cervelli che fuggono, cuori che restano

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Moderator: Paola

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Mammatitta
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Re: cervelli che fuggono, cuori che restano

Post by Mammatitta »

Dici? Mio nipote fa il cameriere a Londra. Viene dall'alberghiero, fa esattamente quello che voleva fare, ma qui in Italia nessuno gli faceva il contratto e lavorava a serata, a Londra ha un contratto serio ed una vita dignitosa.
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nene70
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Re: cervelli che fuggono, cuori che restano

Post by nene70 »

Paola wrote:Se uno va all'estero per fare il cameriere o il muratore io lo capisco se pensa che sia formativo per lui, perché impara un'altra lingua, perché vede altri luoghi. Se è per questi motivi tanto di cappello.

Ma se lo fai solo per lamentarti dell'Italia lo trovo davvero sciocco, perché lavori di questo tipo ve ne sono anche in Italia.
vero paola, ma il cameriere all'estero ha,a differenza nostra, un'altra formazione e soddisfazione, un altro trattamento economico e una sicurezza.
vero è pure che ci sono svantaggi,come in tutti i posti eh
non è che l'estero sia il paradiso...ma da altre opportunità che spesso vengono a mancare qua.
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Lella
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Re: cervelli che fuggono, cuori che restano

Post by Lella »

Paola wrote:La professoressa di Jacopo dice sempre ai ragazzi:
in Italia compriamo piedi e vendiamo teste.

Ed è vero, se uno pensa cosa ruota attorno al mondo del calcio
però... c'è un però.

Cos'è l'estero oggi?
Nell'era digitale, con skype, gli aerei low cost, le chat, internet, e le video chiamate?

Io non sono esterofila ma non sono nemmeno troppo patriottica e quindi io auspico un futuro dove i GIOVANi quelli appena laureati o diplomati, vadano diritti all'estero a fare esperienza e poi tornino in Italia a portare valore aggiunto, a far crescere i loro figli fra stagioni che cambiano, dialetti che imperversano, profumi e luoghi d'arte irreplicabili altrove.

Questo auguro anche ai miei figli, auguro loro di essere all'estero a 25 anni e di rientrare magari a 35/40 per invecchiare qui, magari lasciando che io stessa possa aiutarli a crescere gli eventuali figli.

Mi sembra così vicino questo estero che vale la pena di abitarci per un po', vale la pena di mescolare le etnie, le religioni, la filosofia, la cucina, la pelle.

Noi siamo un po' una generazione di passaggio, non andiamo all'estero come fecero i nostri padri e prima di loro i nostri nonni per povertà.
Non va all'estero la fascia medio bassa della società poco acculturata e fare da bracciante.
Vanno all'estero i nostro coteanei o quelli più giovani ma "studiati", e io mi auguro che andando loro all'estero via sia più spazio per noi che abbiamo ormai messo radici qui e loro tornino quando i nostri figli saran pronti a partire.

Poi mi spiace che l'estero sia l'Eldorado per il mondo del lavoro, però lo è meno per tante altre cose, per la sanità pubblica, per le relazioni, per la cultura millenaria, per alcuni valori, per il patrimonio artistico, per la biodiversità, per il nostre essere Italiani.
E' il prezzo che dobbiamo pagare per rappresentare lo 0,9 % della popolazione mondiale ma essere ritenuti uno dei posti più belli dove vivere al mondo, per cibo, vino, arte e moda.
Bella questa prospettiva, di andata e ritorno alle proprie radici arricchiti di qualcosa che no sia solo denaro.
CARPE DIEM
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