Paola wrote:Io credo che il dimenticare la propria cultura per integrarsi totalmente a quella del paese ospitante sia pericoloso, però bisogna rispettarla anche laddove non ci si trova d'accordo.
Comunque ora sono ripartiti i raid e così il sangue non avrà mai fine. Avrei preferito un esercito internazionale che fosse entrato nelle città, come fecero gli alleati, e le avessero liberate dagli oppressori, ma la mia è fantapolitica.
Mi consola questo (copio incollo) Cazeneuve ha annunciato di aver già avviato i procedimenti per “sciogliere” le moschee in cui viene predicato “l’odio”. Si tratta infatti, per lo più, non di vere e proprie moschee ma di locali di diversa natura – magazzini, garage, cantine – adibite alla predicazione. Il ministro ha rivendicato di non aver “atteso l’emergenza per combattere i predicatori d’odio” ma che le misure eccezionali consentiranno di “agire in modo più rapido”...
Io ad esempio rispetto tutti. Ma non mi sento rispettata nel momento in cui il mio Comune decide di concentrare tutti i servizi per bambini e ragazzi in oratorio. Aiuto compiti, CRE comunale ecc.. Abolire gli spazi neutri non mi sembra un bel segnale.
Trovo molto rispetto da parte delle mamme mussulmane nei miei confronti, anche se le mie chiome fiammeggianti non rientrano certo nel loro concetto di pudore.
Viceversa trovo spesso chi è infastidito nei confronti del loro hijab e degli abiti tradizionali. Chi denigra o dileggia la loro (squisita) alimentazione, lamentandosi dell'odore di spezie. Chi critica il fatto che si assentino da scuola per il Sacrificio. Chi scrive sui gruppi FB di paese di aver scelto la materna paritaria perché lì gli extracomunitari non ci sono. E chi ci scrive, come è capitato ieri, che "sono una razza bastarda, da eliminare".
Il rispetto deve essere reciproco, difficile pretenderlo se non si è in grado di praticarlo.
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