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Posted: Mon Apr 18, 2011 6:31 pm
by lenina
Il mio non è un percorso.
Semplicemente non riesco a credere in un dio, a volte vorrei anche riuscirsi ma non ci riesco proprio.
Non posso neanche essere agnostica perchè davvero sono convinta che non esista nulla e che tutto sia frutto del caso (esattamente come chi crede in dio è convinto che Dio esista)
I miei figli li alleverò con le favole (come tutti i bambini) con i valori miei che non hanno nulla da dire ai valori cattolici per quanto mi riguarda.
Se vorranno avvicinarsi a una religione lo faranno quando avranno l'età per capirlo.
Se mi chiederanno di seguire un percorso religioso cristiano li orienterò verso il culto Valdese e non verso quello cattolico (da adulti poi valuteranno cosa fare)
Se crederanno in un dio non la vedrò male, anzi penso che a volte sarebbe utile crederci, solo che appunto io non ci riesco.
Posted: Mon Apr 18, 2011 6:52 pm
by Sheireh
Ipomea wrote:Grazie Ila per la tua atipica testimonianza. Ti chiedo se mai hai sentito come pesante o pressante il fatto di " non fare quello che tutti facevano" ( non so come spiegarla)?
No, anzi. Ma io ero una bambina "particolare" che godeva dell'essere diversa, e tale sono stata anche negli anni successivi.
Posted: Mon Apr 18, 2011 8:40 pm
by Ipomea
Vi ringrazio tutte per le vostre testimonianze.
Qui da noi è una realtà un po' come descritta da Manu e Elisa.
Rovigo è piccolo tutto sommato e come si trovano i fedeli della concretezza (quelli che non stanno troppo a predicare ma si preoccupano di razzolare) si trovano tanti tanti tanti bigotti.
Sono equamente distribuiti tra preti, suore, famiglie, ragazzi. E mi spaventano quanto mi spaventano gli smidollati senza principi nei quali potrebbe incorrere mio figlio crescendo.
Mi sento un po' come se mi fossi levata un rene. Ed è ancora più assurdo. Perchè erano anni che questa vocina dentro di me mi diceva che stavo scegliendo solo la via più facile e che in fondo la mia fede era un facile riparo. Mi sento in colpa.
E razionalmente so che questo senso di colpa è pure un retaggio, perchè sto contravvenendo a quell'educazione cattolica che ho ricevuto da persone non che posso facilmente odiare e denigrare, ma da persone che stimo e che per me hanno costituito degli importantissimi punti di riferimento.
Potrei chiudere un occhio e continuare a vivere come se non sentissi quella vocina di merda del mio cervello bacato e dessi retta al cuore che dice che in fondo credere non fa male a nessuno.
Ma non ce la faccio. E' questione di coerenza ed è proprio quella coerenza mancante ai valori che mi ha fatto mettere in dubbio prima la chiesa, poi tutto il resto. Se non sono io la prima a farmi su le maniche, che mi incazzo a fare?
Per rispondere anche a Paola: il puffo chiede, è curioso, vuole sapere. Riporta racconti ripresi a scuola e chiede se è vero che ai tempi di Gesù si faceva questo e quello, cosa sono i miracoli e che non è possibile che Lazzaro sia "rivivuto".
Alla domanda "vorresti andare a catechismo" spiegandogli che potrebbe essere sia un divertimento che un impegno, ha risposto "mio cugino dice che è una barba mortale, ma io a gesù voglio bene, poi si gli dispiace che non ci vado" (e si capisce come le fantastiche etiche religiose siano entrate già nei suoi ragionamenti)!
Del resto quando piangeva inconsolabile per la morte di zia Maria, è stato meglio nell'immaginarla con Gesù, come posso dirgli quello che penso veramente?
E la mia speranza sarebbe quella di andare a parlare con il parroco del nuovo quartiere dove ci siamo trasferiti e scoprire che è un po' come le suorette di Luisa, che punta sui valori.
Del resto un prete che dice che "fate bene a convivere" è un prete avanti, ha tutta la mia stima, ma non è cattolico. Non rispecchia quelli che sono i canoni imposti dalla chiesa.
Insomma potrei andare avanti per ore.
Sono talmente tante le riflessioni da fare...
Leggo tutte quelle che hanno raccontato la propria esperienza di atee nel bel mezzo di una società cattolica e penso che ci voglia anche una gran fortuna ad avere una famiglia che ti permetta di crescere come meglio credi e che capisca fino a che punto orientarti e dove lasciarti.
Perchè mio figlio ha 6 anni, posso chiedergli cosa ne pensa, ma non posso lasciare che, per ora, scelga da solo. E in ogni caso gli impongo la mia scelta.
Solo che boh... mi pare meno pesante vedere la chiesa cattolica dal di fuori, condividendone i valori cristiani, e venuto il tempo delle domande decidere se credere o meno, che venirne fagocitati per ritrovarsi a 30 anni a piagnucolare per rinunciare a dei retaggi che si vedono come assurdi, ma che ormai sono sottopelle.