Mio marito non ha mai avuto grandi contatti con i bambini.
Quella che doveva saperne di più a riguardo sono io.
La maggiore di 4 fratelli, con cuginetti vicini e poi insegnante di ginnastica attrezzistica a bambini e per finire insegnante alle elementari.
Ma quando è arrivata Alice con tutti i problemi inaspettati... io sono crollata e di colpo non avevo idea di come si facesse a porsi con un neonato prima e con un bambino piccolo poi.
E mio marito che non sapeva niente di bambini mi ha dato una grossa mano.
Lui è una di quelle persone che affrontano i problemi uno alla volta, quando si presentano, senza stressarsi prima del tempo e magari per niente.
Ci compensiamo.
Ora che le bambine non sono più delle neonate e specialmente con Alice c'è un certo tipo di relazione verbale, io mi sento molto più a mio agio. E mi rendo conto che a volte lui non sa come gestire certe situazioni peggiorando magari un momento già di per sé critico.
Forse il fatto che non c'è mai gli impedisce di saper anticipare certi comportamenti o di conoscere il modo migliore per far sbollire un capriccio.
Nelle discrepanze educative io cerco sempre di mediare.
Lo faccio la sera, quando le bambine sono a letto.
Riprendo momenti cruciali della giornata e ne parliamo.
So che il fatto di essere insegnante mette lui spesso nella condizione di dare abbastanza peso a ciò che dico. Non perché io realmente ne sappia di più, però è come se nel campo dell'educazione mi ritenesse più preparata di lui.
Però non crediate che lui mi dica "è vero, hai ragione, proviamo a fare così", anzi! Ma noto che comunque ascolta ciò che dico e vedo degli sforzi da parte sua.
È pur vero che in questo periodo mi sento più ragazza madre... non sento un gran sostegno, lui è quasi inesistente, sabati e domeniche comprese (spero ancora per poco) e quindi lui tende a lasciar fare a me... non si intromette nelle decisioni che prendo riguardo le bambine. Non osa riprendermi per qualcosa...
Questo mi porta davvero a sentirmi molto sola per quanto riguarda ogni cosa che riguarda le bambine, dalle decisioni da prendere quando sono malate, al cibo, al vestirsi, al gestire i capricci, a tutto il resto.
Spero che presto lui riprenda il suo posto in questa famiglia, anche a costo di dover discutere di nuovo riguardo le scelte educative o visioni differenti.
Mamma e papà : educatori diversi
Moderator: Paola
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chiaretta_1974
IO vedo la differenza educativa che necessariamente esiste tra i due genitori come una risorsa e non come un limite.
Di certo però è una risorsa che bisogna imparare ad utiulizzare in questo senso, perchè non è facile nè immediato reagire in modo positivo scoprendo nell'altro genitore atteggiamenti e comportamenti che sentiamo di non condividere appieno.
Ogni famiglia ha le sue regole-base, su cui i genitori di solito si trovano d'accordo (mi riferisco a regole come l'onestà, l'aiuto reciproco, la sincerità, insomma i valori fondamentali dell'essere umano).
Ma al di là di queste, che sono poche e meno ambigue, esiste tutta una gamma di atteggiamenti educativi dell'adulto che dipendono da molti fattori: la sua personalità il suo passato di figlio, le sue aspettative rispetto alla genitorialità, le competenze individuali, e ci metterei anche stress e stanchezza del momento che possono a volte avere una grande influenza sui comportamenti spiccioli del quotidiano.
Se i due genitori, per puro caso, sono all'incirca in linea probabilmente il problema non si pone, ma a mio parere queste famiglie rappresentano la parte più piccola del totale. Per la maggior parte, ed è normale sia così, la coppia genitoriale non sempre condivide tutta questa serie di atteggiamenti educativi.
E' facile "andare in crisi" di fronte ad un coniuge che scopriamo essere il genitore che non ci saremmo aspettati fosse, è sano porsi domande ed è particolarmente utile parlarne insieme, non alla presenza del bambino, non per far prevalere il proprio punto di vista ma per esplicitarlo all'altro, trovandone insieme eventuali motivazioni e cercando una mediazione possibile.
Mediare non vuol dire necessariamente arrivare ad un comportamento medio, o che uno dei due (sempre lo stesso genitore o a turno) debba cedere all'altro. Mediare vuol dire costruirsi una mentalità educativa comune, fatta di entrambe le personalità, entrambe le esperienze, entrambi i vissuti dell'infanzia).
