Posted: Mon Nov 21, 2011 11:38 am
Spero tu stia scherzando Gilda, mi riferisco alla parte che ho grassettato. SE hai avuto davvero una rottura di placenta (che fra l'altro non vuol dire assolutamente niente, nel caso è un distacco di placenta) NON POTEVANO aspettare un piffero. Saresti morta e non sto scherzando, il tuo è stato un cesareo obbligato senza il quale sia tu che tua figlia sareste morte sicuramente. Per la questione della bambina in TIN ce l'avrebbero dovuta portare subito probabilmente e non lasciartela per qualche ora, perchè un distacco di placenta vero toglie tantissimo sangue sia alla mamma che al feto provocando serissimi problemi.gilda wrote:alessia, quando ho partorito ero a Milano in un posto dove sono proprio fissati con l'allattamento al seno (e meno male) e quindi te lo danno subito, ma io stavo malissimo.
Avevo perso molto sangue, la spinale che hanno fatto per l'intervento mi ha provocato vomito continuo, freddo glaciale e poi ovviamente l'impossibilità a muovermi.
La bambina l'hanno portata dopo aver fatto il primo prelievo ed è stata sul seno tutto il giorno, ma dormiva, sembrava non aver capito che era già nata.
Di sera l'hanno portata via, ma praticamente non si era attaccata per niente, nonostante i miei tentativi.
Avevo dolori allucinanti ai punti e dentro, perché avevano dovuto fare l'ennesima laparoscopia esplorativa e sentivo che mi avevano ravanato dentro alla grande.
Quando poi l'indomani non me l'hanno portata, ho avuto paura che fosse morta e non volevano dirmi niente: invece a mezzogiorno sono arrivati e mi hanno detto che la stavano trasportando al Niguarda con l'ambulanza perché non respirava bene.
Mi ha preso un colpo.
Io ero bloccata in ospedale senza potermi muovere e lei era altrove, da sola, in mano di chissà chi.
Così ho messo firma contro il parere del medico e sono tornata a casa.
Al Niguarda non ti fanno entrare in terapia intensiva se non sono passate 24 ore da quando hai lasciato l'altro ospedale.
Ho rivisto mia figlia dopo due giorni insomma, quasi nemmeno la riconoscevo più.
Con quei maledetti punti facevo un sacco di km al giorno per andare fino al Niguarda (circa 80 km da dove abitavo io) e i dolori non passavano, non riuscivo nemmeno a camminare in piedi.
Prima di rimettermi in sesto ci è voluto un mese intero...
In più stava per venire una depressione violenta e me la prendevo con chiunque mi capitasse a tiro (mia madre in primis) perché non mi facevano allattare la bambina e col tiralatte di latte proprio non ne voleva uscire (a mala pena riuscivo a fare un 40 cc alla volta) e pensate che nervi quando ho scoperto che lo buttavano via "perché la bambina si stancava a ciucciare".
Ma bravi!
Insomma tra le varie peripezie, me la sono riportata a casa mettendo firma e con l'aiuto delle ostetriche dell'ospedale dove avevo partorito, perché il Niguarda non me la voleva ridare (problemi burocratici assurdi: non avevo un certo foglio, quindi per loro, ufficialmente non ero la madre).
Questo per dire che la mia esperienza di cesareo è stata davvero traumatica e preferirei 20 ore di travaglio a mezz'ora di cesareo. D'altronde la piccola era già incanalata, il collo appiattito completamente: io capisco la necessità di salvaguardare la vita di mamma e bambino, ma già ero ricoverata in ospedale, quando ho rotto la placenta, potevano almeno farmi provare, ma non hanno voluto rischiare.
Per il parto spontaneo dopo cesareo...lo puoi fare, sono passati abbastanza anni (almeno 24 mesi), è vero che ci sono maggiori rischi (minimi ma ci sono, di rottura d'utero) ed è vero che non potrai fare l'epidurale però lo puoi fare, basta firmare il consenso.
Per chi chiedeva come si riconosce il dolore...non lo dovete riconoscere voi, ma noi. Il dolore della contrazione è a ondate, viene e va e mettendo una mano sulla pancia senti l'utero contratto, nella rottura d'utero questo non avviene, il dolore è continuo, talmente forte da far perdere i sensi e l'utero è molle. L'epidurale tuttavi porta serie modificazioni al sentire della donna e in caso di precedente teglio cesareo non è molto indicato fare l'epidurale.