Posted: Tue Aug 26, 2008 3:09 pm
nel caso in questione la mamma era sotto l'effetto della cocaina (lei e il padre del bambino erano tornati da una festa alle cinque del mattino....) e lei credeva che nel biberon di latte che il marito aveva preparato ci fosse del veleno per uccidere il bambino....
comunque, a parte il caso specifico che nulla ha a che vedere con la depressione post-partum o con le difficoltà della maternità, quoto in tutto e per tutto quello che è stato detto sull' arrangiarsi, sulla necessità di una rete ecc..... Io parlo da donna e quindi madre ansiosa, nel senso patologico del termine, che non ha mai avuto l'intenzione di far del male al proprio bambino ma che aveva una paura terribile di poterlo fare la punto da avere paura di rimanere sola con il proprio figlio. Fino a poco tempo fa mi vergognavo solo a dirle queste cose, non riuscivo ad ammetterle nemmeno a me stessa queste paure, eppure il pensiero di poter perdere il controllo era diventato ossessivo. La psicoterapeuta e il mio progressivo adattarmi alla maternità, complice la crescita di mio figlio (che guarda caso nei primi mesi di vita non dormiva quasi mai e stava sempre attaccato al seno), hanno contribuito a farmi stare meglio, a rinascere, a diventare felice di essere madre perché in quelle condizioni proprio non riuscivo ad esserlo. E non è durata un mese, quella fase, e nemmeno due o tre o cinque. E' durata oltre un anno, tra alti e bassi, tra momenti belli e momenti tanto, troppo faticosi. Io quella rete posso dire di averla avuta, anche se non perfetta, ma c'era e persino mio marito ha fatto del suo meglio per aiutarmi. Penso a quelle donne che non ce l'hanno, a quelle donne lasciate a se stesse, a quelle donne che magari non uccidono ma rinunciano al loro figlio nella speranza che ci sia qualcuno disposto o pronto a prendersene cura, pensando loro stesse di non esserne capaci, di non essere in grado. Queste donne non hanno nessuno che dica loro che ogni donna può fare la mamma ed esserne felice, basta avere la speranza che i periodi bui se ne andranno, basta la consapevolezza che il cielo si rasserenerà e che i bambini crescono più in fretta di quanto si pensi e che ci vuole meno sforzo di quanto non si sia convinte di dover fare. Basta (o basterebbe) l'accettazione dei pensieri brutti, dei momenti di sconforto, basta riuscire a guardarli da esterni, osservarli senza tentare di liberarsene ma lasciandoli fluire. Il pensiero è fantasia, basterebbe prendere coscienza di questo. Basterebbe non farsi assalire dai sensi di colpa o dalle manie di perfezione. Basterebbe farsi guidare di più dall'istinto e meno dalla ragione. Basterebbe che chi ci sta accanto avesse più orecchie per ascoltare che bocche per parlare (spesso a sproposito) e delle solide e calde e sempre disponibili spalle su cui piangere e delle forti e amorevoli braccia che ci stringano forte o che cullino e accudiscano per un po' i nostri cuccioli mentre riposiamo.
comunque, a parte il caso specifico che nulla ha a che vedere con la depressione post-partum o con le difficoltà della maternità, quoto in tutto e per tutto quello che è stato detto sull' arrangiarsi, sulla necessità di una rete ecc..... Io parlo da donna e quindi madre ansiosa, nel senso patologico del termine, che non ha mai avuto l'intenzione di far del male al proprio bambino ma che aveva una paura terribile di poterlo fare la punto da avere paura di rimanere sola con il proprio figlio. Fino a poco tempo fa mi vergognavo solo a dirle queste cose, non riuscivo ad ammetterle nemmeno a me stessa queste paure, eppure il pensiero di poter perdere il controllo era diventato ossessivo. La psicoterapeuta e il mio progressivo adattarmi alla maternità, complice la crescita di mio figlio (che guarda caso nei primi mesi di vita non dormiva quasi mai e stava sempre attaccato al seno), hanno contribuito a farmi stare meglio, a rinascere, a diventare felice di essere madre perché in quelle condizioni proprio non riuscivo ad esserlo. E non è durata un mese, quella fase, e nemmeno due o tre o cinque. E' durata oltre un anno, tra alti e bassi, tra momenti belli e momenti tanto, troppo faticosi. Io quella rete posso dire di averla avuta, anche se non perfetta, ma c'era e persino mio marito ha fatto del suo meglio per aiutarmi. Penso a quelle donne che non ce l'hanno, a quelle donne lasciate a se stesse, a quelle donne che magari non uccidono ma rinunciano al loro figlio nella speranza che ci sia qualcuno disposto o pronto a prendersene cura, pensando loro stesse di non esserne capaci, di non essere in grado. Queste donne non hanno nessuno che dica loro che ogni donna può fare la mamma ed esserne felice, basta avere la speranza che i periodi bui se ne andranno, basta la consapevolezza che il cielo si rasserenerà e che i bambini crescono più in fretta di quanto si pensi e che ci vuole meno sforzo di quanto non si sia convinte di dover fare. Basta (o basterebbe) l'accettazione dei pensieri brutti, dei momenti di sconforto, basta riuscire a guardarli da esterni, osservarli senza tentare di liberarsene ma lasciandoli fluire. Il pensiero è fantasia, basterebbe prendere coscienza di questo. Basterebbe non farsi assalire dai sensi di colpa o dalle manie di perfezione. Basterebbe farsi guidare di più dall'istinto e meno dalla ragione. Basterebbe che chi ci sta accanto avesse più orecchie per ascoltare che bocche per parlare (spesso a sproposito) e delle solide e calde e sempre disponibili spalle su cui piangere e delle forti e amorevoli braccia che ci stringano forte o che cullino e accudiscano per un po' i nostri cuccioli mentre riposiamo.