Page 64 of 107

Posted: Sat Jun 04, 2011 10:43 pm
by Solange
ho letto a spizzichi e bocconi e mi vien da fare una riflessione.

conosco figli di madri che urlano come pazze e sculacciano "quando ce vò" di solito "ce vò" spesso.

conosco poi figli di madri che senza essersi immolate sull'altare della perfezione - e tra queste mi ci includo anche io - cercano di evitare sia di alzare la voce che di alzare le mani.

E mediamente i figli delle madri che urlano e sbraitano e alzano le mani sono quelli più nervosi, disorganizzati, "capricciosi", esasperanti.

Ma attenzine. Non è che i figli siano così e QUINDI le madri agiscono di conseguenza. Di solito è vero il contrario. Si tratta di bambini normalissimi che rispondono nei loro atteggiamenti allo stesso modo adottato dalle loro madri per relazionarsi con loro (di solito la madre che urla e sculaccia di default, non certo quella a cui scappa per stanchezza, è un po' brusca in generale)

Ora, no, non voglio dire che sia sempre colpa delle madri ma è indubbio che se si abbassa la voce, si alzano altre cose, l'empatia, l'ascolto, l'osservazione, l'accoglienza nei confronti dell'emozione "scomoda".

Per me è fondamentale che mia figlia possa esprimere il suo disappunto e lo faccia coi modi che le sono propri, per carattere o per età. E' importante che pianga perchè vuole piangere, perchè è quel che sente, è importante che urli se sente di voler urlare e anche che si butti a terra in un gesto teatrale e significativo. Se io accolgo la sua protesta, la contengo (che non significa che la limiti ma che la ACCOLGA dentro di me, che io sia il contenitore di quell'emozione e la restituisca "decodificata") fa si che mia figlia si senta accettata e di norma smetta la sua protesta perchè sente che HO CAPITO.

Poi ci sta che pianga ancora un po' se le spiego che non posso permetterle di fare qualcosa e perchè, ci sta che debba lavorare per deviare la sua attenzione su altro, ci sta che comunque sia contrariata.

Ci sta pure che io le spieghi che ci sono altri modi di esprimere la rabbia, ora che inizia a parlare le chiedo di dirmelo con le parole, di verbalizzare quel che sente, perchè è un modo più efficace di comunicare e perchè comunque le scenate fanno male anche a lei, mica è orgogliosa di farle! Ma non potrei mai dirle che quel modo di comportarsi è sbagliato, che è sbagliato piangere, che è sbagliato arrabbiarsi. Sono emozioni umane e normali.


Ma non succede mai che ci sia un'escalation di urla, sbraiti, pianti come invece vedo e sento accadere quando ci si rivolge ai figli umiliandoli per la loro rabbia, insegnando loro che quel loro modo di agire è sbagliato, usando parole anche forti e che minano la loro autostima.

Un bambino ha BISOGNO di fare capricci, ha bisogno di dire NO, ha bisogno di opporsi alle nostre regole, ha bisogno di testare i nostri limiti, ha bisogno di sfidarci perchè attraverso tutto questo diventa una persona capace di stimare se stessa, con un suo bagaglio di idee, sentendo di avere un posto al mondo.

Urla e ancor peggio sculaccioni minano profondamente questa autostima "se mi picchia è perchè non valgo niente", lo fanno sentire sbagliato, aumentano la frustrazione.... a che pro?

Tutti quelli che sono stati cresciuti in un clima autoritario e violento (verbalmente, fisicamente o entrambe le cose) sostengono di esser venuti su bene lo stesso. Questo lo dicevo anche io anni fa perchè fondamentalmente amo mia madre, tengo a lei e quindi DEVO giustificarla.

Poi col tempo ci ho ragionato tanto su e no, non è un cazzo vero che son venuta su bene lo stesso, ma proprio per niente. Intanto ho una miriade di insicurezze, l'autostima che ho l'ho costruita da ZERO in età adulta e grazie ad amici e persone importanti nella mia vita, ancora adesso mi chiudo a riccio di fronte a persone prepotenti, ancora ho paura di raccontare alcune cose a mia madre, paura del suo giudizio, della sua disapprovazione. Ho sofferto di depressione per due volte. Ho paura del giudizio degli altri. Non so dire di no perchè altrimenti vengo assalita da tremendi sensi di colpa, quegli stessi instillati da mia madre.

Se "venir su bene lo stesso" vuol dire che sì, bene o male siamo arrivati a trent'anni e abbiamo una famiglia e siamo mediamente sereni per me non è abbastanza, perchè a volerla ben vedere, potremmo essere molto più felici di così, a livello emotivo, se avessimo avuto madri più empatiche.

