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Posted: Sun Jun 12, 2011 12:09 am
by Ambra
Parte tutto da noi,dal nostro approccio con la malattia e la morte che sono
dei tabú.
Per fortuna il tabú non c´è da noi e non nella cerchia delle persone a me care.
Si spiega,si parla,si comprende e davvero il gioco è fatto.

Uno dei migliori amici di mio figlio è non vedente e io giuro che lo adoro perché
è un bambino brillante,divertente e mio figlio pure lo adora.
A volte mi dimentico che è cieco e gli dico "guarda là!" e allora gli dico
"scusa,tu non vedi ma io sono proprio cretina".
È un ragazzino molto sveglio ed abbiamo una cosa in comune:riconosciamo
tutte le puzze e gli odori..sniffiamo l´aria e sappiamo che si avvicina una maestra
o un bambino etc etc ci facciamo un sacco di risate :)
La mamma è una persona molto dinamica e senza peli sulla lingua,ci siamo
prse subito e non si è mai imbarazzata quando le abbiamo chiesto come mai
avesse questo handicap.
Mio figlio ha avuto difficoltà ad accettarlo.
Diceva che non voleva la gente pensasse che fosse suo fratello.
Vergogna,si.
Non lo schivava,non lo maltrattava,ma faceva storie quando gli dicevo
che lo prendevo io da scuola e veniva un po´da noi.
Allora è partita la spiegazione.
Gli ho detto che io benedirei un fratello come quel bimbo.
Ho spiegato la bellezza della vita,che nella particolare situazione della cecità offre
a questo bimbo la possibilità di sentire e odorare meglio degli altri.
Ho chiesto a mio figlio come si sentirebbe se fosse la sua mamma a non vedere,
o su una sedia a rotelle,o deforme.
Ho infine spiegato che si può nascere sani,belli e forti ma poi qualche malattia
ci può rubare la bellezza,la forza e la salute.
Gli ho fatto vedere le foto di suo padre mentre faceva il servizio civile in un´officina
per disabili :)
È bastato questo discorsetto per fargli capire tutto,giuro.
Ora mio figlio guarda alle disabilità con altri occhi,con quelli di un individuo
moralmente e civilmente maturo.
Nessuna pena,solo amore incondizionato,amicizia,rispetto.

Poi capita anche dall´altro lato che le persone abbiano modi bruschi,
perché sono stufe di spiegare,spiegare,spiegare.
Una volta ad una festa ho visto un bambino con la testa ingessata e dopo
un po´ho chiesto cosa avesse..non l´avessi mai fatto!
La madre mi si è mangiata.
Inutile spiegare che sono un medico,che non trovo diversi,brutti e strani i bambini
e gli adulti che hanno avuto difficoltà...era incazzata nera.
Le saranno girate le palle e l´ho lasciata in pace.
Faccio difficoltà anche a capire questo,perché se una persona dimostra
interesse e amorevolezza verso una persona diversamente abile non va trattata
da rompicoglioni e non bisogna interpretare come "pietà pena e compassione"
la voglia di vicinanza con una realtà diversa.


Ne concludo che parte da noi tutto,accettare,spiegare,aprirsi,da entrambi i lati.
Io ho avuto un carcinoma,ho quasi perso la vita il giorno del mio matrimonio..
mia figlia ha un ritardo nel linguaggio e capita anche che venga un po´esclusa per
questa diversità...dovrei forse vergognarmi e chiudermi?
Non ci penso minimamente.
Tutti o quasi abbiamo un handicap,in questo siamo tutti uguali e a noi sta far valere i nostri diritti e quelli di chi comunque si vuole avvicinare alla comprensione dei diversi
gradi di abilità.

Posted: Sun Jun 12, 2011 11:18 am
by nene70
tessa wrote:é da quando lo hai messo che passo e non mi so spiegare.
Provo.
Io non lo ho riguardato da quando ho Lup, ma per lei è diverso.
Dall'esterno mi continuo ad accorgere che spesso il problema parte a monte, dal genitore, non per ignoranza ma perchè hanno paura di spiegare ai propri figli che esiste la malattia anche da piccoli.
Il bambino che non ha mai visto un'altro bambino malato gravemente, magari con handicap evidenti, rimane naturalmente incuriosito e guarda il genitore per avere la rassicurazione che provoca il non aver mai visto .
In base alla reazione del genitore, il bambino si farà una sua maniera di approcciare alla disabilità.
Due esempi:
1
L. è in classe con Tommaso, a quattro anni vede Lucrezia per la prima volta perchè vado a prendere il grande con la Lup in braccio e il bambino mi dice"...ma la tua bambina è un mostro...!"
La maestra lì presente lo rimprovera e gli dice che queste cose non si dicono.
Io mi piego e gli spiego che la mia bambina ha male alla testa e per questo ce l'ha diversa dagli altri bambini.
Dopo un po' di tempo mi chiama la mamma trafelata, profondendosi in scuse, e io la invito al compleanno di Lup con L.
Sono passati tre anni e siamo diventate amiche.
MA...
C'è un ma.
Da quell'episodio Tommaso non ha più voluto che io portassi la sorellina all'asilo, ma invita a casa nostra bambini selezionati da lui, sempre gli stessi.
2
Al Meyer mercoledì in cardiologia una bambina di quattro anni si avvicina a Lup sul mega passeggino e fa per darle una carezza.
La mamma la blocca e la rimprovera "Non la toccare !Le fai male!"
Aveva un giochino in mano e, rassicurata la mamma , ho aiutato la bimba ad avvicinarsi a Lucrezia.
Questo è quello che succede nel migliore dei casi, perchè purtroppo c'è ancora chi porta via i bambini al suono di "é malata poverina", ma spero sia per proteggere i figli dal conoscere la sofferenza, SPERO!

Ma so che non è sempre così.


la differenza nel considerare la malattia tra adulti e bambini è enorme..

un adulto innanzi tutto si imabarazza...e poi soffre..
un bambino è semplicemente curioso di capire e sapere e poi accetta in toto,perchè vede solo il bambino e nn più la malattia..
sarebbe grandioso riuscire ad essere sempre bambini.

Posted: Sun Jun 12, 2011 12:14 pm
by letizia
Bellissimo post!
Mia figlia ha 20 anni si e "fidanzata" da 7 giorni... evviva, finalmente capisco che anche lei è viva!
Nessuno fino ad oggi mi ha fatto dimenticare che è disabile, anzi, a ogni piè sospinto c'è sempre stato qualcuno che ha fatto in modo di non farmelo scordare. Però, Francesca ha superato tutti gli impacci che per la sua condizione di "handicappata" ha trovato per la sua strada: sapete, a scuola, avere insegnanti di sostegno non è questione facile, lei ha sofferto molto per questa sua diversità.
I film fanno vedere ciò che la fantasia del regista vuole che si veda, la realtà è ben diversa. Mia figlia è bella, bellissima, si è diplomata, ha tanta gioia dentro di se', ma questa gioia, questo amore per gli altri è dovuta ad una somma di esperienze negative e dure che, grazie alla sua famiglia, l'hanno fortificata e costretta ogni giorno a fare iconti con la sua diversità. mia figlia non è Forrest Gump, lei è semplicemente Francesca... che corre incontroalla vita con tanto entusiamo, in attesa sempre di conoscere qualcuno che le voglia bene per quello che è realmente: una graziosa ragazza di 21 anni che ha diritto di vivere come tutti gli altri.