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Posted: Tue Jan 18, 2011 6:59 pm
by Chloe83
Manustefa wrote:Ti ammiro! Davvero.
:ok:
Mi piacerebbeanche sapere come vivi l'idea che un bambino, poi adulto, figlio del tuo ovulo potrà provare quello che ho immaginato io.
Ne faccio una questione puramente psicologica ed emotiva, ASSOLUTAMENTE NON MORALE.
Un bambino proveniente da un mio ovocita, se esiste, non è figlio mio, è figlio solo dei suoi genitori. Io posso averli in qualche modo avvantaggiati nella strada per diventare tali in un modo anche molto limitato. Pare che il corredo genetico sia in qualche modo influenzato dall'ambiente uterino, dalla vita prenatale, per cui la sua mamma avrà impastato il suo bambino da un mio ingrediente base, che non è nemmeno più mio.
Io ho in piccola parte pagato un debito che avevo con la vita.
Ho ricevuto e in minima parte restituito.

Posted: Tue Jan 18, 2011 11:18 pm
by Enza 52
Mirko e i furetti wrote:lo differenzia il fatto che sveva, anna e lapo sono figli di una coppia.
il bambino che nasce grazie al fatto che una donna concede il proprio utero (a questo punto anche grazie al fatto che un uomo dona il proprio seme), a due persone che altrimenti non potrebbero averlo, è il figlio di queste due persone che è nato grazie ad un'altra donna.
la differenza sta nel fatto che il bambino non si è sviluppato nell'utero della madre ma in quello di una donna che lo ha concesso.

e ripeto.
la maternità surrogata non è fantascienza in altri paesi.

io non capisco come possa essere devastante l'atto cosciente di una donna che decide di dare la possibilità ad una coppia di avere un figlio donando quello che più ha di speciale, la possibilità di diventare madre.

se è una scelta libera della donatrice, che cosa c'è di devastante?

saluti realisti
Mirko

P.S. nessun problema nini, lo so che non posso capire cosa vuol dire avere un figlio dentro.
però potere avere un figlio dentro non significa automaticamente avere ragione quando si parla di queste cose.
boh, io il mio ovocito l'avrei dato se all'epoca si fosse praticata l'inseminazione, ho sempre avuto idee progressiste, ed in questa donazione, per quanto potenzialmente sia un bambino, siamo sempre a livello potenziale.
Idem dicasi per gli spermatozoi, e l'utero visto come organo a se stante, non fa differenza.
Ma........mirko qui si parla di fare un atto d'amore sovr'umano che non è permettere a chi non può, di avere un figlio che sia per parte maschile, geneticamente proprio, ma di cedere una creatura, non un ovocito, ma una creatura indipendente, che respira ed ha un cuore che batte, e che è tuo figlio, perchè lo hai portato dentro di te per 9 mesi lo so che ci ribbusso, e mi ripeto, ma non riesco a vederlo come un atto di amore.
Tranne i casi citati da Clhoe, di cui avevo parlato anch'io qualche post fa, caso in cui avessi dovuto portare mio nipote. Solo quello vedo come un atto d'amore, quello che è un caso diverso.

Posted: Tue Jan 18, 2011 11:57 pm
by Mirko e i furetti
viola 52 wrote:boh, io il mio ovocito l'avrei dato se all'epoca si fosse praticata l'inseminazione, ho sempre avuto idee progressiste, ed in questa donazione, per quanto potenzialmente sia un bambino, siamo sempre a livello potenziale.
Idem dicasi per gli spermatozoi, e l'utero visto come organo a se stante, non fa differenza.
Ma........mirko qui si parla di fare un atto d'amore sovr'umano che non è permettere a chi non può, di avere un figlio che sia per parte maschile, geneticamente proprio, ma di cedere una creatura, non un ovocito, ma una creatura indipendente, che respira ed ha un cuore che batte, e che è tuo figlio, perchè lo hai portato dentro di te per 9 mesi lo so che ci ribbusso, e mi ripeto, ma non riesco a vederlo come un atto di amore.
Tranne i casi citati da Clhoe, di cui avevo parlato anch'io qualche post fa, caso in cui avessi dovuto portare mio nipote. Solo quello vedo come un atto d'amore, quello che è un caso diverso.
A study by the Family and Child Psychology Research Centre at City University, London, UK in 2002 concluded that surrogate mothers rarely had difficulty relinquishing rights to a surrogate child and that the intended mothers showed greater warmth to the child than mothers conceiving naturally.[25] Anthropological studies of surrogates have shown that surrogates engage in various distancing techniques throughout the surrogate pregnancy so as to ensure that they do not become emotionally attached to the baby.[26] Many surrogates intentionally try to foster the development of emotional attachment between the intended mother and the surrogate child.[27] Instead of the popular expectation that surrogates feel traumatized after relinquishment, an overwhelming majority describe feeling empowered by their surrogacy experience.[28] In fact, quantitative and qualitative studies of surrogates over the past twenty years, mostly from a psychological or social work perspective, have confirmed that the majority of surrogates are satisfied with their surrogacy experience, do not experience "bonding" with the child they birth, and feel positively about surrogacy even a decade after the birth.[29] Assessing such studies from a social constructionist perspective reveals that the expectation that surrogates are somehow "different" from the majority of women and that they necessarily suffer as a consequence of relinquishing the child have little basis in reality and are instead based on cultural conventions and gendered assumptions.[29] Many surrogates form close and intimate relationships with the intended parents. When the greatness of their efforts is acknowledged, they recall their surrogacy experience in the years to come as the most meaningful experience of their lives.[30]
http://en.wikipedia.org/wiki/Surrogacy

questo è quello che risulta dagli studi sul campo (quindi dalla realtà) di più di vent'anni di maternità surrogata.

buona notte.

saluti stanchi
Mirko