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Posted: Thu Jul 07, 2011 6:49 pm
by ziaco
Bella che sei :bacio:

Posted: Thu Jul 07, 2011 8:12 pm
by Allibita
Rifletto spesso su tutto questo e mi chiedo se in realtà sia possibile auto riempire quel vuoto che qualcuno sente di provare.
Insomma in psicologia si parla tanto di autostima, amore per sè stessi, "bastarsi".. ma il vuoto è qualcosa di talmente profondo...

Una persona mi ha insegnato che molte persone hanno dentro "il caldo".
"Il caldo" è una sorta di nucleo, una riserva che sta sotto a tutto il resto.
Sotto agli obbiettivi raggiunti, alle famiglia che abbiamo costruito, ai progetti che facciamo.. è una sensazione che ci portiamo dentro da quando siamo piccoli probabilmente.
Una cosa che si forma quando da bambini qualcuno ci ama, ci riconosce per quello che siamo, ci fa sentire "giusti".
Non importa chi sia questo qualcuno: se un genitore, un fratello maggiore, un adulto che si occupa di noi..conta la sensazione.

Un vuoto, il vuoto di cui sto parlando qui, è una cosa che qualcuno ha creato con la sua assenza.
Abbiamo noi, da soli, il potere di riempire una mancanza così grande?

Possiamo lavorare su noi stessi per migliorare la nostra autostima, l'idea che abbiamo di noi stessi, il nostro modo di raggiungere gli obbiettivi ma possiamo riprodurre quella sensazione?

Ho la sensazione che invevitabilmente solo qualcun'altro può farci sentire "il caldo" se non sentiamo di averlo dentro.....ma è un riflessione in continua evoluzione.

Posted: Fri Jul 08, 2011 1:15 am
by Alessandra_Rotondi
asolina wrote:e autostima nulla.
perchè buttarsi via?
ho 3 figlie con 3 uomini diversi, ed ogni volta che uno mi si pigliava ho sempre pensato finalmente qualcuno che mi vuol bene, ma perchè?
non sono così racchia e neppure tanto stronza. (il mio livello di autostima è a uno, ed è già un bel passo,magari mi fermo qua per anni ma tantè)
devo ancora trovare quell'imput che faccia scattare in me il meccanismo di credere in me stessa.
spero che la psicologa mi aiuti.(o aiuti la mia famiglia...io vengo dopo)

-Molte donne commettono l'errore di cercare un uomo con cui sviluppare una relazione senza aver sviluppato prima una relazione con se stesse; corrono da un uomo all'altro, alla ricerca di ciò che manca dentro di loro; la ricerca deve cominciare all'interno di sé. Nessuno può amarci abbastanza da renderci felici se non amiamo davvero noi stesse, perchè quando nel nostro vuoto andiamo cercando l'amore, possiamo trovare solo altro vuoto.-
(grazie marte)
Asolina, quella che lei scrive è una traccia per me appena accennata… se la sviluppasse ancora un po’…
L’autostima è un’autovalutazione delle componenti della propria personalità (nell’ambito sociale, scolastico, familiare, corporeo…). Allora è utile riflettere su quali di queste aree la valutazione che ognuno fa di se stesso è bassa. Su tutte?
Poi riflettiamo sul fatto che una valutazione ha anche sempre un punto di riferimento, ovvero un Sé Ideale, un modello a cui si vorrebbe somigliare (che ha profondissime radici nelle storie e nelle relazioni familiari, nel ruolo di quella persona nella famiglia di origine, nelle esperienze di vita significative etc.).
Allora potrebbe questo Sé Ideale essere troppo alto, così da rendere comunque sempre bassa ogni autovalutazione di sé?
Oppure no? Allora il lavoro deve andare in un'altra direzione.
E qui mi fermerei per il momento. Sono solo input… Una traccia da percorrere o forse già percorsa. E allora cercare altro.
Un’ultima piccola riflessione sui figli.
Le relazioni familiari sono significative nella costruzione dell’autostima di un bambino.
Perché i bambini si rispecchiano nei genitori.
Intendo dire che i genitori restituiscono ai figli l’idea che loro hanno dei bambini stessi. Se una mamma vede il suo bimbo simpatico o giocherellone il bambino carpirà la percezione (o anche solo l’idea) che la mamma ha di lui, come se si specchiasse nella mamma e lì vedesse come lei lo vede.
E’ chiaro che questo può avere un valore enorme.
In positivo o in negativo.