In questo modo i genitori sanno che esiste una coppia educativa e non due interventi individuali calati nella stessa realtà e questa consapevolezza la da il dialogo, con i modi che ogni coppia ha di dialogare.
Poi bisognerebbe chiedersi se il "problema" di interventi educativi differenti è dell'adulto o del bambino.
Una cosa infatti è sentirsi non riconosciuti dal partner o infastidirsi se lui/lei è più permissivo o più severo, un altra è temere che questo doppio intervento possa confondere il bambino e disorientarlo perchè lo sottoporrebbe ad un incoerenza di regole familiari.
Di certo però è una risorsa che bisogna imparare ad utiulizzare in questo senso, perchè non è facile nè immediato reagire in modo positivo scoprendo nell'altro genitore atteggiamenti e comportamenti che sentiamo di non condividere appieno.
Ogni famiglia ha le sue regole-base, su cui i genitori di solito si trovano d'accordo (mi riferisco a regole come l'onestà, l'aiuto reciproco, la sincerità, insomma i valori fondamentali dell'essere umano).
Ma al di là di queste, che sono poche e meno ambigue, esiste tutta una gamma di atteggiamenti educativi dell'adulto che dipendono da molti fattori: la sua personalità il suo passato di figlio, le sue aspettative rispetto alla genitorialità, le competenze individuali, e ci metterei anche stress e stanchezza del momento che possono a volte avere una grande influenza sui comportamenti spiccioli del quotidiano.
Se i due genitori, per puro caso, sono all'incirca in linea probabilmente il problema non si pone, ma a mio parere queste famiglie rappresentano la parte più piccola del totale. Per la maggior parte, ed è normale sia così, la coppia genitoriale non sempre condivide tutta questa serie di atteggiamenti educativi.
E' facile "andare in crisi" di fronte ad un coniuge che scopriamo essere il genitore che non ci saremmo aspettati fosse, è sano porsi domande ed è particolarmente utile parlarne insieme, non alla presenza del bambino, non per far prevalere il proprio punto di vista ma per esplicitarlo all'altro, trovandone insieme eventuali motivazioni e cercando una mediazione possibile.
Mediare non vuol dire necessariamente arrivare ad un comportamento medio, o che uno dei due (sempre lo stesso genitore o a turno) debba cedere all'altro. Mediare vuol dire costruirsi una mentalità educativa comune, fatta di entrambe le personalità, entrambe le esperienze, entrambi i vissuti dell'infanzia).
In questo modo i genitori sanno che esiste una coppia educativa e non due interventi individuali calati nella stessa realtà e questa consapevolezza la da il dialogo, con i modi che ogni coppia ha di dialogare.
Poi bisognerebbe chiedersi se il "problema" di interventi educativi differenti è dell'adulto o del bambino.
Una cosa infatti è sentirsi non riconosciuti dal partner o infastidirsi se lui/lei è più permissivo o più severo, un altra è temere che questo doppio intervento possa confondere il bambino e disorientarlo perchè lo sottoporrebbe ad un incoerenza di regole familiari.
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beba
a fronte di questo tuo intervento in particolare dell'ultima frase ancora prima di avere alessio abbiamo deciso di non contraddirci l'un con l'altro davanti al bambino.
ma di parlare in separata sede della decisione da prendere spiegando al bambino che mamma e papà parleranno e decideranno insieme.
spesso e volentieri riusciamo.
tante altre volte sandro è un budino sciolto... l'anello debole della catena su cui il bambino sa far quella piccola pressione che lo porta a cedere o a difenderlo ecc.
in linea di massima io sono molto più severa.
lui molto più permissivo, più plasmabile.
il che mi sembra anche un buon compromesso se sulle cose serie manteniamo il principio di parlarne e decidere insieme.
senza il rischio che io passi sempre per la "cattiva" della situazione e lui per il buono.
ma di parlare in separata sede della decisione da prendere spiegando al bambino che mamma e papà parleranno e decideranno insieme.
spesso e volentieri riusciamo.
tante altre volte sandro è un budino sciolto... l'anello debole della catena su cui il bambino sa far quella piccola pressione che lo porta a cedere o a difenderlo ecc.
in linea di massima io sono molto più severa.
lui molto più permissivo, più plasmabile.
il che mi sembra anche un buon compromesso se sulle cose serie manteniamo il principio di parlarne e decidere insieme.
senza il rischio che io passi sempre per la "cattiva" della situazione e lui per il buono.


