La dura vita dei senza dio...

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Moderator: Paola

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Sheireh
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Post by Sheireh »

Nata e cresciuta in una famiglia (inteso di madre e padre) atea (che per essere di destra era - soprattutto tempo fa - una cosa strana).

Non ho "subìto" sacramenti, e ho avuto la possibilità di scegliere se frequentare religione a scuola fin dalle elementari, dove ho deliberatamente scelto di NO, come per quanto riguardava il catechismo o la decisione di prendere parte ad attività dell'oratorio (non ho mai nemmeno messo un piede dentro la struttura).

Sicuramente il fatto di vivere in una famiglia dove la razionalità era fondamentale, dove non c'era posto per la religione né da un punto di vista mistico (proprio perché non-razionale) né da un punto di vista sociale (la solitudine era ben vista e la scelta ponderata di amicizie e "seguaci" altrettanto), tantomeno accettata da un punto di vista gerarchico (nel senso di istituzione) ha inciso moltissimo.

Ho vissuto fino all'estremo opposto nella fase adolescenziale questo mio ateismo, utilizzando emblemi come croci rovesciate al collo e cose di questo genere.

Nel corso degli anni, con la maturità, ho convenuto di credere in realtà in un animo "mistico" della natura, un'anima universale, che abbraccia tutto e che racchiude ciò che va oltre alla vita fine a se stessa che noi conosciamo. Ma senza che questo abbia molta valenza nella vita che vivo, perché in ogni caso una volta finita, sarà finita e che se anche la mia anima tornerà a far parte della Grande Madre Natura, io comunque non lo saprò.

Non sento la necessità di un dio, non sento la necessità di rifarmi a qualcuno nei momenti brutti o nei momenti belli, non sento la necessità di avere alle spalle qualcosa o qualcuno in cui credere o a cui tendere una mano. Ritengo di essere io stessa la MIA divinità più grande.


Questo per quanto riguarda ciò che sono io... ciò che sarà con i figli, ancora non lo so di per certo, anche se ritengo che farò il possibile per tenere lontana Arianna e chi verrà dopo dal mondo delle religioni, perché per come li vivo io reputo che tolgano parte di sé a se stessi per darlo ad altri che non lo meritano.
Arianna non è battezzata e se lo vorrà essere dovrà essere grande abbastanza per potermi dare motivazioni valide (che non saranno certamente "voglio andare anch'io alle riunioni pomeridiane in chiesa con i miei compagni di scuola").

Certo, anche questa è una scelta, come chi sceglie di far diventare religiosi i figli, io scelgo di non volerli fare diventare tali.
Poi il percorso individuale seguirà logicamente la propria strada.
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"Mi viene in mente solo un'espressione leggendoti: pacha mama ossia madre terra in lingua quechua" - Marylizard

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franceschina
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Post by franceschina »

Intanto non credo si possa parlare di fede in termini di scelta.
Se mai può esserci la scelta di aprirsi a certi discorsi, ma la fede è qualcosa che arriva come un dono (o una maledizione, a seconda dei punti di vista).
E' come l'amore.
Puoi scegliere di non amare qualcuno di cui ti innamori?
Volendo partire dall'assunzione che la fede non ci sia, allora si può scegliere se aderire o meno a certe proposte, a certi modelli comportamentali (che per altro secondo me esulano dalla morale cattolica, ma appartengono - o dovrebbero appartenere - ad un'etica universale), se conformarsi a certi percorsi che sembrano tappe socialmente dovute.
Da cattolica praticante, posso dirti che se non avessi la fede, mi lascerei guidare dalle inclinazioni dei miei figli, dando loro la possibilità di esplorare certi territori, anche laddove la spinta nascesse da mera curiosità o omologazione.
Se poi hai un'esperienza pregressa in ambito parrocchiale che giudichi positiva e formativa, vorresti negarla ai tuoi figli solo per coerenza con la scelta che hai fatto per te?
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Elisa
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Post by Elisa »

curiosa la posizione di vavi, di solito è il contrario!

per quanto ci riguarda, nonostante un mio passato di oratorio in cui sono cresciuta negli anni di formazione, ad oggi sono atea(?) disinteressata, non credo, è più forte di me, pur sapendo che la vita in questa provincia bigotta sarebbe molto più facile.

Mio marito, cresciuto nell'ignoranza religiosa più totale, sarebbe probabilmente più propenso a fare tutto come si deve per il quieto vivere, ma a me non va bene, proprio x rispetto verso chi crede davvero.

Alessia non è stata battezzata - con grande dolore di mio padre e sconcerto dei suoceri, è argomento ancora tabù - e ovviamente i "problemi" arriveranno con la scolarizzazione e l'uniformarsi agli altri.

Intanto Simone ha voluto iscriverla all'insegnamento religioso alla scuola materna, io non mi sono opposta ma sono in forte dubbio.

Non so, devo sbatterci il naso, per poterne parlare davvero.

Certo che qui altre "agenzie educative" non ce ne sono, luoghi in cui crescere in gruppo sotto adulti che guidano non ce ne sono.

La scelta è tra oratorio e piazza\giardini, scout- agesci cattolici- o squadra di qualche sport.

La vedo già grama, a livello di coerenza...
Alessia 30\09\2008
Samuele 25\12\11

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