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Lella wrote:SIlvi però se non possiamo parlarne pubblicamente non dovevi neanche riportarlo nel post. Parlo per il bene della discussione che deve restare pubblica come è partita.
quello che sentivo di dire in pubblico l'ho già postato prima. I test sono stati falsati. cioè è risultata, per usare un eufemismo, meno grave di quello che è. come lo so scusate ma per rispetto di altri, del mio lavoro e del forum stesso non lo riporto.
Silvi wrote:quello che sentivo di dire in pubblico l'ho già postato prima. I test sono stati falsati. cioè è risultata, per usare un eufemismo, meno grave di quello che è. come lo so scusate ma per rispetto di altri, del mio lavoro e del forum stesso non lo riporto.
Va bene SIlvi, è comunque un tassello che mi è molto utile per un mio percorso mentale su questa vicenda.
rispetto la tua riservatezza, Silvi, soprattutto se imposta da una deontologia professionale. Sul caso Franzoni se ne sono dette - e se ne diranno - a bizzeffe e ovviamente lo scetticismo è una conseguenza naturale, sei d'accordo?
A mio parere, ciò che ha colpito di più nella storia della Franzoni rispetto alle altre storie di infanticidi è la sua mancata confessione. Pur essendo profana della materia, avevo letto da qualche parte che dei casi di infanticidio acclarati, in una percentuale molto vicina alla totalità la madre è rea confessa, se non subito comunque a distanza di poco tempo "crolla" e confessa l'omicidio del proprio figlio. La Franzoni per la legge è colpevole e di questo non è dato di dubitare pena la destabilizzazione dell'intero sistema. Ma, si sa, quella che viene letta nelle sentenze è la verità processuale, quella che emerge dai fatti conosciuti attraverso il processo. Non voglio entrare nel merito delle possibilità, concrete, che i fatti del processo subiscano alterazioni, di vario genere e da più parti, sia a difesa che contro l'imputato. Ciò che è senz'altro vero è che nella maggior parte dei casi non è dato di sapere se alla verità processuale corrisponda quella reale! E per questo gran parte dell'opinione pubblica non è soddisfatta dalla risposta processuale e continua a porsi la domanda se la Franzoni davvero abbia ucciso Samuele
Mi chiedo se il fatto che la Franzoni non abbia confessato l'omicidio, dando per presupposta la verità processuale, cioé che l'abbia effettivamente commesso, possa davvero avere una tale rilevanza da minare la vertà processuale. Ossia: sotto il profilo psichiatrico, psicologico è davvero così scontato che la madre che uccide il proprio figlio poi confessi l'omicidio? Il discorso della rimozione, che è stato da più parti tirato fuori, è fondato, è plausibile? Dura in eterno o è destinato a riemergere prima o poi il ricordo?
Se, come mi pare di aver capito, sei del mestiere (psicologa, psichiatra?), puoi dare un contributo in questo senso?
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