Qualche anno fa ho parlato con un padre adottivo, la cosa che mi ha colpito molto è stato il suo essere protagonista nel cammino dell'adozione.
Mi raccontò dell'attesa e della democraticità dell'aspettare (fra padre e madre) nel caso del bimbo adottivo, col loro primo figlio, portato in grembo dalla moglie, l'attesa era sicuramente "più forte" quella femminile, lui, come tutti i mariti era stato piuttosto spettatore.
Poi, presa la decisione di adottare, fu lui per ragioni economiche e di tempo (l'altro figlio era troppo piccolo per lasciarlo) ad affrontare i viaggi in India a conoscere il bimbo e fu lui che lo prese in braccio la prima volta.
Sul loro frigorifero avevano due fotografie, quella della madre che appena partorito teneva in braccio il primogenito, quella del padre che in un orfanatrofio di Bombay teneva in braccio il secondogenito.
I bambini cresciuti si dicevano: io sono nato dalla mamma e tu dal papà.
Mi piacque molto questa cosa.
La mia paura deriva soprattutto dal fatto che non so quanto possa essere preparata a sopportare il peso di essere, magari in futuro, anche solo "accusata" di non avere amato abbastanza, sia dall'uno che dagli altri.
MAMME SPECIALI
Moderator: Paola
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Azur
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due fotografie, quella della madre che appena partorito teneva in braccio il primogenito, quella del padre che in un orfanatrofio di Bombay teneva in braccio il secondogenito.
che bella questa immagine!
L'affido è davvero difficile... ci penso da sempre, in un angolino della mente, ma è un angolino piccolo piccolo, e non so se arriverà mai il momento di concretizzare...
- Paola
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L'affido noi come famiglia (io ero piccola) l'abbiamo provato.
Fu un affido gestito male, erano gli anni '80 e forse non c'era molta attenzione.
Un prete del nostro paese, missionario e momentaneamente a roma, aveva una specie di casa famiglia diurna in un quartiere degradato, i bambini a fine giornata tornavano a casa e spesso incontravano situazioni al limite (madri che si prostituivano in casa, spacciatori amici dei genitori, li coinvolgevano in furti ecc..)
Con l'assistente sociale si mise d'accordo di affidare una decina di questi bambini, i tempi sarebbero stati stabiliti a seconda dell'evolversi delle situazioni, non erano ancora stati dichiarati adottabili e alcune situazioni avrebbero potuto anche evolversi al meglio.
Da Roma questi bimbi vennero spostati in un paese di 1.000 anime in valle trompia, a noi toccò ALIRIO, la mamma era dell'isola di capoverde, una signora per bene lasciata dal marito alcolista, violento e nullafacente in mezzo alla strada con questi due bambini.
MARIA la sorella fu affidata ad un'altra famiglia che viveva vicino a noi.
Diciamo che il nostro bambino, rispetto agli altri, era quello con una situazione più rosea, aveva una mamma che lo amava, che voleva rifarsi una vita e la nostra situazione era da tampone per non farlo andare in orfanatrofio.
L'idea sarebbe stata bella, se non fosse che NON fu spiegata inq uesti termini ai miei genitori e nemmeno a noi bambine, oppure si illuse mia madre, non lo so bene come andò perché ancora oggi è un po' un discorso tabù, nel senso che quando dopo un anno se ne andò mia madre visse un vero e proprio lutto, che io e mia sorella piccole, invece vivemmo come un: non ci vuole più bene.
un guaio, insomma.
Fu un affido gestito male, erano gli anni '80 e forse non c'era molta attenzione.
Un prete del nostro paese, missionario e momentaneamente a roma, aveva una specie di casa famiglia diurna in un quartiere degradato, i bambini a fine giornata tornavano a casa e spesso incontravano situazioni al limite (madri che si prostituivano in casa, spacciatori amici dei genitori, li coinvolgevano in furti ecc..)
Con l'assistente sociale si mise d'accordo di affidare una decina di questi bambini, i tempi sarebbero stati stabiliti a seconda dell'evolversi delle situazioni, non erano ancora stati dichiarati adottabili e alcune situazioni avrebbero potuto anche evolversi al meglio.
Da Roma questi bimbi vennero spostati in un paese di 1.000 anime in valle trompia, a noi toccò ALIRIO, la mamma era dell'isola di capoverde, una signora per bene lasciata dal marito alcolista, violento e nullafacente in mezzo alla strada con questi due bambini.
MARIA la sorella fu affidata ad un'altra famiglia che viveva vicino a noi.
Diciamo che il nostro bambino, rispetto agli altri, era quello con una situazione più rosea, aveva una mamma che lo amava, che voleva rifarsi una vita e la nostra situazione era da tampone per non farlo andare in orfanatrofio.
L'idea sarebbe stata bella, se non fosse che NON fu spiegata inq uesti termini ai miei genitori e nemmeno a noi bambine, oppure si illuse mia madre, non lo so bene come andò perché ancora oggi è un po' un discorso tabù, nel senso che quando dopo un anno se ne andò mia madre visse un vero e proprio lutto, che io e mia sorella piccole, invece vivemmo come un: non ci vuole più bene.
un guaio, insomma.
Oui, Je suis Zizzià.