed effetti, e sortirebbe infatti, secondo me, effetti opposti).
Per altro, sarò cinica e bara, ma l'avanzare dell'affido condiviso è almeno in parte motivato anche dalle esigenze di "libertà" materna, dettate da impegni e necessità sempre più "unisex" (che una volta erano appannaggio maschile), esigenze lavorative, sociali e quant'altro. Dunque se vogliamo riempirci la bocca di "paradiso (anzi, due paradisi!) per il bambino ok, nei fatti a me pare piuttosto comodità di due adulti, che smazzandosi il figlio un po' per uno si ritrovano abbondanza di tempo libero entrambi. Non è in questione che possano essere esigenze legittime, ma non ci vedo certo un focus attentivo incentrato sul minore, ecco.
In tutto ciò, bada bene che non parlo assolutamente di soldi, anzi l'unico aspetto che condivido è di fronteggiare le spese per il figlio a metà senza versare assegno di mantenimento (anche perchè in moltissimi casi l'assegno di mantenimento non copre, nei fatti, manco lontanamente la metà delle spese), te lo specifico perchè non voglio che tu ravvisi in me la casalinga che vuol farsi mantenere (del resto mio marito non mi mantiene neppure adesso), focalizzandosi su questo e non sul vero centro della questione.
Il focus della questione per me è che si tratta di una scelta dilaniante per un figlio, a cui vengono tolti TUTTI i suoi appigli stabili.
E se certo non è auspicabile una guerra senza quartiere non è neppure auspicabile, per un figlio, che sua madre deponga le armi e lo consegni come bottino di guerra per amor di pace, lasciando all'altro genitore possibilità di decostruire la vita tutta del figlio, per l'egoismo di volerlo metà del tempo nel suo nuovo ambiente (perchè ripeto, io ad avere il mio a quel punto ex marito per metà del tempo, o di più, presente nell'ambiente della bambina, che è casa nostra, non avrei mezza obiezione).
Poi onestamente il tuo tono piccato non lo capisco, e mi dispiace avvertirlo.
Hai aperto questo 3d per sapere cosa ne pensano i genitori di una soluzione del genere? Ecco, ti dico che, non sarà progressista, non farà figo, ma l'unica situazione in cui io diventerei una belva post separazione sarebbe questa, se mio marito pretendesse di rivoluzionare la vita di nostra figlia in questo senso.
Mi pare di aver anche detto che da madre posso comprendere le difficoltà di alcune madri nel concepire il lato pratico del condiviso.
Il punto è che non puoi girarmi il lato egoistico sul condiviso perché di fatto c'è un solo egoismo a monte: quello di due genitori che si separano, sempre e comunque a discapito di un figlio. Perché è ovvio, è banale che per il figlio la condizione ottimale (purché non volino urli e ceffoni ogni tre per due) è la famiglia unita. Quindi con la separazione è evidente che sono gli adulti a imporre al bambino una scelta.
Ma non è egoismo (di chi, poi?) quello di voler fare il genitore in modo completo, perché a priori e in via generale nessuno può sapere cosa preferisce un bambino (considera, infatti, che sotto i 12 anni il minore di regola non viene sentito dai tribunali, mentre al di sopra di quell'età si).
Come puoi tu dire che tua figlia non preferirebbe poter coltivare un rapporto più assiduo con suo padre piuttosto che vederlo due volte alla settimana?
Lo hai detto tu stessa: sono le tue resistenze interiori, ataviche, irrazionali che non ti farebbero mai accettare di perderti metà vita di tua figlia. Allora chi è egoista in questa affermazione?
Poi, guarda, la tua affermazione, per cui sarebbero le madri a volere il condiviso per levarsi dai piedi i figli e dedicarsi ad altro, beh va contro ad ogni evidenza, visto che sono, fino a prova contraria, i padri separati che hanno lottato per avere parità di diritti in questo senso.
Se poi per te una madre che appoggia una simile prospettiva lo fa solo perché vuole avere più tempo libero, allora forse non dovresti essere tu a fare l'offesa...
comunque,si, volevo sapere proprio cosa ne pensate voi di questo perché sto cercando di capire quali sono davvero le resistenze a questo concetto.
Poi, è evidente che nei miei interventi cerco di offrire il punto di vista diverso che è sotteso alla riforma, ci provo non tanto per convincere nessuno ma per cercare di far passare un messaggio e vedere se viene accolto.
Ad ogni modo non devi sentirti offesa perché non sei l'unica che la pensa così, anzi. E' che davvero sentir parlare di concessioni da genitore a genitore è veramente fastidioso.
Poi, guarda, ci sono molti padri che dicono "per carità, è bene che i figli stiano con le madri", tanti padri, tra cui tanti giudici, quei giudici che emettono i soliti provvedimenti.
Non è per loro questa riforma.
