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Posted: Thu Aug 07, 2008 3:42 pm
by chiaretta_1974
Speranza, leggerei questo tuo intervento a diversi livello:
uno è l'aspetto relativo alla Sociologia della famiglia, che analizza i rapporti sociali intrafamiliari alla luce delle modificazioni macrosociali, ed in questo tipo di analisi ci stanno secondo me due fatti che rilevi: l'attenzione massima di tutto il nucleo familiare al bambino, di solito all'unico figlio, laddove 50 anni fa era dilazionata tra tre, quattro o anche più figli. Il bambino, oggigiorno, è un "bene" tanto raro quanto prezioso ed è destinatario di molte proiezioni genitoriali, differenti da quelle del passato. L'altro aspetto è legato alla comunicazione in tempo reale (vedi cellulare) che ha cambiato non solo le nostre abitudini pratiche ma anche le aspettative di risposta e il tempo psicologico di attesa di informazioni: siamo abituati al tutto e subito e ovviamente applichiamo questa abitudine in ogni campo.
C'è poi l'aspetto conseguente ad un informazione molto più approfondita e puntuale sulla casistica di incidenti accaduti ai bambini di tutto il mondo: siamo bersagliati dai mass media che ci riversano ogni giorno una quantità di storie di pedofilia, incidenti, disastri che la nostra psiche non può non esserne condizionata in negativo (a torto o ragione non do giudizi).
A livello invece propriamente psicologico, credo che i vissuti materni rispetto al distacco temporaneo dal figlio siano i più diversificati e vari e risentano sia dell'età del figlio che della personalità di entrambi, nonchè delle condizioni ambientali in cui la separazione si verifica e del perchè si verifica. C'è poi l'aspetto legato alla dimostrazione esteriore di queste emozioni, che alcune madri gestiscono meglio di altre sia con se stesse che di fronte al figlio e questo non credo dipenda dal periodo storico in cui viviamo.
Personalmente... mio figlio Lorenzo, di 6 anni e mezzo, ha deciso di fare un campo estivo di 8 giorni, a giugno. E' stata una sua decisione, io conoscevo chi li portava e mi fidavo ciecamente di queste persone. L'ho fatto andare, solo, per la prima volta. Potevo telefonare ogni sera x cinque minuti e l'ho sempre sentito sereno. Mi hanno raccontato che è stato autonomo, allegro, sociale. E' tornato a casa cresciuto, ora infatti dice le parolaccie che i bambini "grandi" gli hanno insegnato ahaha, ha imparato molte cose. Vale la pena, credo, averlo pensato con un filo di apprensione per 8 giorni e aver avuto un po' di malinconia, mista a fierezza (come dice rufy). Sono orgogliosa di lui. Poi, è importante se ho pianto o no? Ognuno dimostra i suoi stati emotivi in modo diverso.

Posted: Thu Aug 07, 2008 3:44 pm
by chiaretta_1974
Speranza wrote:Cate e Manuelina, meno male che ci siete voi a dire così altrimenti mi sentirei io quella "sbagliata" sarà che non sono ancora mamma


sarà che non siete ancora mamme. e non è un rimprovero, semplicemente...mamme si diventa. ti ci fanno diventare i tuoi figli, maestri sublimi dell'arte materna.

Posted: Thu Aug 07, 2008 3:50 pm
by manuelina
io speranza non sono mamma, quindi di parlo di mio vissuto da figlia e di quello che vorrei essere come madre.
e leggendo chiaretta mi è venuta in mente una cosa: quando sono andata in gita a loano alle materne, ricordo che la sera la maestra telefonava alla prima mamma dell'appello e poi si faceva la catena. quante di voi se la ricordano?
idem hanno fatto 5 anni fa le mie sorelle alla gita della materna.
ma quest'anno, quinta elementare, vanno in gita con una differenza: tutti i bambini avevano un proprio cellulare e quindi niente più catena. e le mie sorelle erano le uniche a non avere il cellulare (giustissimo secondo me), ma per avere loro notizie e non farle essere diverse i miei hanno dovuto espropriarsi dei propri telefoni e imprestarli loro...ma perchè? da zero telefonate ad almeno 2/3 al giorno??