Posted: Mon Apr 18, 2011 3:34 pm
Nata e cresciuta in una famiglia (inteso di madre e padre) atea (che per essere di destra era - soprattutto tempo fa - una cosa strana).
Non ho "subìto" sacramenti, e ho avuto la possibilità di scegliere se frequentare religione a scuola fin dalle elementari, dove ho deliberatamente scelto di NO, come per quanto riguardava il catechismo o la decisione di prendere parte ad attività dell'oratorio (non ho mai nemmeno messo un piede dentro la struttura).
Sicuramente il fatto di vivere in una famiglia dove la razionalità era fondamentale, dove non c'era posto per la religione né da un punto di vista mistico (proprio perché non-razionale) né da un punto di vista sociale (la solitudine era ben vista e la scelta ponderata di amicizie e "seguaci" altrettanto), tantomeno accettata da un punto di vista gerarchico (nel senso di istituzione) ha inciso moltissimo.
Ho vissuto fino all'estremo opposto nella fase adolescenziale questo mio ateismo, utilizzando emblemi come croci rovesciate al collo e cose di questo genere.
Nel corso degli anni, con la maturità, ho convenuto di credere in realtà in un animo "mistico" della natura, un'anima universale, che abbraccia tutto e che racchiude ciò che va oltre alla vita fine a se stessa che noi conosciamo. Ma senza che questo abbia molta valenza nella vita che vivo, perché in ogni caso una volta finita, sarà finita e che se anche la mia anima tornerà a far parte della Grande Madre Natura, io comunque non lo saprò.
Non sento la necessità di un dio, non sento la necessità di rifarmi a qualcuno nei momenti brutti o nei momenti belli, non sento la necessità di avere alle spalle qualcosa o qualcuno in cui credere o a cui tendere una mano. Ritengo di essere io stessa la MIA divinità più grande.
Questo per quanto riguarda ciò che sono io... ciò che sarà con i figli, ancora non lo so di per certo, anche se ritengo che farò il possibile per tenere lontana Arianna e chi verrà dopo dal mondo delle religioni, perché per come li vivo io reputo che tolgano parte di sé a se stessi per darlo ad altri che non lo meritano.
Arianna non è battezzata e se lo vorrà essere dovrà essere grande abbastanza per potermi dare motivazioni valide (che non saranno certamente "voglio andare anch'io alle riunioni pomeridiane in chiesa con i miei compagni di scuola").
Certo, anche questa è una scelta, come chi sceglie di far diventare religiosi i figli, io scelgo di non volerli fare diventare tali.
Poi il percorso individuale seguirà logicamente la propria strada.
Non ho "subìto" sacramenti, e ho avuto la possibilità di scegliere se frequentare religione a scuola fin dalle elementari, dove ho deliberatamente scelto di NO, come per quanto riguardava il catechismo o la decisione di prendere parte ad attività dell'oratorio (non ho mai nemmeno messo un piede dentro la struttura).
Sicuramente il fatto di vivere in una famiglia dove la razionalità era fondamentale, dove non c'era posto per la religione né da un punto di vista mistico (proprio perché non-razionale) né da un punto di vista sociale (la solitudine era ben vista e la scelta ponderata di amicizie e "seguaci" altrettanto), tantomeno accettata da un punto di vista gerarchico (nel senso di istituzione) ha inciso moltissimo.
Ho vissuto fino all'estremo opposto nella fase adolescenziale questo mio ateismo, utilizzando emblemi come croci rovesciate al collo e cose di questo genere.
Nel corso degli anni, con la maturità, ho convenuto di credere in realtà in un animo "mistico" della natura, un'anima universale, che abbraccia tutto e che racchiude ciò che va oltre alla vita fine a se stessa che noi conosciamo. Ma senza che questo abbia molta valenza nella vita che vivo, perché in ogni caso una volta finita, sarà finita e che se anche la mia anima tornerà a far parte della Grande Madre Natura, io comunque non lo saprò.
Non sento la necessità di un dio, non sento la necessità di rifarmi a qualcuno nei momenti brutti o nei momenti belli, non sento la necessità di avere alle spalle qualcosa o qualcuno in cui credere o a cui tendere una mano. Ritengo di essere io stessa la MIA divinità più grande.
Questo per quanto riguarda ciò che sono io... ciò che sarà con i figli, ancora non lo so di per certo, anche se ritengo che farò il possibile per tenere lontana Arianna e chi verrà dopo dal mondo delle religioni, perché per come li vivo io reputo che tolgano parte di sé a se stessi per darlo ad altri che non lo meritano.
Arianna non è battezzata e se lo vorrà essere dovrà essere grande abbastanza per potermi dare motivazioni valide (che non saranno certamente "voglio andare anch'io alle riunioni pomeridiane in chiesa con i miei compagni di scuola").
Certo, anche questa è una scelta, come chi sceglie di far diventare religiosi i figli, io scelgo di non volerli fare diventare tali.
Poi il percorso individuale seguirà logicamente la propria strada.