Io arrivo e dico:
io il catechismo me lo sono subito da piccola, basta e avanza.
Ora come ora, se lo becca mia figlia.
Ciò non fa sicuramente di me una non credente, semplicemente considerato che io vorrei per mia figlia i sacramenti, non voglio rifare questo percorso.
Ipocrita, bigotta?
Fate voi, ma è la realtà di molte famiglie.
E il catechismo?
Moderator: laste
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erinmay
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Azur
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È un discorso complesso.marika wrote: Mi chiedevo solo se ha senso mandare mio figlio a fare qualcosa in cui io non credo.
Farlo andare a messa mentre io vado al bar con lea miche, ecco, io non riuscirei. E' da quando sono nati che diciamo che dobbiamo far valere per noi quello che vale per loro (tranne Lella che si mangia le patatine di nascosto prima di cena hahahah), come giustifico il fatto che ci mando lui e non vado io? Mi sembra di trasmettere chiaro e tondo il messaggio "E' una rottura di balle ma tu ci devi andare".
Io partivo da una posizione come quella di Lelia, non sono praticante, sono (forse) credente ma non mi ritrovo nel credo cristiano, quindi l'idea era: decideranno quando saranno grandi.
Poi è arrivato il momento (qui 8 anni) in cui inizia il catechismo, e mia figlia dice che andarci. Non - dice - perché ci vanno le sue amiche (non tutte ci vanno in effetti) ma perché a scuola religione le piace molto e lei crede in Gesù (anche se in casa si è sempre parlato delle diverse religioni, dei diversi credo, delle diverse "concretizzazioni" del credere).
Ovvio che è una scelta non matura, ovvio che è una scelta in buona parte influenzata dal "così fan (quasi) tutti" (tanto che anche l'amichetta mussulmana ci voleva andare
Però, posto che è una cosa che non ritengo "nociva", anche se non la condivido chi sono io per impedirle di fare questa esperienza?
Non è stata una decisione presa alla leggera: prima ho cercato di spingerla a rimandare, poi le ho spiegato che noi nn avremmo potuto fare questo cammino *insieme* a lei, perché ad alcune cose non crediamo, perché la fede non si può spiegare ma presuppone uno scegliere di credere che non è per tutti.
Poi mi sono rimasti mille dubbi, domande e notti insonni (come diverse persone qua sanno, la facilità di decisione non è una mia dote, ahah).
Personalmente, l'averle permesso di frequentare catechismo è una cosa che mi pesa, dato che sono una persona molto coerente, e il dover restare in bilico tra "la verità della mamma" e "la verità di catechismo" (che, come giustamente diceva qualcuno, non è storia delle religioni) senza essere io a indirizzarla chiaramente e a scegliere per lei lo trovo faticoso, perché sento la mancanza di una linea chiara, che è solitamente la mia (confesso anch'io il cioccolato mangiato di nascosto come le patatine di Lella, ma lì la strada è chiara e non ho rimorsi, ahahah).
Il messaggio non è, per come lo vivo (male) io, "E' una rottura di balle ma tu ci devi andare",
ma "Ti rispetto come persona, anche se sei ancora piccoletto, e ti permetto di fare le tue scelte, anche se sono diverse dalle mie, e anche se questo per me non è facile" (posto che non siano pericolose)
PS: poi sono d'accordissimo che il coinvolgimento della famiglia è giusto e necessario, proprio perché il percorso di fede è estremamente serio, e deve (dovrebbe) essere vissuto insieme ai bambini, quando ci sono le condizioni per farlo.
(infatti Dona, non capisco bene quello che dici: vorresti i sacramenti per tua figlia perché sei credente ma non praticante? ma cmq in quanto genitore sei coinvolta nella crescita morale/spirituale/etica (in senso lato) di tua figlia, quindi perché non voler essere coinvolta in questo, se cmq sei credente?)