Posted: Sat Jun 04, 2011 10:52 pm
by Hyla
viola 52 wrote:Vorrei dire qualcosa che forse è stato già detto (purtroppo non riesco a leggere tutto, come al solito questi temi portano 3d di infinite pagine).
Mi lascia perplessa l'asserzione che si comprende oggi, quanto perpetrato dai genitori ieri.
Noi si veniva da un'altra generazione, in cui il famoso "bastone e carota" (manco i figli fossero muli), era per il tempo, un indirizzo educativo, e voi siete figlie di chi era cresciuto con quell'indirizzo educativo.
Provare a voltarsi indietro, lanciando uno sguardo a quelle mamme e quei papà, quelli della mia generazione, per intendersi, vedremo mamme insicure, che spesso hanno visto sfociare le loro insicurezze in depressioni degenerate in età adulta.
Nel momento in cui si accetta questo metodo educativo, ci si sente sbagliati, mentre nessuno è sbagliato, si può essere inesperti, curiosi, suscettibili, istintivi, ma mai sbagliati.
Io ho ragione tu hai torto per questo nella forza della mia ragione, ti ordino, non importa con quali mezzi, ad agire in un certo modo. Da brividi.
"io sono venuta su bene, non sono violenta" non so chi l'abbia detto, ma l'uso della forza con il bambino, non sempre sfocia nella violenza anzi molte volte l'effetto è quello del disagio, dell'inadeguatezza, dell'insicurezza, apparentemente il bambino che si vede spesso strattonato o preso a sberle, può apparire indisciplinato, ma dietro ci sono disagi che sfociano proprio in comportamenti capricciosi ed irragionevoli.
Oppure si innesca un "braccio di ferro" tra genitore e bambino che lascia a terra solo feriti.
Si è essere umani e quindi fallibili, ma ponendosi come obiettivo il raggiungimento di un rapporto rispettoso e sereno, aiuta molto a fallire meno.
Lascio una virtuale carezza al bambno della scena descritta da Yiddish, non riesco a non entrare in empatia con questo bimbo e provare la frustrazione che deve aver provato il piccolo, povero cucciolo!
Quando leggo questi interventi ed altri mi rendo conto che qui ci sono donne speciali e ho un po' la sensazione di starci come i cavoli a merenda

Posted: Sat Jun 04, 2011 10:55 pm
by Lelia
Solange wrote:Tutti quelli che sono stati cresciuti in un clima autoritario e violento (verbalmente, fisicamente o entrambe le cose) sostengono di esser venuti su bene lo stesso. Questo lo dicevo anche io anni fa perchè fondamentalmente amo mia madre, tengo a lei e quindi DEVO giustificarla.

Poi col tempo ci ho ragionato tanto su e no, non è un cazzo vero che son venuta su bene lo stesso, ma proprio per niente. Intanto ho una miriade di insicurezze, l'autostima che ho l'ho costruita da ZERO in età adulta e grazie ad amici e persone importanti nella mia vita, ancora adesso mi chiudo a riccio di fronte a persone prepotenti, ancora ho paura di raccontare alcune cose a mia madre, paura del suo giudizio, della sua disapprovazione. Ho sofferto di depressione per due volte. Ho paura del giudizio degli altri. Non so dire di no perchè altrimenti vengo assalita da tremendi sensi di colpa, quegli stessi instillati da mia madre.

Se "venir su bene lo stesso" vuol dire che sì, bene o male siamo arrivati a trent'anni e abbiamo una famiglia e siamo mediamente sereni per me non è abbastanza, perchè a volerla ben vedere, potremmo essere molto più felici di così, a livello emotivo, se avessimo avuto madri più empatiche.
Il mio compagno non lo sostiene. Mia suocera è una che è ricorsa ogni tanto agli sculaccioni, ma spessissimo alla violenza non fisica. Violenza non fisica che andava dalle urla, alle offese, al togliere la parola per settimane ad un bambino di 6-7-8 anni. Per inciso, questi metodi mia suocera li applica tuttora che suo figlio ha 40 anni.

Lui è venuto su miracolosamente equilibrato se si considera la madre che ha avuto, ma rifiuta in toto i metodi di lei. Non sopporta la gente che urla, mi sono trovata in difficoltà anch'io perché basta che alzi un minimo la voce in una discussione perché lui si irrigidisca tutto. Io stessa, tuttora, devo stare attenta a non usare mai i metodi di mia suocera perché tuttora lui non li tollera (non uso mai il "allora non ti parlo più" perché so che lo terrorizza).

Il rapporto con sua madre è ancora molto ambiguo, fatto di una grande stima intellettuale reciproca, ma vuoto di affetto. Mia suocera tuttora insulta suo figlio liberamente, magari solo perché ha una giornata storta (e gli insulti sono del calibro di "vorrei non averti mai messo al mondo", tanto per dire).
Di base il mio compagno mantiene un rapporto con sua madre per affetto verso il padre, ma ha già detto che in futuro il suo sostegno alla madre sarà esclusivamente di tipo economico.
Se non è un rapporto fallito questo...