A me è servito ad inquadrare il suo problema è ad agire di conseguenza, per quanto possibile.bea wrote:Ma soprattutto, una volta che mi sono fatta le domande, come uso le risposte?marte wrote:Le domande è più corretto sia a tu a fartelebea wrote:Il parto, cesareo.
La gravidanza. .... sono stata in parte a letto, un po ' in ospedale.
Fammi delle domande specifiche
Ti posso fare un esempio.
Gio ha avuto una gravidanza complicata dal punto di vista emotivo (mio) e un parto difficile (due giri di cordone).
Ha camminato fino ai tre anni sulle punte, ha spesso tenuto un atteggiamento defilato e criptico, e ora a distanza di anni ho capito che molti dei suoi comportamenti sono riconducibili a ciò che ha vissuto durante la gestazione.
Più di questo non posso dire nel pubblico.
Perché i punti critici li vedo (della gravidanza e del pre e del post)
ma poi?
Un bambino che viene al mondo con la paura di non essere ben accetto, ad esempio, passerà la vita a cercare di non dare disturbo, o di compiacere gli altri, o ancora forse sarà pieno di rabbia, ma si tratterà, per timore che questo provochi negli altri nuovamente del rifiuto.
Attenzione, che parliamo sempre di sentire inconscio.
Per cui farci le domande giuste per arrivare a presupporre quale può essere il sentito emozionale del bambino, ci può aiutare a comprendere certi comportamenti e ad aggiustare il tiro nel rispondere.
Ricordiamo che non potremo risolvere mai noi in prima persona, perché è il bambino stesso che crescendo e affrontando questo suo sentire dovrà trovare la propria strada.
Ma sicuramente se lo sappiamo, possiamo muoverci meglio. Anche nei confronti di noi stessi, che a volte giriamo in tondo disperandoci


